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Lydie di Jordi Lafebre e Zidrou – Recensione Comma 22

Michele Marini 10/07/2013

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Lo spagnolo Jordi Lafebre e il belga Zidrou ci conducono nel Vicolo del Bimbo Baffuto per raccontarci una storia cruda e commovente, dove l’animo umano è raggiunge il massimo della sua bellezza.

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Lydie

Autori: Jordi Lafebre (disegni e colori), Zidrou (testi)

Casa Editrice: Comma 22

Genere: Fumetto d’autore

Provenienza: Belgio

Prezzo: € 12, 17×24 cm, pp. 64, col.

Data di pubblicazione: Febbraio 2013 (ristampa)

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Il fumetto franco-belga ci ha sempre abituato a una sensibilità e delicatezza che difficilmente possiamo trovare nelle altre scuole, sicuramente per la grande considerazione che la nona arte ha in questi paesi. Qui la bande dessinée è un mezzo importante e influente come il cinema o la letteratura classica spiegando la nascita dei piccoli capolavori, opere che sembrano una poesia a fumetto, come Lydie.

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In un vicolo della Parigi del dopoguerra, la giovane Camille da alla luce una bambina, che purtroppo non sopravvive al parto, lasciando un vuoto nella ragazza-madre. Dopo due mesi di disperazione Camille si convince che la bambina è in realtà ancora viva, iniziando ad accudire qualcosa che solo lei può vedere. Gli abitanti del Vicolo del Bimbo Baffuto, soprannome dato a quella piccola via della periferia di Parigi dai suoi stessi abitanti, inizialmente non sanno come comportarsi, ma in breve tempo decidono di assecondare la ragazza, fingendo di vedere anche loro la piccola Lydie.

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Il pluripremiato sceneggiatore Benoît Drousie, in arte Zidrou, ci racconta questa storia dal punto di vista di una piccola statuetta di legno di una Madonna, testimone del gesto unico e poetico dei Baffuti, che vedendo la felicità della ragazza, decidono di condividere con lei questa schizzofrenia. Camille è un personaggio ben costruito, con tutte le paure di una ragazza troppo giovane per avere una figlia ma con tutte le premure di una madre dolce e amorevole.

Le tavole di Jordi Lafebre sono magnifiche, quasi cinematografiche, piene di significato e di simbolismo, proprio come le inquadrature del cinema d’autore sa fare e il suo stile grafico, i volti e i giochi di luce ricordano L’illusionista di Jacques Tati.

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Sessanta pagine di poesia che colpiscono al cuore, ci portano in un mondo meraviglioso dove l’animo umano supera il dramma della vita, dura e crudele, inculcandoci nella mente un quesito spiazzante: bisogna essere pazzi per essere felici?

Voto 9

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