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Haytham – Crescere in Siria | Recensione

Sergio L. Duma 18/08/2017

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Chi è Haytham? Un giovane siriano costretto dalle circostanze a emigrare in Francia. Mondadori Comics propone un fumetto incentrato su una storia vera di difficoltà e integrazione, scritto da Nicolas Hénin e disegnato da Kyungen Park.

Il tema dell’immigrazione è a dir poco controverso e sta suscitando accesi dibattiti, non solo in Italia ma in generale nei paesi europei, ed è difficile prendere una posizione che non sia netta.

Alcuni sono decisamente a favore dell’accoglienza, altri non lo sono, ed è impossibile, credo, mediare tra le due posizioni. Lo stesso dicasi per le definizioni: profughi, migranti, clandestini, rifugiati. Tali termini ormai li sentiamo e li leggiamo in continuazione e l’unico risultato è una generalizzata confusione.

Non contribuisce a chiarirci le idee Haytham, graphic novel scritta da Nicolas Hénin che ha fatto molto discutere in Francia. L’autore racconta una storia vera, quella del giovane Haytham, appunto, che, insieme alla sua famiglia, si rifugia a Parigi per scappare dalla Siria di Assad. Presentata in questa maniera, l’opera parrebbe semplice da giudicare ma di fatto non lo è. Lo scrittore, infatti, si concentra solo marginalmente sulle condizioni siriane che diventano un semplice sfondo della narrazione.

In pratica, Hénin si limita a presentare Assad sulla base del conformismo mediatico occidentale che l’ha dipinto, con troppa faciloneria, come un tiranno. Con questo non intendo affermare che sia stato un santo ma il discorso è complesso e non andrebbe affrontato in maniera stereotipata. Tuttavia, considerando che, come ho scritto, le vicende della Siria sono in fondo marginali, possiamo pure passarci sopra. Questo perché l’elemento più importante è il percorso umano ed esistenziale di Haytham.

Da questo punto di vista, Hénin fa un lavoro migliore e descrive in modo efficace lo stato d’animo di un adolescente costretto a vivere in un contesto difficile. Figlio di un professore di matematica avverso al regime, è un ragazzo come tanti che, però, suo malgrado, rimane coinvolto in eventi più grandi di lui. Anche Haytham, a un certo punto, si diverte a fare il rivoluzionario con gli amici ma, quando le cose si fanno più gravi, lascia la Siria e si trasferisce a Parigi con la sua famiglia.

La sezione parigina della storia è interessante perché Hénin si concentra sui sentimenti del protagonista e descrive il suo smarrimento in una società diversa che, almeno all’inizio, non comprende, così come le difficoltà scolastiche e burocratiche e i rapporti con coetanei differenti da lui. Tale descrizione è caratterizzata da una leggerezza e una delicatezza encomiabili. L’aspetto intimista dell’opera è decisamente riuscito, molto meno quello collegato alle questioni politiche e sociali.

I testi sono intensi ed efficaci e i disegni di Kyungeun Park, volutamente grezzi ma espressivi, sono adatti a una trama simile, basata su esperienze quotidiane e realistiche. Il penciler non concede nulla all’estetica ed evita le leziosità. Nel complesso, come giudicare Haytham?

E’ un lavoro valido ma compromesso da istanze politically correct. Si riduce a una dolciastra lode all’integrazione (senza prendere in considerazione, per esempio, la situazione esplosiva delle banlieu) che certamente piacerà ai fautori del globalismo e del meticciato a tutti i costi, agli pseudo rivoluzionari da centro sociale che saltellano ai concerti reggae, agli strenui difensori senza se e senza ma delle ONG e ai cantori della solita solfa dei ‘poveri migranti che scappano dalla guerra’. La realtà, purtroppo, è molto più difficile e non corrisponde affatto alla visione edulcorata, ideologica e radical chic di Hénin.

Da leggere, comunque.

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