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Miracleman: dopo Alan Moore arriva Neil Gaiman – RECENSIONE

Sergio L. Duma 11/01/2016

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Arriva il ciclo di storie di Miracleman scritto dall’acclamato autore di Sandman, il grande Neil Gaiman! Non perdete questa pietra miliare del fumetto supereroico illustrata dall’amatissimo Mark Buckingham di Fables!

Quando si discute di revisionismo supereroico uno dei nomi ricorrenti è senza ombra di dubbio Alan Moore, geniale e controverso autore di capolavori come Watchmen o V for Vendetta, giusto per citarne alcuni. Bisogna però considerare che il Bardo di Northampton aveva anticipato la sua riflessione critica sui supereroi con Marvelman, creato dall’inglese Mick Anglo.

Con quel personaggio Alan ideò una story-line pubblicata a puntate sulla rivista Warrior e in seguito in un comic-book dell’americana Eclipse che cambiò il nome del character in Miracleman per evitare guai legali con la Marvel. Come nel caso di Watchmen, Moore si pose una domanda cruciale: cosa succederebbe se i supereroi esistessero realmente? Se in Watchmen divengono strumenti al servizio del governo (basti pensare al Dr. Manhattan) e nel loro privato si rivelano complessati, sadici, egoisti e non migliori dei criminali, in Miracleman la conclusione di Moore fu più radicale.

Micky Moran, colui che indossa i panni di Miracleman, infatti, scopre che tutto ciò che credeva di sapere sulla sua esistenza è una menzogna, frutto della manipolazione mentale del suo acerrimo nemico, il Dr. Gargunza. Episodio dopo episodio, si allontana sempre più dall’umanità, divenendo una creatura fredda, priva di emozioni e dotata di un potere pressoché assoluto. Miracleman decide di trasformare il mondo secondo le sue concezioni. Elimina il male dalla terra e rende il pianeta la sede dell’Utopia vagheggiata da Tommaso Moro e innumerevoli altri filosofi.

La situazione, però, non è da considerare positiva e l’Utopia appare tutto sommato terrificante. La storia di Moore si conclude con un Miracleman ormai simile a una divinità che occupa un’enorme torre. E’ da questo punto che inizia la nuova run, firmata da un autore la cui importanza è pari a quella di Alan Moore e cioè Neil Gaiman, leggendario sceneggiatore di Sandman e altre pietre miliari. Fu lo stesso Bardo a sceglierlo come successore e Gaiman si trovò in una situazione creativa a dir poco difficile da affrontare.

Nell’universo narrativo di Miracleman, infatti, il male e il crimine sono completamente scomparsi e concepire un’avventura supereroica senza questi elementi sembrava impossibile; e non era certo agevole reggere il confronto con Moore. Gaiman, in ogni caso, non si perse d’animo e delineò una story-line che ottenne un notevole riscontro di pubblico e critica e non è inferiore alla precedente. i lettori potranno rendersene conto leggendo il mensile che Panini Comics inizia a pubblicare a partire da questo mese.

Gaiman si occupa di Miracleman da una prospettiva differente. Nella run di Moore, infatti, tutto era visto sulla base delle percezioni del protagonista. Neil invece si concentra sulle persone comuni che si approcciano a Miracleman come a una figura divina, adorandolo e temendolo nello stesso tempo. La storia si apre con lo struggente, intenso monologo di un uomo che si reca alla torre di Miracleman per chiedergli un favore. Ma ci sono altri insieme e lui e tutti hanno qualcosa da domandare alla creatura più potente della terra.

Come reagirà Miracleman? La risposta la scoprirete voi e non sarà affatto consolante. Gaiman insiste sin da questo primo capitolo sulla disumanità dell’eroe. Non è malvagio; non è stimolato da pessime intenzioni; però è privo di qualunque forma di empatia nei confronti del prossimo. Ha una scala di valori diversa da quella degli altri, come un personaggio pare intuire pronunciando una delle frasi più spiazzanti della sceneggiatura. E’ questo il supereroe dell’era revisionista, sembra volerci dire Gaiman: un semidio perduto in un universo interiore, incapace di provare emozioni. L’episodio è anche una lettura critica dei gloriosi fumetti della Golden Age. La solarità di quell’epoca è scomparsa e prevale il disincanto. Non per niente l’espressione età dell’oro è ricorrente nello script e Gaiman scrive testi dotati di un lirismo e di una profondità eccezionali.

Tra citazioni delle canzoni di David Bowie e dei romanzi di Charles Dickens, Gaiman dunque dà il via a un’opera di grande livello, colta, complessa e valorizzata da un’atmosfera triste che sembra anticipare, facendo i debiti distinguo, quella di una serie televisiva come The Leftovers. I disegni sono dell’ottimo Mark Buckingham, apprezzato penciler di Fables, che proprio con Miracleman incominciò a farsi conoscere.

Il suo stile è più grezzo e meno rifinito di quello odierno ma espressivo. Le figure dai tratti ruvidi e volutamente sgradevoli si contrappongono all’eleganza delle ambientazioni ricche di influssi che rimandano alle architetture neoclassiche e a quelle della Bauhaus. Molte tavole hanno poi un lay-out inventivo che è da sempre uno dei punti di forza di Buckingham. Insomma, Miracleman è un fumetto da non perdere.

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