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Vagabondaggi di Zao Dao | Recensione

Davide Landi 20/10/2018

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Bao Publishing porta in Italia una delle migliori rappresentanti della scena fumettistica indipendente della Cina moderna, presentandola nella sua collana dedicata ai tesori del fumetto orientale.

In questo volume Zao Dao, ormai celebre ed apprezzata fumettista cinese, ripercorre le storie della sua infanzia, accompagnandoci in una Cina rurale e del passato, in cui la vita trascorre più tranquilla e segnata solo dal susseguirsi delle stagioni e delle feste del villaggio in cui vive con i suoi genitori.

E il rapporto tra l’Uomo e la Natura intesa in senso lato è connaturato alla vita di Zao Dao a partire dal nome: Zao Dao, infatti, significa “primo riso” e questo nome le è stato dato perché nata nel mese di luglio, periodo in cui la sua famiglia era impegnata nella raccolta del riso.

Nelle 190 pagine di Vagabondaggi l’autrice ci porta a conoscere le tradizioni, la vita del villaggio, i suoi strani abitanti, così lontani, soprattutto gli anziani, dai ritmi della modernità, ma anzi ancora legati ai ritmi dati dalla Natura, qui intesa nel senso più puro e migliore del termine.

Nonostante l’atmosfera positiva che regna nelle storie, data dal ricordo felice che l’autrice conserva nel suo cuore del periodo in cui era bambina, Zao Dao non omette le difficoltà che quella vita comportava: molto significativo, in tal senso, è il viaggio in bicicletta che la ragazza da piccolina ha fatto con il suo papà nel 1997, in cui affiorano i problemi di una famiglia non certo ricca, opposti ai sogni di una bambina che sogna di essere una principessa (e, a detta del padre, una principessa nemmeno molto intelligente).

Altro aspetto molto interessante è che Zao Dao riesce a proporre i suoi ricordi come li proporrebbe la Zao Dao bambina, concentrandosi su particolari che colpiscono più un bambino e meno un adulto, come le sdentate bocche degli anziani oppure le sensazioni che può provare un bambino di fronte ad una alluvione (“il mare e la terra erano un mare di argento lucente e oscuro”) rispetto a ciò che invece è la preoccupazione dei genitori di salvare i propri figli e di dare loro da mangiare nonostante il tempo avverso e le calamità accadute.

Come noto, le tradizioni contadine spesso si mischiano con leggende ancestrali e alla religione, e anche in questo volume troverete riferimenti alle leggende cinesi, che dominano la seconda parte del tomo; ma non mancano nemmeno gli eventi tristi, come la perdita di un grande e fedele amico che ci ha tenuto compagnia per molto tempo, in questo alternarsi di esperienza di vita vissuta e fantasia che tanto riesce ad affascinare.

Venendo alla tecnica, Zao Dao mostra tutta la sua abilità sia nel disegno a china che nell’utilizzo della tecnica dell’acquerello, regalandoci delle tavole meravigliose da vedere e che permettono così ai disegni di dominare la scena rispetto alla mera parola contenuta nelle vignette. Credo sia piuttosto difficile spiegare a parole la ricchezza della tecnica della Dao, per cui l’unica cosa che posso fare è invitarvi a guardare le tavole in alto e farvi un’idea da soli del valore che hanno.

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