Tales from The Loop è come un puzzle: fino a che non arrivi alla fine non riesci a vedere il quadro completo anche se ogni pezzo ha un suo senso – più o meno – già di per se. E’ questo ciò che si prova guardando la prima stagione della nuova serie originale di Amazon Prime Video, in cui il creatore Nathaniel Halpern ha portato sullo schermo i dipinti di Simon Stålenhag diventati un libro illustrato nel 2003.

Questa volta vogliamo fare una cosa diversa e quindi vi proponiamo un viaggio attraverso alcuni degli episodi, o meglio dei pezzi del puzzle, sperando di incuriosirvi a scoprire il quadro completo. Come dice Jonathan Pryce all’inizio da bravo narratore onnisciente, ma anche personaggio: “Tutti a Mercer sono legati al Loop in un modo o nell’altro e, col tempo, imparerete a conoscere molte delle loro storie”.

 

I protagonisti di un episodio diventano comprimari in un altro e viceversa in un gioco di ruoli, proprio come la vita stessa. Ma è soprattutto di rapporti interpersonali che parla questa serie apparentemente fantascientifica: il genere è lo strumento per raccontare rapporti fra figli e genitori, tra fratelli, tra amanti, tra generazioni.

La colonna sonora, dolce ed elegante, culla e cala lo spettatore nelle atmosfere piacevolmente retrò della serie, che nell’impianto fotografico e scenografico ce l’ha messa tutta per rendere giustizia ai dipinti così evocativi di Stålenhag, che univano tecnologica abbandonata alle distese di campi svedesi. Infatti i poster della serie (di cui vi proponiamo alcuni esempi nella gallery qui sotto) sono davvero suggestivi.

La serie, come dicevamo nella nostra recensione del primo episodio, racconta di Mercer, Ohio, una cittadina costruita intorno al Loop questo misterioso centro con all’interno una macchina che dovrebbe spiegare i misteri dell’universo e realizzare l’impossibile. Una bambina la cui madre non sembra particolarmente materna, non trova più la propria casa… e nemmeno la suddetta madre. Un bambino sta tornando a casa dai genitori e la incontra per caso: una coincidenza?

Tutte le storie della serie tornano quindi al Loop del titolo, che per definizione è un qualcosa che si ripete all’infinito e da cui non si riesce a uscire. E’ così che il quarto episodio ci ricorda che ci sono dei confini che nemmeno la scienza più avanzata può superare, come la morte. O forse no? La storia di un nonno e un nipote, del loro rapporto e di come non si vorrebbe mai che la vita dei propri cari finisca, soprattutto da giovani quando il punto di vista sembra infinito.

Nel sesto episodio troviamo due anime smarrite, un incontro, e un terzo incomodo. Ma se due parti del triangolo amoroso sono la stessa persona di due universi paralleli, come la mettiamo? Tra i sentimenti esplorati nella puntata la solitudine, il rapporto di coppia, l’amore, il desiderio, l’attrazione, in questo “pezzo del puzzle”.

Nel finale tutti i livelli temporali si allineano e, in un’operazione che sembra incrociare Interstellar e Six Feet Under, raccontano con una strizzata d’occhio a Wall-E cosa voglia dire davvero racconto generazionale. Un racconto che parla di fratelli, madri, padri, figli, nipoti, che ci ricorda quanto il tempo e i ricordi siamo importanti in una famiglia, che la storia tende a ripetersi, anche quando non ci troviamo nelle tales from the loop.

Siete pronti a entrare nel Loop anche voi?

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