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In Giappone, uno dei sistemi giudiziari più controversi al mondo

Stefano Terzoli 16/10/2016

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Il Giappone è uno dei paesi più sicuri al mondo, con un tasso di criminalità veramente molto basso. Probabilmente, questo è dovuto anche al fatto che chi subisce un arresto, viene quasi sempre ritenuto colpevole del reato di cui è accusato.

“Colpevole fino a quando non provi di essere innocente”. Questo è il titolo di un breve documentario realizzato da Karishma Vyas, che si concentra sul sistema legale giapponese. Uno dei più controversi al mondo.

Il documentario segue la terribile vicenda di Keiko Aoki, una donna accusata di aver dato alle fiamme la sua abitazione, uccidendo volontariamente la figlia, in modo da poterne intascare l’assicurazione sulla vita. La donna e suo marito sono stati arrestati senza alcuna prova, dopo essere stati costretti dalla polizia a mettere per iscritto una confessione fasulla.

E proprio su questo si basa il documentario: il sistema legale giapponese che cerca di ottenere delle confessioni a prescindere dall’effettiva colpevolezza dell’indagato.

Nel caso di Keiko, la donna è stata trattenuta dai poliziotti per 12 ore di fila. Così, dopo ore ed ore di interrogatorio estenuante, in preda alla confusione, alla stanchezza, ed ai sensi di colpa per la morte della figlia, la donna ha accettato di scrivere una confessione dettata parola per parola dagli agenti.

In Giappone, chiunque può essere trattenuto dalla polizia per massimo 23 giorni, ed in quel lasso di tempi gli avvocati non hanno il permesso di assistere agli interrogatori, ed i poliziotti non hanno l’obbligo di registrarli.

Nel documentario, Hiroshi Ichikawa, ha spiegato per quale motivo in Giappone si tenda ad estrapolare le confessioni a tutti i costi. A detta di Ichikawa, in Giappone vi è una pressione enorme sulle forze di polizia, affinché trovino il prima possibile il colpevole di un reato.

Keiko e suo marito sono solamente due delle vittime di un sistema che andrebbe sicuramente rivisto. I coniugi hanno passato gli ultimi 20 anni della loro vita dietro le sbarre, nonostante continuassero a dichiararsi innocenti. Solamente quest’anno un verdetto li ha dichiarati definitivamente non colpevoli.

Potete guardare il documentario di Al Jazeera di seguito.

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