Su Sky Atlantic e NOW TV arriva dal 6 novembre Romulus, la nuova serie originale storica Sky, debutto televisivo per Matteo Rovere che per l’occasione ha messo in piedi un prequel del suo film di successo Il Primo Re.

Romulus, l’erede di Roma di HBO

Dai 6 episodi (sui 10 totali della prima stagione) visti in anteprima Romulus si presenta come il perfetto erede di Roma di HBO. In quel caso si trattava di una co-produzione HBO-BBC-Rai (in tempi non sospetti, ben prima de L’Amica Geniale, in un set allestito a Cinecittà che ancora oggi è possibile visitare).

Il merito primario della serie è innanzitutto produttivo e tecnico: questa volta abbiamo fatto tutto da soli – Sky, Cattleya e Groenlandia – mostrando una regia e una messa in scena che lasciano poco spazio all’immaginazione e che sfruttano al meglio l’ambiente esterno come scenografia della storia raccontata. La qualità visiva è al pari delle grandi produzioni internazionali e infatti la storia si presta ad una vendita internazionale – del resto già con Roma capimmo quanto all’estero erano interessati alla nostra antica Storia.

Un altro merito della serie è essere il prequel de Il Primo Re, ma senza volerci puntare troppo. Matteo Rovere insieme a Filippo Gravino e Guido Iuculano nella scrittura e insieme a Michele Alhaique ed Enrico Maria Artale nella regia, è riuscito a creare un prodotto seriale e serializzato, più che autoriale, senza dimenticare di metterci il proprio stile già visto appunto nel film.

Romulus non è un film in dieci parti però, per fortuna: ne guadagna la caratterizzazione e lo sviluppo dei personaggi, e il tema/fil rouge che guida ogni puntata così come nel quadro generale (prima di lui We Are Who We Are e The New Pope).

Romulus, tra epica e realismo

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©FrancescaFago

Due sono le anime principali in Romulus: l’epica, che si rifà alla grande storiografia latina, e mescola mito, leggenda e prove storiche della nascita di Roma e di quello che sarà poi l’Impero Romano, uno dei più grandi e importanti di sempre, in un racconto dal sapore gameofthronesiano.

E il realismo, che viene ricercato nel rustico delle location, che rappresentano il mondo primitivo e brutale, anche nella lingua scelta del protolatino (in tv sarà disponibile anche la versione doppiata per la visione). Un universo quello di Romulus governato dalla natura e dagli dèi, che sono presenti in tutte le classi sociali presentate e rappresentate dai tre protagonisti.

L’altra forza di Romulus deriva infatti ancora una volta dall’impostazione della serie HBO. Parlare dei piccoli per parlare dei grandi, mescolare storia fittizia a storia con la S maiuscola, o in questo caso mito e leggenda.

Le vicende si svolgono nell’VIII secolo a.C.: 30 popoli si sono riuniti insieme nella Lega Latina sotto la guida di Re Numitor, sovrano di Alba. Ecco che i tre protagonisti della storia – che non disegna comunque la pluralità di voci e l’identità corale – sono Yemos (Andrea Arcangeli), Wiros (Francesco Di Napoli) e Ilia (Marianna Fontana). Uno dei due figli di Re Numitor, mandato in esilio poiché ha perso il favore degli dèi provocando una siccità che non sembra voler smettere. Uno schiavo che ha imparato a cavarsela con ogni mezzo, mentendo e rubando. Una vestale, che da dedicato tutta la sua vita a una dèa per poi scoprire che forse era a qualcun altro che dove rivolgere le proprie preghiere e i propri sacrifici.

La storia della nascita di Roma è anche un racconto di guerra, non mancano le scene d’azione ma non se ne indugia mai, c’è molto spazio per l’introspezione dei personaggi, i silenzi, i primi piani come le grandi inquadrature aree che valorizzino le location interamente ricostruite (altro aspetto HBO style). Questa non poteva essere che anche una storia di fratellanza, dato che Yemos ha un fratello gemello, Enitos (Giovanni Buselli), e insieme dovranno capire qual è il loro destino e come è legato a quello di Ilia, Wiros e degli altri personaggi.

Intrighi di palazzo, azione, romance, racconto di formazione – data l’età giovane dei protagonisti che devono comprendere il proprio posto nel mondo, letteralmente – antiche leggende e antichi credi fanno di Romulus l’epica moderna che mancava e che serviva alla serialità italiana per fare un ulteriore salto di qualità, da noi come all’estero. Unico appunto: se non piace genere è più difficile approcciarsi a questo racconto, nonostante abbracci e spazi tematiche e toni anche differenti.

Romulus, la musica e i libri

La serie avrà una sigla d’eccezione, un evocativo opening theme cantato da Elisa, che aprirà ogni episodio con un’emozionante e personalissima versione di Shout dei Tears for Fears. La colonna sonora è invece dei Mokadelic.

In contemporanea con la messa in onda della serie usciranno Romulus: Il Sangue Della Lupa e Romulus: La Regina Delle Battaglie, i primi due volumi d trilogia di romanzi che allarga l’universo narrativo di Romulus, scritta da Luca Azzolini e pubblicata da HarperCollins.

Azzolini è uno dei massimi esperti italiani di fantasy e romanzo storico, autore di numerosi libri per ragazzi, al suo debutto nella narrativa per adulti. Partendo dall’idea originale della serie, ne indaga e racconta gli antefatti, i personaggi minori, la geografia, esplorando gli aspetti che nella serie, per esigenze televisive, erano stati trattati più velocemente. È la prima volta in Italia che viene creato un simile dialogo tra forme espressive diverse, al di là del semplice “adattamento”.

Romulus, presentata come evento speciale alla Festa del Cinema di Roma 2020, è una serie Sky Original prodotta da Sky, Cattleya – parte di ITV Studios – e Groenlandia. Le sceneggiature sono firmate da Filippo Gravino (Veloce come il vento, Alaska, Fiore, Il primo re), Guido Iuculano (Una vita tranquilla, Tutto può succedere, Questione di cuore, Alaska) e dallo stesso Matteo Rovere. La distribuzione internazionale è di ITV Studios. Dal Primo Re prende in prestito interpreti come Massimiliano Rossi e Gabriel Montesi (lanciato anche da Favolacce).

Leggete “Il sangue della lupa” il primo romanzo della trilogia di libri dedicata a Romulus!

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