Recensioni Comics
PUNISHER: BORN – Il seminale racconto di Garth Ennis e Darick Robertson | Recensione
Marco -Spider-Ci- Novelli 17/04/2026

- Autori: Garth Ennis, Darick Robertson
- Formato: 17X26, C., 112p.
- Prezzo: 15,00 euro
- Casa editrice: Panini Comics
- Data di uscita: 9 apr. 2026
Da quando apparse per la prima volta su The Amazing Spider-Man #129 del 1974, di storie sul Punitore ne abbiamo lette tante, grazie anche all’immediato successo che riscosse questo personaggio, nato inizialmente solo come comprimario.
La maggior parte degli autori che se ne sono occupati hanno focalizzato la loro attenzione sulla crociata contro il crimine di Frank Castle/Punisher e la sua totale abnegazione nei confronti di essa, dopo che la sua famiglia fu sterminata per essere finita in mezzo a un regolamento di conti tra clan rivali.
Questo evento fu così traumatizzante da trasformare Castle in una vera e propria macchina da guerra, con un solo e unico obiettivo: eliminare qualsiasi criminale dalla faccia della Terra. Per lui non c’è più spazio per i sentimenti, ormai, o per una vita normale: la missione è diventata la sua vita, e non esiste nient’altro che conti di più.
Pochi scrittori però hanno provato a scavare un po’ più in profondità nell’animo di Frank Castle e nel suo passato, per farci capire chi fosse veramente… Due di loro, non a caso, sono anche quelli che hanno scritto alcune delle sue storie più memorabili, come Garth Ennis e Jason Aaron.

Aaron inizialmente si occupò della serie sotto l’etichetta MAX, dedicata a un pubblico più adulto e scollegata dalla classica continuity Marvel, ma incredibilmente è stato solo dopo, nella tanto discussa saga della Mano, che lo scrittore statunitense volle approfondire il passato del Punitore, partendo da quando era piccolo, per poi analizzare tutto il suo percorso fino alla maturità.
Molti fan duri e puri, gridando subito allo scandalo per aver fatto diventare il vigilante il nuovo capo della Mano (la famigerata setta di ninja assassini creata da Frank Miller), si sono fermati solo alla superficie e non si sono resi conto che in realtà il personaggio non era stato snaturato, ma aveva piuttosto seguito un suo preciso obiettivo (come sempre, del resto), e per di più questi flashback che intramezzavano il racconto hanno finalmente fatto luce su alcuni eventi del passato di Frank, mai visti fino ad allora.
La sostanza di questi ricordi era dimostrare che Frank Castle è sempre stato incline all’omicidio e alla “punizione”, di fronte a qualsiasi tipo di ingiustizia, e l’uccisione della sua famiglia è stata solo quel clic che gli mancava per dare libero sfogo alla sua sete di sangue e violenza.

Prima di Aaron, però, arrivò a questa conclusione anche Garth Ennis, l’autore che più di tutti ha segnato la strada del personaggio, sin dal 2000 quando insieme a Steve Dillon lo rilanciò per la linea Marvel Knights, per poi proseguire con la succitata etichetta MAX, più seriosa e violenta.
Punisher è sempre stato un po’ il “personaggio feticcio” di Ennis, attraverso il quale è riuscito a far trasparire tutta la sua vena ironica, cinica e grottesca, ma anche quella più cupa e realistica, a seconda del contesto in cui si trovava a scrivere. Questo perché il Punitore è senza dubbio un character nelle sue corde, scorretto e fuori dalle righe quanto basta, a differenza dei classici eroi in calzamaglia, che non ha mai sopportato, in quanto troppo ridicoli e buonisti.
All’interno della sua visione più matura, sotto l’etichetta MAX, si inserisce anche la miniserie in quattro parti Born, che ha riscosso subito un grande successo tra i fan, in quanto più di ogni altra ha messo in evidenza la vera natura di Frank Castle, ancora prima che diventasse il Punitore.

