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Spider-Man Noir : L’Affaire Gwen Stacy | Recensione

Marco -Spider-Ci- Novelli 24/06/2026

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  • Autori: Erik Larsen, Andrea Broccardo, Marika Cresta
  • Formato: 17X26, C., 120p.
  • Prezzo: 20,00 euro
  • Casa editrice: Panini Comics
  • Data di uscita: 4 giu. 2026

Nato nel 2009 grazie all’immaginazione di David Hine e Fabrice Sapolsky, Spider-Man Noir è stato sin da subito una delle versioni alternative del Tessiragnatele che più hanno fatto breccia nel cuore dei fan.

L’idea di creare uno Spider-Man più cupo, anche nell’aspetto e nelle ambientazioni, collocandolo addirittura negli anni della Grande Depressione, quando gli Stati Uniti stavano affrontando un periodo di forte crisi economica e le gang malavitose approfittavano per fare il bello e il cattivo tempo, era sicuramente intrigante ed originale.

Per di più, l’ottimo artista serbo Marko Djurdjevic creò un design per il personaggio che si discostava molto dalla classica tutina rosso-blu, sostituendola con un abbigliamento grigio scuro, tipico dell’epoca, con tanto di lungo trench e cappello, più una maschera che di fatto era il copricapo degli aviatori di allora, così come i loro grossi occhiali di protezione. Altro elemento non da poco: questa versione del Ragno, oltre a delle ragnatele organiche, utilizzava anche le pistole per combattere i suoi nemici, in pieno stile pulp !

La linea Noir della Marvel riguardò anche altri personaggi della casa editrice, come Daredevil, Wolverine e Punisher, ma solo Spidey godette di altre miniserie a lui dedicate, o dove aveva il ruolo di coprotagonista insieme ad altre versioni alternative del personaggio, nell’ormai ben noto Spider-Verse, approdato anche al cinema in apprezzatissimi lungometraggi animati.

Se a tutto questo aggiungiamo una serie tv Amazon, con protagonista Nicolas Cage, visibile sia a colori che in bianco e nero, che ci fornisce un’ulteriore interpretazione del Tessiragnatele degli anni Trenta, possiamo tranquillamente affermare che Spider-Man Noir (o Spider-Noir, come il titolo della serie Amazon) sia diventato il personaggio del momento, sdoganato definitivamente anche al grande pubblico.

Era inevitabile, dunque, che la Marvel cavalcasse questo successo, realizzando nuove storie a fumetti che lo vedessero protagonista: l’ultima è uscita proprio a fine 2025 ed è una miniserie in cinque parti, intitolata L’affaire Gwen Stacy, che vede ai testi un mito del fumetto anni Novanta come Erik Larsen, mentre ai disegni è un piacere trovare ancora due talenti di casa nostra, quali Andrea Broccardo e Marika Cresta (le prime due miniserie mai scritte sul personaggio furono disegnate, invece, dal grande Carmine Di Giandomenico).

Come si intuisce già dal titolo, in questo nuovo capitolo viene introdotta Gwen Stacy, la bella biondina che i fan di Spidey ben conoscono, essendo stata il primo grande amore di Peter Parker e anche quella a cui è stato riservato il destino più tragico, visto che morì tra le braccia dell’eroe, dopo una vertiginosa caduta provocata da Goblin.

Qui comunque non accade nulla di tutto ciò, benché Gwen Stacy rimanga il fulcro del racconto, in quanto assolderà Peter Parker, che in questa realtà è un investigatore privato, per scoprire chi ha assassinato suo padre, capitano di polizia come quello della continuity ufficiale, ma che in questo caso nasconde più di uno scheletro nell’armadio…

Peter comunque non esiterà ad accettare l’incarico, sia per bisogno di soldi che per l’innegabile fascino che la ragazza esercita su di lui, imbattendosi nel frattempo in strambi e improbabili avversari, per poi arrivare ad una scomoda verità, che rimetterà in discussione anche la sua carriera di vigilante mascherato.

