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Il nuovissimo Capitan America n. 1 – Recensione Marvel Now

Sergio L. Duma 29/06/2015

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Steve Rogers non è più Capitan America e al suo posto c’è Sam Wilson, l’ex Falcon! Arriva la serie Marvel Now! dedicata alla nuova Sentinella della Libertà con il primo episodio scritto da Rick Remender e disegnato da Stuart Immonen!

Viviamo in una dittatura chiamata politically correct. Nata con la lodevole intenzione di evitare discriminazioni e offese gratuite, nel corso del tempo è divenuta un subdolo mezzo di condizionamento e repressione, specialmente in ambito artistico e creativo. Di conseguenza, il libero pensiero è compromesso a causa di una specie di terrorismo psicologico che criminalizza qualsiasi opinione non in linea con l’omologazione imperante. E chi non è d’accordo è automaticamente omofobo, razzista, sessista, antisemita, bigotto, retrogrado e così via. I termini vengono usati a seconda della tematica e servono a zittire l’interlocutore, marchiandolo in senso negativo.

Nella fiction poi il politically correct è predominante. Nei romanzi, nei film, nelle serie televisive e, last but not least, nei fumetti non può mancare un personaggio gay o di pelle nera, o una donna che non corrisponde a presunti stereotipi sessisti, o un musulmano e così via. Niente di male, se tutto ciò fosse frutto di autentiche esigenze narrative. Ma è solo desolante conformismo. E quanto a conformismo la Marvel non è seconda a nessuno.

I costumi delle supereroine sono stati modificati per mettere a tacere le assurde proteste di ragazzine che magari non hanno mai letto un comic-book in vita loro. Abbiamo i musulmani. Non mancano i gay. E figurarsi se non ci dovevano essere serie dedicate ad afroamericani.

Nel contesto dell’operazione Marvel Now! la scelta è caduta su Sam Wilson, alias Falcon, per anni partner di Capitan America nella sua lotta contro il crimine. Nulla di terribile. Il problema è che Sam è divenuto, per una serie di circostanze, l’attuale Capitan America. Se proprio si doveva dedicare un mensile a Sam, era necessario un simile cambiamento? No. Ma bisogna essere politicamente corretti, giusto? Allora vai con il Cap afroamericano che poi peraltro non è nemmeno un’idea nuova. Così come non lo è il momentaneo allontanamento di Steve Rogers che, presto o tardi, ci scommetto, rivestirà i panni della Sentinella della Libertà.

Ho scritto questo preambolo per chiarire che la nuova All-New Captain America, che inizia questo mese in Italia, non mi piace affatto. E’ la concezione di fondo della testata che trovo antipatica. La serie è scritta da Rick Remender che, a dire il vero, parte bene con testi intensi, riflessivi ed evocativi, indubbiamente ben curati. Ma poi si perde in una story-line imperniata sulla consueta e risaputa lotta contro gli sgherri dell’Hydra. Remender fa apparire inoltre Bucky, ora Soldato d’Inverno. Ma la caratterizzazione psicologica è assente e l’episodio si riduce a una sequela di lotte prive di costrutto.

I disegni sono di Stuart Immonen che vari gruppi isterici di internettiani reputano attualmente il miglior disegnatore di comics americano. Per essere bravo è bravo e le sue tavole hanno un notevole impatto visivo, specialmente per ciò che concerne il lay-out. Il dinamismo è innegabile, benché il tratto risulti troppo stilizzato. Immonen è un ottimo penciler ma in linea con gli standard visuali dei comic-book a stelle e strisce. Di conseguenza, non mi pare che ci sia nulla di mai visto o di particolarmente sconvolgente nel suo story-telling.

All-New Captain America è una serie mediocre e nel complesso trascurabile, come del resto buona parte dell’attuale produzione Marvel. Nell’albo è incluso il n. 8 di All-New Invaders, serial dedicato alla versione contemporanea degli Invasori. Ai testi c’è il James Robinson di Starman che utilizza la Torcia Umana Originale, il Soldato d’Inverno e Namor inserendoli in un plot riguardante Toro, l’ex sidekick della Torcia. Senza spoilerare, specifico che Robinson modifica lo status del personaggio ricorrendo alle discutibili idee narrative che stanno coinvolgendo i mutanti e gli inumani e che hanno suscitato più di una polemica tra i fan.

Robinson conosce il mestiere e delinea un’avventura dai classici toni supereroici, illustrata dall’efficace Steve Pugh. La story-line ideata dallo scrittore inglese sembra avere parecchie potenzialità ma anche in questo caso non ci sono momenti che fanno gridare al miracolo. Nel complesso, dunque, questo mensile è a mio avviso da evitare.

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