Ambiziosa. Questo è l’aggettivo con cui è stata definita la nuova serie originale HBO Max Raised by Wolves, in arrivo in Italia su Sky Atlantic e NOW TV dall’8 febbraio con episodi settimanali. E “ambiziosa” è l’aggettivo più adatto per descriverla, ma sarà sempre stata all’altezza delle premesse e promesse fatte agli spettatori nel suo sviluppo? Vediamolo insieme in questa nostra recensione senza spoiler di Raised by Wolves.

Raised by Wolves, futuro ancestrale

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Fin dal titolo, Raised by Wolves è un paradosso (ma forse non troppo).

Cresciuti dai lupi” rimanda tanto a una certa letteratura/filmografia di genere “cresciuti nella giungla/foresta” quanto alla Lupa di Romolo e Remo (e guarda un po’ in Italia di recente è stata fatta Romulus e l’elemento tornerà anche qui). Questa scelta si contrappone idealmente a un futuro distopico fatto di iper-tecnologia e androidi, ma spesso come ci ha insegnato la produzione di genere sci-fi lo sci-fi più riuscito è quello pieno di umanità – e soprattutto in realtà si torna indietro più che andare avanti, per risalire alle radici della semplicità quasi primitiva per riuscire a reboottare/salvare il mondo contemporaneo/futuro (vedi The Handmaid’s Tale, che ha in comune anche il tema della maternità con Raised by Wolves).

Una serie ambiziosa, quindi, che sembra pescare più dalle suggestioni di Westworld e Tales from the Loop che dalla filmografia “visiva” di Alien (ma da anche qui pescherà alcune carte inaspettate). Ridley Scott (Blade Runner, Alien, Prometheus, The Martian) aveva già prodotto gioielli televisivi come The Good Wife ma non ne aveva mai diretta una, qui si mette dietro la macchina da presa nei primi due episodi facendoci entrare in punta di piedi nel mondo di Madre e Padre nella prima puntata.

Padre e Madre sono due moderni Adamo ed Eva, androidi iper-intelligenti inviati sul pianeta Kepler-22b per popolare una nuova civiltà attraverso una serie di embrioni umani, dopo essere fuggiti dalla devastazione della Terra che loro stessi avevano causato per poi venire riprogrammati, volti a creare e proteggere il nucleo familiare. Dovremmo dire in realtà Eva e Adamo e a breve vedremo perché.

Nel secondo episodio, sempre da lui diretto, il punto di vista è speculare con l’altra coppia protagonista: Marcus e Sue, due soldati umani atei contrapposti alla religione mitraica la cui guerra pare abbia portato alla devastazione della Terra, arrivati sul pianeta insieme al figlio a bordo di un’arca “miracolosa” di sopravvissuti. Il punto di vista speculare continuerà per tutti i dieci episodi che compongono la prima stagione e mostrerà due (ma in realtà molte) facce della stessa medaglia, con un continuo scambio di ruoli su chi siano i “buoni” e chi i “cattivi” di questa storia, le “prede” e i “predatori”.

Lo showrunner Aaron Guzikowski (Prisoners) sceglie dialoghi asciutti e allo stesso tempo fiume quando si tratta degli androidi che non si rendono bene conto di tutte le sfumature umane, mostrando il contrapporsi fra uomini e androidi e il loro cercare una speranza di vita e di nucleo familiare per il futuro.

Raised by Wolves, maternità e religione

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Due sono le tematiche principali che ricorrono prepotentemente in Raised by Wolves.

Da un lato la religione e la pericolosa deriva di fanatismo a cui può facilmente portare, qui rappresentata dall’ordine religioso di derivazione cristiana, quello dei Mitraici, la cui guerra con gli atei ha portato alla devastazione terrestre. La religione investirà pian piano anche i personaggi di Marcus e Sue e farà mettere loro in discussione le proprie certezze e il proprio non-credo.

Dall’altro lato della medaglia familiare Padre, Madre e Campion, uno degli embrioni divenuti bambini su Kepler-22b, saranno portati a mettere in discussione la propria natura “umana” e le proprie credenze atee e prettamente scientifiche.

Il binomio scienza-fede, d’altronde, affascina fin dall’alba dei tempi ed è quello a cui questa serie sembra voler tornare. Dopo un inizio un po’ complesso, se si entra nell’atmosfera del serial e ci si fa cullare come da una ninnananna umana, si rimarrà affascinati dalla complessità e allo stesso tempo estrema semplicità del fil rouge delle tematiche trattate e della storia orizzontale.

L’altra tematica centrale è quella della maternità. Anche in una società come quella androide la figura della donna è centrale, si tratta una società matriarcale, e Madre ricorda una mantide religiosa per la sua rappresentazione fisica e per il suo rapporto con Padre, mero strumento che cerca di rendersi “utile” per la partner e per i figli. Il ruolo di genitori viene sviscerato da entrambe le parti, che scopriranno di avere più punti in comune rispetto a quanto credessero.

A dispetto del finale forse un po’ troppo brusco e confuso (è stata già ordinata una seconda stagione), la serie permette agli spettatori un viaggio sci-fi affascinante che soprattutto verso la fine, anche attraverso una regia e fotografia, ricorda alcuni stilemi dell’horror. Che si traducono poi nel finale a sorpresa. C’è speranza per l’umanità? Lo scoprirete guardando i dieci episodi di Raised by Wolves, se l’inizio complesso e in parte respingente vi convincerà che il gioco varrà la candela.

Nota a margine: con Extra, il programma fedeltà di Sky, per i clienti Sky da più di 3 anni i primi episodi sono già disponibili on demand nella sezione extra.

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