Tutti i viaggi nel multiverso fatti ultimamente hanno allontanato per troppo tempo Peter dalla sua realtà, e questo distacco gli ha procurato diversi problemi, tra cui lo sfratto dalla casa e la fine della relazione con Mary Jane. Quello che ritroviamo in questa miniserie, quindi, è il classico Peter Parker in bolletta e costretto a barcamenarsi tra lavoro, vita privata e missioni da supereroe, esattamente come siamo abituati a vederlo anche ai giorni nostri.

Se in più aggiungiamo le continue battute e prese in giro mentre combatte, ci rendiamo conto che le differenze con il Tessiragnatele classico non sono molte, se escludiamo il costume e l’uso delle pistole (non a caso motivo di continui rimproveri da parte di zia May). Questo, però, non è un fattore positivo, in quanto la parte “noir” del personaggio svanisce quasi del tutto, lasciando spazio solo a una fotocopia sbiadita di un personaggio che già conosciamo…

Da fiero esponente del fumetto anni Novanta, Erik Larsen si concentra molto su una trama spumeggiante e ricca d’azione, introducendo avversari strambi e mostruosi, che lui ama tanto, come un uomo fatto di gelatina, un generale nazista composto di scarafaggi e un altro con una maschera da pipistrello e ali meccaniche, senza tralasciare un energumeno con un mostriciattolo pieno di acido conficcato in testa e un improbabile “ghostbuster” ante-litteram.

Larsen si diverte, senza dubbio, inserendo quella che è la sua cifra, ma probabilmente non è stato la scelta più azzeccata per valorizzare un personaggio che dovrebbe essere più cupo, sia come indole che come mood delle sue avventure. Anche il lato introspettivo, ovviamente, è quasi del tutto assente, ma del resto la sceneggiatura di Larsen è chiara fin dall’inizio: si tratta di una lettura di puro intrattenimento e stop, non aspettatevi niente di più.

L’unica cosa che l’autore ci tiene a sottolineare è quanto gli facciano schifo i nazisti (e meno male, aggiungerei), infilando anche una facile e banalotta stoccata politica, per chi ancora non ricordasse che l’America è un Paese di immigrati, uniti dalla voglia di ricominciare e avere una vita migliore, sempre nel rispetto gli uni degli altri.

Insomma, una trama esile esile, supportata fortunatamente da un ottimo Andrea Broccardo ai disegni, il quale si contraddistingue per un tratto molto pulito e preciso, che delinea in maniera delicata i personaggi e le loro espressioni, senza mai eccedere, dimostrando la sua formazione bonelliana più classica. Questo però non gli impedisce di adattarsi anche alle sceneggiature più dinamiche e cinematografiche del fumetto americano, realizzando splash page e scene d’azione molto convincenti, così come lo stile retrò utilizzato per l’estetica di characters e ambientazioni.

Non sfigura affatto neanche la giovane Marika Cresta, la quale sostituisce Broccardo solo per un numero, mantenendo la stessa qualità, visto che il suo stile è molto simile, anche se un po’ meno preciso. Il vivace utilizzo di linee cinetiche e il dinamismo delle sue figure denotano, inoltre, la sua passione per il fumetto orientale, in quello che risulta un interessante mix di stili e culture.

Per concludere, dunque, questo Spider-Man Noir: L’Affaire Gwen Stacy è consigliabile solo ai completisti e ai fan sfegatati di questa versione del Ragno, in quanto si tratta di una storia tutt’altro che imprescindibile. Evitate, inoltre, di farvi travolgere dall’entusiasmo per la serie tv, se già non conoscete la sua controparte fumettistica, considerando che sono due rivisitazioni molto diverse, al di là del costume e delle ambientazioni, sia a livello di trama che di caratterizzazione dei personaggi.

In breve

Storia

5

Disegni

7

Cura editoriale

6.5

Sommario

Punteggio Totale

6.2

stars

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