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Fuoco e Sangue: George R.R. Martin fa il Corvo con Tre Occhi e racconta i Targaryen

Matteo Regoli 29/11/2018

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Fuoco e Sangue è disponibile in tutte le librerie italiane dal 20 novembre.

Come se fosse un gran maestro e sentisse il peso della propria catena intorno al collo, George R.R. Martin non riesce proprio a terminare la sua saga de Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, il cui nuovo volume, The Winds of Winter, continua ad essere rimandato di mese in mese e di anno in anno.

Piuttosto che guardare al futuro, dunque, l’autore statunitense si è messo a sbirciare il passato, neanche fosse il Corvo con Tre Occhi, sfornando il primo di in una nuova mini-saga in due parti incentrata sulla dinastia dei Targaryen: un po’ prequel e un po’ libro didattico sulla storia di Westeros, Fuoco e Sangue racconta l’ascesa della casata dei draghi da Aegon il Conquistatore ad Aegon III. A separali centinaia di nomi di luoghi e famiglie, lord e cavalieri, septon e studiosi, e soprattutto le decine di re e regine (spesso e volentieri fratello e sorella, nella miglior tradizione della famiglia Targaryen) che si sono succeduti sul famigerato Trono di Spade.

Al centro dello svolgimento – che è molto meno narrativo rispetto a quello della saga principale, con Martin che imita lo stile di un septon per dare al libro un tono quasi educativo – i soliti tradimenti, i complotti avvincenti, le morti orribili e truculente, le scene di sesso (spesso tratte da un inserto chiamato Ammonimento per le Giovani, in pratica una sorta di Kamasutra in stile Westeros) e soprattutto l’affascinante mitologia di Westeros.

Lo stile mitopoietico utilizzato da Martin è allo stesso tempo respingente e immersivo: per quanto possa sembrare contraddittorio dirlo, leggere Fuoco e Sangue sarà sempre un’esperienza mista, che non riesce a rapirti da un punto di vista narrativo ma che comunque di coinvolge e ti assorbe in maniera totalizzante; durante la lettura in pratica crederete costantemente di vivere all’interno del mondo di Westeros, ma rischierete anche di annoiarvi come un giovane lord costretto a rimanere nelle sue stanze a studiare il polveroso tomo sulle origini di Casa Targaryen invece di poter uscire all’aperto e vivere le fantastiche avventure che lo aspettano oltre le mura del suo castello.

A volte avrete la sensazione di dover studiare per un esame sulla Storia di Westeros, preparandovi per domande come “Chi formava il consiglio di Aegon il Conquistatore?”, oppure: “Quali lord erano favorevoli alle nozze fra Jaehaerys e Alysanne Targaryen, e quali invece erano contrari?”. E così via. Ma sappiamo che il gioco del trono può essere infimo e spesso anche arzigogolato, e a patto di riuscire a sopportare interi paragrafi pieni di nomi e date (DC non vuol dire Dopo Cristo ma Dopo la Conquista) la trovata di Martin è sempre divertente.

Raccontato dalla prospettiva del cronista storico Gyldayn, la saga è comunque ricca di eventi che faranno la gioia di tutti i fan e completisti de Il Trono di Spade: ispirata in maniera non troppo velata alla storia medievale britannica, il primo volume risponde a innumerevoli domande e questioni da sempre dibattute fra i circola di appassionati, ma è molto poco probabile che un lettore casuale venga invogliato a divorarsi le oltre 700 pagine del libro, sapendo tra l’altro che prossimamente arriverà un secondo libro di simile lunghezza.

Siamo di fronte ad una sorta di Silmarillion di JRR Tolkien, ma meno ambizioso: in Fuoco e Sangue Martin non ci racconta l’intera nascita di Westeros e di Essos, ma solo quella dei cavalieri dei draghi, e si ha l’impressione che qualora l’autore vorrà trovare altre scappatoie per sfuggire ai suoi compiti principali (finire The Winds of Winter‼) potrebbe benissimo mettersi a redigere la storia di altre casate, come quella degli Stark o dei Lannister.

Nuovi spin-off e prequel come se piovesse, insomma, cosa che di certo farà la felicità di HBO.

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