Conclusasi Il Trono di Spade, diverse piattaforme streaming sono ormai alla ricerca di una saga che possa ricalcare il successo globale e mediatico ottenuto da quella HBO: Netflix, con The Witcher prima e con Lettera al Re ora, sembra la piattaforma che più crede nelle potenzialità del genere fantasy d’ambientazione medievale.

Lettera al Re è l’adattamento televisivo del romanzo per ragazzi di Tonke Dragt, De brief voor de koning, e mette proprio al centro di conflitti bellici, intrighi politici e cavalleria medievale, dei giovani adolescenti pronti a diventare Uomini e Donne e cambiare lo status quo del mondo dei loro padri.

IL MESSAGGERO

Tiuri, adolescente appartenente ad una delle maggiori famiglie di Dagonaut, si prepara ai giochi che mettono in palio l’investitura come cavaliere, messo sotto pressione dal padre adottivo Ser Tiuri il Valoroso.

Deriso dagli altri nobili del regno per la sua poca prestanza fisica e, soprattutto, per le sue origini forestiere, il destino gli metterà tra le mani una lettera indirizzata al re di Unauwen, storico paese alleato di Dagonaut, che potrebbe cambiare gli equilibri politici dei due regni.

Partito all’avventura, Tiuri scoprirà strada facendo la sua vera personalità sentendo il “richiamo” del suo paese natale, Eviellan, appena conquistato per la prima volta dal principe Viridian, secondogenito del re di Unauwen e dotato di un immenso quanto spaventoso potere.

UNA QUESTE FANCIULLESCA

Lettera al Re è una serie che, nella sua semplicità, si può dividere in due parti: un inizio (i primi due episodi) accattivante, anche abbastanza movimentato, che attrae e coinvolge, e una fine (i restanti quattro episodi) che si “spengono” piano piano con schemi narrativi comuni e abbastanza infantili.

A farla da padrone, in uno scenario fantasy-medievale, sono i giovani: gli spettatori seguono Tiuri, e gli altri cavalieri novizi Iona, Arman, Jussipo (accompagnato da suo fratello minore Piak) e Foldo in un viaggio di formazione che ricalca (senza le problematiche morali e di comportamento) le avventure cavalleresche tramandate dalla tradizione letteraria dal Medioevo in poi.

Nonostante non manchino gli spargimenti di sangue, il tono rimane per la maggior parte degli episodi allegro, fanciullesco, alimentato costantemente da questo gruppo di ragazzini che, per una serie di imprevisti e senza nemmeno essere stati ancora investiti cavalieri, si ritrovano obbligati a “giocare” a fare i grandi, creando una comicità e un sentimentalismo rientranti nel patetico.

Considerato il pubblico destinatario del libro a cui è ispirata la serie, prevalentemente adolescenziale, questo non ci stupisce; in ogni modo, proponendo un mondo comunque ben strutturato e dagli scenari spettacolari e magici (a dimostrazione dell’ottima realizzazione tecnica) il tono poteva essere bilanciato da antagonisti maggiormente caratterizzati e da trame politiche meglio definite.

In definitiva, per giudicare coerentemente Lettera al Re sarebbe necessario sapere con certezza se ci sarà una seconda stagione, o se l’avventura di Tiuri e dei suoi compagni sia destinata a rimanere impressa in soli sei episodi.

Qualora si realizzasse la seconda ipotesi, la serie risulterebbe insufficiente e insoddisfacente, un tentativo mancato pieno di lacune e inconclusivo (nonostante il finale possa illuderci del contrario) di portare su Netflix un mondo fantasy alternativo a The Witcher, considerate le potenzialità (sempre inserendo la serie nel suo target) appena accennate.

La prima ipotesi ci appare comunque la più plausibile, considerando come lo stesso romanzo abbia ottenuto un sequel; tutto, come ormai sappiamo nel mondo dei prodotti del piccolo schermo, dipenderà dal responso del pubblico.

Prendendo la prima stagione di Lettera al Re per quello che ci risulta più probabile che in realtà sia, ovvero un assaggio dato da Netflix al pubblico per saggiare le  reazioni di questo, la serie risulta più che sufficiente e sollecita la curiosità di scoprirne di più sui regni, la magia e i personaggi presentati. In attesa di scoprire la sua vera natura, se ci sarà modo di farlo, con nuovi episodi.

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