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Boruto: un noto personaggio di Naruto “fa parte della comunità” LGBTQIA+

Nicola Gargiulo 15/07/2022

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Sebbene siamo a conoscenza che Naruto non abbia praticamente nessun personaggio LGBTQIA+ canonico, Boruto ha ribaltato le carte in tavola a tal proposito.

Per quanto a livello di trama questa rivelazione possa essere difficile da gestire, la serie sequel ha confermato che il classico cattivo Orochimaru è in realtà genderfluid.

Orochimaru è sicuramente uno dei villain più noti in Naruto. Per tutta la serie originale infatti quest’ultimo è stato ossessionato dall’idea di ottenere l’immortalità attraverso lo scambio di corpi con i ninja più potenti, cercando sempre la sua forma perfetta.

Da come sapete o forse no, questo è avvenuta sia con Sasuke che con Itachi, ma i due fratelli sono riusciti ad evitare danni permanenti evitando di essere completamente sostituiti.

Nonostante i numerosi successi e le battaglie perse il villain ha sempre trovato il modo di ritornare dalla morte, come ad esempio introducendo il clone/figlio da lui stesso creato Mitsuki.

Nel capitolo 3.5 di Boruto, i lettori imparano a conoscere meglio Mitsuki e il suo rapporto con Orochimaru. Dopo aver preso conoscenza all’interno del laboratorio di Orochimaru con la memoria assente, il ragazzo pone una domanda rilevante al malvagio creatore: “Chi sei? Mia madre o mio padre?” il villain risponde che questa domanda è irrilevante.

Una scena simile nell’anime dona maggiore conferma, con Orochimaru che dice di essersi rappresentato sia come uomo che come donna, aggiungendo e ribadendo di come questo non sia importante ai fini del suo obiettivo.

Sebbene l’inclusione di un personaggio canonicamente genderfluid in Naruto sia lodevole, il fatto che si tratti di Orochimaru è una cosa più complessa da gestire, per via del suo enorme background.

Boruto: un noto personaggio di Naruto fa parte della comunità LGBTQIA+

Copyright – Shonen Jump

Boruto: un noto personaggio di Naruto “fa parte della comunità” LGBTQIA+

Di certo Orochimaru non è una scelta “pura” per abbracciare la comunità LGBTQIA+ visto e considerato che difficilmente qualcuno si possa immedesimare in lui.

D’altro canto Naruto non ha mai inserito alcun personaggio che avesse un’identità di genere non binaria e quindi da questo punto di vista la storia si sta ampliando.

Allo stesso tempo, in un roster come quello di Naruto è strano che gli autori abbiano scelto proprio il sadico villain come primo esempio di varietà di genere, visto che difficilmente qualcuno potrebbe immedesimarsi.

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