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Nero – Dura La Vita Per L’Uomo Nero

Sergio L. Duma 13/05/2011

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Nero – Dura La Vita Per L’Uomo Nero

Autori: Zerocalcare, Ilaria Castellan, Alessandro Lise, Marco Rizzo, Elisabetta Benfatto, Makkox, Laura Camelli, Sandro Caroni (testi), Zerocalcare, Ilaria Castellan, Alberto Talami, Lelio Bonaccorso, Francesco Chiacchio, Elisabetta Benfatto, Makkox, Laura Camelli, LRNZ (disegni)
Casa Editrice: Centro Fumetto Andrea Pazienza
Provenienza: Italia
Prezzo: € 7,50, 21 x 20, pp. 72, b/n e col.
Recensione


Io sono un imbecille. Un idiota. Non capisco un tubo di fumetti. Per giunta, sono animato da preconcetti nei confronti dei comics italiani. Peggio ancora, invidio i grandi talenti che fanno parte del comicdom nostrano. E invece di scrivere recensioni, dovrei darmi all’ippica. Ciò premesso, analizziamo questo Nero – Dura La Vita Per L’Uomo Nero, pubblicato dal Centro Fumetto Andrea Pazienza come catalogo dell’omonima mostra itinerante promossa dalla casa editrice in collaborazione con Napoli Comicon.

Tramite la metafora dell’Uomo Nero, gli autori presenti in questa antologia hanno inteso affrontare le problematiche relative ai pregiudizi razziali che purtroppo dilagano nel nostro paese. O almeno queste sono, sulla base di ciò che mi sembra di aver intuito, le finalità principali dell’opera. E può darsi che abbia equivocato, considerato il livello basso del mio quoziente intellettivo.

Peccato, però, che non abbia trovato nulla che mi faccia pensare al tema suddetto, dal momento che i singoli cartoonist tutto fanno tranne che raccontare una storia. Anzi, nella maggioranza dei casi, si limitano, secondo me, a realizzare esercizi di stile velleitari che lasciano il tempo che trovano.

Gli unici che si salvano (relativamente) sono Zerocalcare che quantomeno imposta qualcosa che assomiglia a una trama, per giunta con un buon tratto grafico che ricorda lo stile di Jamie Hewlett, e che risulta efficace; e il pittorico Francesco Chiacchio, visivamente suggestivo (anche se il suo lavoro non è altro che una serie di illustrazioni pittoriche prive di storia).

Ma il resto? Abbiamo l’esordiente Ilaria Castellan che ha indubbiamente uno stile interessante ma non produce qualcosa che possa farla valutare dal punto di vista narrativo. Il duo Lise/Talami e la coppia Rizzo/Bonaccorso che non mi pare si distinguano più di tanto. Elisabetta Benfatto, il cui tratto grafico mi sembra ancora troppo acerbo. Makkox che comunica solo il vuoto; Laura Camelli che fa il paio con la Benfatto e l’episodio conclusivo di LRNZ, che pure potrebbe essere potenzialmente intrigante, ma che si riduce a una serie di elucubrazioni che non sfociano in una narrazione propriamente detta.

Ora, alcune illustrazioni hanno un senso e una dignità in quanto illustrazioni, appunto. Ma questi autori dimenticano un dettaglio fondamentale: che l’illustrazione è una cosa; il fumetto un’altra. E nel medium fumetto c’è un elemento imprescindibile: lo story-telling. Il problema, però, è che forse i cartoonist coinvolti nell’operazione non riescono ad impiegarlo. O forse non sono proprio interessati alle modalità del racconto.

Perché, quindi, considero questo volume da bocciare? Non solo per la mia imbecillità e incompetenza, ormai indiscutibili, e non solo per i motivi da me addotti. Ma anche perché Nero mi sembra un prodotto velleitario che non comunica nulla, nonché autoreferenziale. Presenta, cioè, gli aspetti più deleteri del fumetto italiano, almeno secondo il mio modesto parere. E, sfortunatamente, il volume non fa altro che confermare il giudizio che da tempo esprimo sui cartoonist italiani (con alcune eccezioni).


Voto: 4

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