Recensioni Comics
DAREDEVIL: NOIR – Recensione
Marco -Spider-Ci- Novelli 28/06/2026

- Autori: Alexander Irvine, Tomm Coker
- Formato: 17X26, C., 112p.
- Prezzo: 20,00 euro
- Casa editrice: Panini Comics
- Data di uscita: 25 giu. 2026
Dopo la famosa “cura Miller”, Daredevil è diventato uno dei personaggi più noir e hard-boiled dell’universo Marvel, sempre immerso in trame drammatiche, duelli su strade buie e polverose, tormenti interiori e amori travagliati.
Chi meglio di lui, dunque, poteva essere inserito nella linea Noir della Casa delle Idee, inaugurata con la miniserie Spider-Man: Noir del 2009, di David Hine e Carmine Di Giandomenico, e ora più che mai riportata alla ribalta dalla serie tv su Amazon Prime, con protagonista Nicolas Cage.
Il concetto di fondo di questo nuovo universo è molto semplice: reinterpretare alcuni dei più famigerati supereroi Marvel come se fossero vissuti negli anni Trenta, nel periodo della Grande Depressione, quando ancora non c’era la tecnologia di adesso e le strade di New York brulicavano di gangster dal grilletto facile, spesso aiutati da poliziotti corrotti o troppo spaventati per intervenire.
Se di Spider-Man colpisce soprattutto il suo design a tema, costituito sostanzialmente da abiti del periodo, quasi tutti di colore grigio, con tanto di lungo trench e cappello, e una maschera rimediata dagli occhiali e il copricapo di suo zio aviatore, per Daredevil è l’esatto opposto: il suo outfit noir è un mix tra un costume da circense e uno teatrale, così come la grossa maschera da diavolo che indossa, che nel complesso, però, non risulta particolarmente accattivante.

Il punto forte di Daredevil: Noir, invece, è proprio l’atmosfera e le tavole decisamente cupe di Tomm Coker, che ricordano molto quelle di Alex Maleev, rimaste nel cuore dei fan per un suo lungo e memorabile ciclo di storie firmato da Brian M. Bendis. Il realismo e l’ombrosità, così accentuata e invadente (in senso positivo), rispecchiano perfettamente il titolo della serie e il suo mood, forse più di qualunque altra.
Anche la trama riprende tutti i cliché del genere, mostrandoci un eroe tormentato che combatte disperatamente per la giustizia, dei criminali senza scrupoli, un burattinaio che dall’alto muove le sue pedine per raggiungere i suoi (biechi) obiettivi, e ovviamente una donna tanto bella quanto misteriosa, capace di mettere in dubbio tutte le certezze del protagonista.
A scriverla è un romanziere di grande spessore come Alexander Irvine, autore di numerosi libri, soprattutto di genere fantasy e sci-fi, ma con un passato anche come professore universitario di letteratura inglese. La sua penna raffinata cattura alla perfezione l’essenza del personaggio e lo catapulta negli anni ’30, mischiando solo un po’ le carte, ma in sostanza tutta la tensione e il dramma che siamo abituati a respirare sulle pagine della testata del Diavolo Rosso, dall’arrivo di Miller in poi, le ritroviamo anche qui.

In questo caso il padre dell’eroe, il pugile Battlin’ Jack Murdock, verrà sempre ucciso a sangue freddo dopo essersi rifiutato di perdere un incontro, ma il tutto avverrà davanti agli occhi sgomenti del figlio Matt, e colui che premerà il grilletto avrà un ruolo fondamentale nelle dinamiche del racconto (molto probabilmente a Irvine è piaciuto parecchio il Batman di Tim Burton. Del resto, le atmosfere e le ambientazioni erano simili…).
L’autore inoltre non si sofferma sull’origine dei poteri di Daredevil, forse per non virare troppo sul fantastico e mantenere il focus centrato sull’estremo realismo che caratterizza la sua sceneggiatura. Si limita comunque a dirci che il giovane Matt Murdock ha sensi ipersviluppati e può sentire tutto, anche quando qualcuno mente (proprio come l’originale). Le sue capacità atletiche e sensoriali, poi, gli daranno modo di esibirsi in spettacoli teatrali sin da ragazzino, catturando subito l’attenzione di un certo Wilson Fisk… ma gli saranno comunque utili per rimediare il suo mefistofelico costume da vigilante.

Anche in questa realtà Matt avrebbe voluto essere un avvocato, ma purtroppo le sue umili origini non glielo permetteranno. Si limiterà quindi a dare a mano al suo amico Foggy, che qui è un investigatore privato (altro cliché del genere) e proprio nel suo ufficio si troverà davanti la tipica vamp dal fascino ammaliante, che con il suo profumo inebrierà in maniera travolgente i sensi del nostro eroe.
Una donna misteriosa, amante di un boss della malavita, ma che vuole aiuto per liberarsi di lui. Il nome di questa avvenente fanciulla è Eliza, e potrebbe far pensare a una versione rivisitata di Elektra, visto anche il fascino che esercita sul protagonista, ma non tutto sarà scontato come sembra…
C’è poi da considerare Wilson Fisk, meglio noto come Kingpin, nonché nemesi per eccellenza del vigilante mascherato. Anche lui ovviamente ricoprirà un ruolo importante in questa vicenda, anche se resterà più nelle retrovie, da abile stratega e machiavellico manipolatore quale è.

Insomma, come avrete capito, tutti gli elementi per un’ottima storia di Daredevil, ma anche del genere noir, ci sono. Irvine ha dovuto solo rimodellare leggermente qualche ingranaggio di questo ben oliato meccanismo a orologeria, adattandolo a un’epoca diversa, ma tutto sommato non così differente da quella dei giorni nostri… per cui gli appassionati del personaggio ritroveranno anche qui tutto ciò che hanno sempre amato del personaggio e del suo universo.
Come detto prima, poi, Coker svolge un lavoro esemplare, dimostrandosi l’artista ideale per la linea Noir, visto che ogni sua tavola trasuda realismo e oscurità, trasmettendo perfettamente la cruda realtà della Grande Depressione americana e le drammatiche vicende legate all’eroe cieco.
Peccato solo per la reinterpretazione del costume, che probabilmente è uno dei motivi principali per cui questa miniserie non è rimasta così tanto impressa nella memoria dei lettori. La grossa maschera da diavolo, infatti, ha sicuramente un suo gusto teatrale e scenico, ma spicca troppo rispetto al resto della tuta, che alla fine è solo una semplice calzamaglia rossa e nera, dal design poco accattivante e troppo basilare (le braccia, ad esempio, restano completamente scoperte).

Sembra una banalità, ma soprattutto per un supereroe, il costume che indossa è fondamentale, in quanto è ciò che più lo identifica e lo rende riconoscibile agli occhi del lettore/spettatore. Spider-Man, infatti, oltre ad essere uno dei character più amati, ha beneficiato in questo caso di una rivisitazione particolarmente azzeccata, ad opera del grande artista e illustratore Marko Djurdjevic, che di sicuro ha fatto la differenza, oltre ovviamente all’ottimo lavoro del nostro Di Giandomenico per le tavole vere e proprie.
Nonostante questo punto debole, Daredevil: Noir resta comunque un’ottima lettura, ben scritta e ben realizzata sotto ogni aspetto, che promette esattamente quanto enunciato dal titolo, ovvero un racconto dalle tinte fosche, dove non mancheranno buona parte dei topoi narrativi sia del noir che della storia del giustiziere cieco. Una vera chicca per tutti gli appassionati del personaggio, che merita di essere recuperata.


