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Fate/GrandOrder: Babylonia – Jaguar Man

Irene Scapolan 09/05/2020

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Un questo nuovo capito della serie dei servant di “Fate/Grand Order – Absolute Demonic Front Babylonia” parleremo del personaggio di Jaguar Man.

Nell’anime questo personaggio è una donna Fujimura Taiga, che è anche uno dei personaggi secondari della serie Fate Unlimited Blade Works, vestita con una tuta da giaguaro. Nonostante l’aspetto comico, Jaguar Man è ispirato ai guerrieri giaguaro della cultura Azteca, infatti è una dei sottoposti di Quetzalcoatl.

 

I guerrieri giaguaro erano, insieme ai guerrieri aquila, l’elite militare dell’impero Azteco. Chiamati in lingua nahuatl Ocēlōtl indossavano pelli di giaguaro ed erano dotati di macuahuitl,una mazza piatta e larga più o meno quanto una mano con i bordi ricoperti da lame di ossidiana, e di uno scudo piumato, il chimalli, che si credeva avesse poteri magici.

Il giaguaro era associato ad una delle quattro divinità principali della cultura Azteca, di cui abbiamo anche parlato nell’articolo su Quetzalcoatl (che potete trovare qui): Tezcatlipoca il dio del giudizio, della notte e della magia, della Terra, della discordia, dell’ossidiana, dei giaguari e della guerra.

Nell’impero Azteco alla guerra era data una grande importanza, non esisteva un esercito regolare ma tutti i ragazzi erano addestrati nelle tecniche militari. Esistevano due tipi di scuole: le Calmecac, esclusive per i nobili, e le Telpochcalli, a cui tutti i ragazzi comuni venivano mandati al raggiungimento dei 15 anni e dove venivano sottoposti ad un duro allenamento.

Diventare un guerriero giaguaro era uno dei pochi modi di avanzare la propria posizione sociale nella civiltà Azteca per i popolani. Godevano di notevoli privilegi tra cui poter bere il pulque, una bevanda alcolica a base di agave il cui consumo senza autorizzazione era punito con la morte, cenare al palazzo reale e avere delle concubine. Quando non erano in guerra si occupavano della protezione di nobili, dei mercanti e delle città e prendevano parte ai sacrifici rituali.

Alcune scoperte archeologiche suggeriscono che i migliori guerrieri venissero iniziati al tempio di Malinalco, la “casa delle aquile”, e comportasse un sacrificio di sangue, anche se quali fossero i criteri per diventare un guerriero giaguaro, o un guerriero aquila, non è ben chiaro. Sembra che fosse necessario catturare un certo numero di nemici (maggiore importanza era data alla cattura perché i prigionieri di guerra erano giustiziati nei riti sacrificali) e vincere delle battaglie, inoltre l’aggressività era malvista e si diceva che un vero guerriero dovessero essere “saggio e prudente, amorevole, capace di osare, coraggioso e umile.”

I sacrifici rituali a cui prendevano parte i guerrieri giaguaro e i guerrieri aquila non erano quelli dei guerrieri stessi, come si potrebbe pensare, ma dei prigionieri di guerra. Gli ostaggi venivano scortati da quattro guerrieri davanti a tutta la città fino al luogo del sacrificio, qui venivano legati ad una roccia, gli veniva fatto bere del pulque e fornite delle armi con cui difendersi dagli attacchi dei guerrieri giaguaro armati di un macuahuitl rituale, anche se il prigioniero fosse riuscito a difendersi e sopravvivere sarebbe comunque stato sacrificato il giorno seguente dai sacerdoti.

La tradizione dei guerrieri giaguaro giuste ad una brusca fine con l’arrivo di Cortés e dei conquistadores nel XVI secolo.

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