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Dylan Dog 364 Gli Anni Selvaggi – [VIDEO RECENSIONE]

Domenico Bottalico 02/01/2017

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La nostra video recensione di DYD 364 uscito da pochissimo in tutte le edicole e che vede un giovane Dylan ricordare gli anni impetuosi come roadie di una band emergente…

Si squarcia il velo che celava gli anni selvaggi di Dylan Dog. Il reincontro, dopo molto tempo, con l’amico Vincent, dà il via alla rievocazione di uno dei momenti più appassionanti della giovinezza dell’Indagatore dell’Incubo, durante il quale il Nostro, ricopriva il ruolo di road manager della rock band Bloody Hell.

Girate pagina per leggere la recensione.

Con Dylan Dog #364 “Gli Anni Selvaggi” continua il viaggio nel passato di Dylan con il duo Barbara Baraldi, testi e sceneggiatura, e Nicola Mari, matite, che affrontano la tarda adolescenza dell’Old Boy.

L’incontro con il vecchio amico musicista Vincent Left apre un lungo flashback in cui Dylan ricorda l’esperienza da roadie della band emergente Bloody Hell di cui proprio Vincent faceva parte – un periodo selvaggio e carico di aspettative ed ideali.

La scrittrice gestisce molto bene più linee narrative: quella della giovane band con lo scontro fra i suoi componenti con Dylan che si allontanerà tragicamente dalla vita on the road a causa di una ragazza – elemento che rimarca gli stilemi più classici delle storie dell’inquilino di Craven Road – mentre si alternano momenti ambientati nel presente in cui vengono inseriti sapientemente alcuni elementi del folklore musicale e l’incontro fra Dylan e Vincent, molti anni dopo gli inizi dei Bloody Hell, in una clinica di riabilitazione.

La Baraldi indugia bene sull’aspetto musicale della storia ma non dimentica certo quello horrorifico: le violente reazioni che un misterioso disco intitolato “The Killing Machine” provoca nella gente è il catalizzatore del plot svelando il macabro retroscena sia del ritorno in auge proprio di Vincent aiutato da una misteriosa agenzia denominata La Macchina sia dell’episodio che anni prima aveva coinvolto la fiamma di Dylan e che lo aveva portato ad allontanarsi dal mondo della musica.

Il nucleo di questo #364 è allora una riflessione intelligente e cruda sulla fama e sulla immagine pubblica: quando la rabbia della gioventù svanisce subentra solo il dolore – che in maniera tutt’altro che figurata si sentirà nei dischi di Vincent – e l’incapacità di staccarsi dal successo diventandone assuefatti. Vincent confessa a Dylan di non potersi permettere di diventare un semplice ingranaggio proprio della macchina del successo e di poter sacrificare tutto pur di sentirsi nuovamente acclamato e desiderato dal pubblico; il ritorno sulle scene di Vincent è però passeggero: La Macchina lo inghiottirà comunque nel momento in cui il suo prodotto non sarà più “commercializzabile”.

La solida sceneggiatura della Baraldi viene supportata in maniera superba dalle matite affusolate di un Mari in stato di grazia che rende perfettamente l’atmosfera tesa e nervosa di una gioventù bruciata.

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