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Pachinko cos’è e qual è il suo legame con gli anime

Redazione 26/10/2026

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Chi guarda anime ambientati in Giappone l’ha visto decine di volte: un’insegna gigantesca, luci che lampeggiano, una porta automatica che si apre su un muro di rumore metallico. È una sala pachinko. Ma pachinko cos’è di preciso? È il gioco giapponese che mescola flipper e slot machine: si lanciano biglie d’acciaio su un pannello verticale e si spera che finiscano nel foro giusto. Detto così, sembra un passatempo come tanti. Poi ci si avvicina alle macchine e sopra si trovano Kenshiro, gli Eva di Evangelion, i robot di Gundam. Il legame tra pachinko e anime va ben oltre una comparsa sullo sfondo: passa dalle licenze delle serie più famose, da uno degli archi più amati di Kaiji e perfino da anime nati direttamente dalle macchine.

Pachinko cos’è: il gioco giapponese tra flipper e slot machine

La storia comincia negli anni Venti, quando in Giappone arriva il Corinthian, un gioco statunitense con chiodini e palline simile a un piccolo flipper. Per anni resta un divertimento per bambini. La svolta arriva dopo la Seconda guerra mondiale, quando nascono le prime sale per adulti: secondo la ricostruzione più diffusa, la prima sala commerciale apre a Nagoya. Da lì il pachinko, gioco giapponese per eccellenza, conquista il Paese, dai quartieri delle grandi stazioni di Tokyo ai centri di provincia. Negli anni Novanta le sale superano quota 17.000. Oggi sono molte meno, ma restano così riconoscibili che a fumettisti e animatori basta un’insegna al neon per dare a una scena un sapore inconfondibilmente giapponese. Prima di arrivare agli anime, però, vale la pena capire cosa succede davanti a una di queste macchine.

Pachinko come funziona: biglie, manopola e jackpot

Tutto parte dalle biglie d’acciaio, che il giocatore acquista (tecnicamente le noleggia) e che finiscono in una vaschetta sotto il pannello. Ruotando una manopola si regola la forza con cui la macchina le spara verso l’alto, una dopo l’altra. Le biglie rimbalzano tra centinaia di chiodini e quasi tutte si perdono sul fondo. Qualcuna, però, entra nella buca di avvio al centro del pannello. In quel momento si attiva lo schermo: parte un’estrazione digitale che fa scorrere numeri e simboli, proprio come i rulli di una slot. Se si allineano tre simboli uguali scatta il jackpot e la macchina restituisce una cascata di biglie. Il giocatore, in pratica, decide soltanto quanto girare la manopola. Il resto, comprese le animazioni che accompagnano ogni estrazione, è nelle mani della macchina.

Pachinko e pachislot, due macchine diverse

Nelle sale le file di pachinko convivono con quelle di pachislot, chiamate anche pachisuro. A prima vista si somigliano parecchio: stessi schermi enormi, stesse luci, spesso gli stessi personaggi. Il modo di giocare però cambia, e non di poco.

Elemento Pachinko Pachislot
Cosa si usa Biglie d’acciaio Gettoni metallici chiamati medaglie
Come si gioca Si lanciano le biglie regolando la manopola Si tira una leva e si fermano i rulli con tre pulsanti
Cuore della macchina Pannello con chiodini e schermo per l’estrazione digitale Tre rulli, quasi sempre affiancati da uno schermo
Intervento del giocatore Limitato alla forza del lancio Più frequente, perché è lui a fermare i rulli

Per un fan di anime la differenza conta meno di quanto sembri. Su entrambe le macchine il vero spettacolo è lo schermo, ed è lì che entrano in scena i personaggi delle serie più amate.

Perché in Giappone il pachinko non è considerato gioco d’azzardo

Il codice penale giapponese vieta le scommesse in denaro, eppure le sale lavorano alla luce del sole. Il motivo è la loro classificazione: il pachinko è regolato come attività di intrattenimento, sotto il controllo della polizia, e dentro la sala non si possono vincere soldi. Le biglie conquistate si scambiano con premi. Tra questi ci sono piccoli oggetti speciali, spesso contenenti oro, che un negozio formalmente indipendente, a pochi passi dall’ingresso, ricompra in contanti. Un grossista, poi, riporta quei premi alla sala, chiudendo il cerchio. È il cosiddetto sistema dei tre negozi, che le autorità tollerano da decenni. In Italia la logica è opposta: il gioco con vincite in denaro è legale, ma è riservato allo Stato, che lo affida a operatori con concessione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. È un’informazione che MCO, il comparatore dei migliori casinò online riporta per ogni piattaforma, proprio perché la licenza è il primo elemento che distingue un operatore autorizzato da uno che non lo è.

Il legame tra pachinko e anime: quando le serie diventano macchine

Oggi una macchina da pachinko è prima di tutto uno schermo, e per riempirlo i produttori hanno scelto personaggi che il pubblico conosce già: secondo diversi osservatori del settore, quasi tutte le macchine moderne sono legate a una proprietà intellettuale famosa, spesso un anime. Ogni fase importante del gioco fa partire sequenze animate, riprese dalla serie o realizzate apposta, e chi è fan vuole vederle tutte.