Siamo infatti nel bel mezzo della guerra in Vietnam, che sappiamo bene quanto sia stata disastrosa per gli Stati Uniti, e i pesanti strascichi che ha lasciato sui soldati che sono sopravvissuti ad essa. Ai tempi Castle era un capitano dei marines, che guidava uno scalcinato plotone di soldati, di certo non devoti alla causa quanto lui, e lo stesso valeva per i suoi superiori…
Già allora, per il futuro Punisher la missione era tutto, e avrebbe fatto qualsiasi cosa (anche sbarazzarsi di commilitoni “scomodi”) pur di portarla avanti. L’adrenalina della battaglia sembrava essere l’unica vera droga di Frank Castle, di cui non riusciva a fare a meno: un istinto animalesco e primordiale, quasi incontrollabile, che lo portava a gettarsi nel conflitto con la naturalezza di un pittore che dipinge su una tela o un musicista che suona il violino…
Castle infatti si potrebbe definire un “artista del massacro”: un assassino talmente bravo nel suo lavoro da risultare quasi “poetico” quando uccide, come se fosse nato solo per fare quello. Anche lui, in cuor suo, se ne rende conto, e quasi se ne vergogna…ma non può fare a meno di reprimere la sua natura, e la guerra più di ogni altra cosa lo metterà di fronte a questa oscura realtà.

Ennis, come suo solito, costruisce una trama molto semplice e incisiva, diretta come un gancio nello stomaco. In poche pagine riesce a mettere alla berlina l’assurdità di questa guerra (e delle guerre in generale), i falsi ideali liberal-democratici dell’America, e le nefaste conseguenze sui poveri soldati coinvolti, da entrambe le parti.
Quella del Punitore invece è un’iperbole, una figura estrema che si erge in mezzo al disastro della guerra e alla montagna di cadaveri che si porta con sé. Una vera e propria macchina della morte dalle fattezze umane, che arriva addirittura a fare un patto con il diavolo, pur di avere la meglio sui suoi avversari… ma si sa che questo tipo di favori richiede sempre un prezzo molto alto da pagare !
Con questa miniserie Ennis ci racconta, a suo modo, l’essenza più intima del personaggio e persino una spiegazione alla tragedia (forse non troppo “accidentale”) che avrebbe coinvolto successivamente la sua famiglia. Probabilmente il destino di Punisher era già scritto e sarebbe diventato comunque il vigilante con il teschio sul petto, e magari quella che aspettava era solo una “spinta”, citando il celebre Joker di Heath Ledger ne Il Cavaliere Oscuro…

In ogni caso, questi dubbi non fanno altro che alimentare il fascino del personaggio, rendendolo di fatto ancora più oscuro e antieroico di quello che pensavamo. Darick Robertson assiste alla grande Ennis in questo “excursus bellico” crudo e violento, grazie a un tratto deciso e ben marcato, che sottolinea in maniera netta la spietatezza della sceneggiatura e la sua carica emotiva, mettendo sempre al centro i protagonisti e le loro storie, senza cercare il grande impatto visivo a tutti i costi.
Robertson del resto viene dal mondo underground, e deve molta della sua fortuna a serie dissacranti come Transmetropolitan e The Boys, dove non conta tanto la splash page a effetto, quanto il messaggio che si vuole veicolare, e mai come in questo caso arriva forte e chiaro agli occhi (e alla pancia) del lettore… proprio come un colpo di fucile !
Punisher: Born è quindi una storia seminale, che non può mancare nella libreria di ogni fan del personaggio, anche perché è una delle poche a raccontarci qualcosa del suo passato, mostrandocelo sotto una luce diversa, al di fuori del suo habitat. Giusto quindi che Panini l’abbia ripubblicata nella linea Must-Have, così che tutti possano recuperarla, a un prezzo accessibile.