Pochi personaggi sono legati alle sale come Kenshiro: le macchine di Ken il Guerriero sono un marchio di fabbrica di Sammy. L’altro gigante è Evangelion, protagonista della serie CR Neon Genesis Evangelion prodotta da Bisty, società del gruppo Sankyo. Il distributore Fields ha iniziato a vendere macchine Evangelion nel 2004, il suo primo vero abbinamento tra un anime e un cabinato, ed è cresciuto fino a prendere il controllo di Tsuburaya Productions, la casa di Ultraman: oggi si chiama Tsuburaya Fields Holdings. Non mancano macchine dedicate a Gundam e Detective Conan. Per chi detiene i diritti, una licenza pachinko è una fonte di entrate in più accanto a home video e merchandising, che spesso arriva anni dopo la fine della messa in onda.

Pachinko e manga: Kaiji e la sfida contro “The Bog”

Il rapporto tra pachinko e manga non si ferma al prestito di personaggi: in molte storie la sala diventa un luogo narrativo, dove si incrociano speranza, debiti e piccole ossessioni. Il caso più celebre porta la firma di Nobuyuki Fukumoto. In Tobaku Hakairoku Kaiji, seconda serie della saga pubblicata tra il 2000 e il 2004, Kaiji Itō è sommerso dai debiti e costretto a lavorare in una miniera sotterranea.

L’unica via d’uscita è un’impresa folle: battere “The Bog”, in originale Numa, una gigantesca macchina pachinko installata in un casinò del gruppo Teiai e truccata in più modi dal direttore Seiya Ichijō per non pagare mai. Con l’aiuto di Sakazaki ed Endō, Kaiji riesce a sconfiggerla e vince oltre 700 milioni di yen. L’arco, ricordato come il “pachinko mangiauomini”, è stato adattato nel 2011 da Madhouse nella seconda stagione anime, Kaiji: Against All Rules, e resta una delle rappresentazioni più tese del gioco mai viste in un manga. Lo stesso intreccio tra denaro, rischio e psicologia torna in serie più recenti come FX Fighter Kurumi-chan, dove al posto delle biglie ci sono i grafici del trading.

Gli anime nati direttamente dalle macchine

Il percorso opposto è meno noto in Italia, ma esiste da tempo. Alcune macchine hanno avuto tanto successo da trasformarsi in serie animate, con personaggi creati in origine soltanto per lo schermo del pachinko. Ecco gli esempi più interessanti da recuperare:

  • Umi Monogatari, anime del 2009 ispirato alla serie di macchine del produttore Sanyo, con le sue atmosfere marine e i personaggi ripresi dai cabinati.
  • Sengoku Otome, nato dalla macchina CR Sengoku Otome di Heiwa, che reinterpreta i condottieri del periodo Sengoku in versione femminile.
  • Momo Kyun Sword, tratto dalla macchina CR Momokyun Sword di Nishijin e liberamente ispirato alla fiaba di Momotarō.
  • Hanabi-chan wa Okuregachi, serie di corti del 2022 tratta da un manga e ambientata in una sala ereditata dal protagonista, dove una macchina prende vita sotto forma di ragazza.

Riconoscere una sala pachinko negli anime: i dettagli da notare

Una volta capito come funzionano, le sale si riconoscono in un attimo, anche quando compaiono per pochi secondi sullo sfondo di uno slice of life. Gli animatori giapponesi le ritraggono con una precisione quasi documentaria, perché fanno parte della loro vita quotidiana. Ecco cosa tenere d’occhio alla prossima visione:

  • Insegne enormi e luci al neon, spesso su edifici che ospitano le sale ai piani bassi o nel seminterrato.
  • Il rumore assordante, fatto di musica ad alto volume e del tintinnio continuo delle biglie.
  • Le file all’ingresso prima dell’apertura, con impiegati e pensionati in attesa della macchina preferita.
  • I contenitori pieni di biglie impilati accanto ai giocatori più fortunati.
  • Il piccolo sportello separato dove si cambiano i premi: se un personaggio esce con un pacchetto e svolta in un vicolo, ora sapete dove sta andando.

Un legame che resiste anche al calo delle sale

Il futuro delle sale non è roseo. Alla fine del 2023 in Giappone se ne contavano 6.839, oltre cinquecento in meno rispetto all’anno precedente, e secondo lo Yano Research Institute potrebbero scendere a circa 5.900 entro il 2028. I giocatori invecchiano e le nuove generazioni preferiscono i videogiochi, come ammettono le stesse associazioni di categoria. Proprio per questo gli anime contano più di prima: un personaggio amato è uno degli argomenti su cui l’industria punta per attirare chi in una sala non ha mai messo piede, e i produttori continuano a lanciare macchine dedicate alle serie più famose. Evangelion resta in testa, anche perché a trent’anni dal debutto la saga è tutt’altro che ferma: Studio Khara ha annunciato una nuova serie animata di Neon Genesis Evangelion, realizzata insieme a CloverWorks. Chi oggi si chiede pachinko cos’è trova quindi una risposta che parla sempre di più la lingua di anime e manga. Le sale potranno anche diminuire, ma sui loro schermi continueranno a combattere gli eroi che i fan conoscono dai tankōbon.

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