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Unknown/Sconosciuto di Rutu Modan: La recensione della nuova edizione

Dario Cavallone 01/08/2015

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Coconino porta in libreria l’esordio di Rutu Modan, autrice Israeliana vincitrice di numerosi premi!

Kobi è un tassista a Tel Aviv, conduce una vita normale e ordinaria. Vita che prende una svolta netta quando una ragazza che conosce, che sta facendo il servizio militare, gli comunica che suo padre potrebbe essere rimasto vittima di un attentato: è stato infatti ritrovato un corpo irriconoscibile, con vicino un oggetto che apparteneva al padre di Kobi.

Il viaggio di Kobi alla ricerca della verità è quindi il fulcro della trama di “Unkown/Sconosciuto” di Ruti Modan, opera con cui l’autrice si è fatta conoscere nel mondo delle graphic novel ed ha avuto un ottimo impatto sulla critica americana.

Kobi inizierà un viaggio alla ricerca di se stesso, accompagnato da Numi, la ragazza che ha conosciuto e che gli ha comunicato la notizia, con cui inizierà ad avere un rapporto che va oltre la semplice amicizia.

La trama del fumetto pretende di avere alla base un mistero, quello della scomparsa del padre, ma è facile capire che il vero centro della storia sia il rapporto tra Kobi e il padre (non si parlavano da anni, prima della sua scomparsa), ma anche una Tel Aviv piena di contraddizioni, difficoltà per chi vive ma anche fascino e bellezza.

Sicuramente i toni di “Unknown/Sconosciuto” non sono dei più allegri: sarà il lettore a dover apprezzare la malinconia che pervade il fumetto, sia nei dialoghi ma soprattutto nelle ambientazioni e nei colori: come già detto, la trama non è delle più originali e complesse, ma solo un pretesto per il viaggio fisico ed interiore del protagonista.

L’autrice è quindi brava a comunicare i toni angoscianti della città, e riesce a tratteggiare abbastanza bene i due protagonisti: entrambi con difficoltà nei rapporti sociali, non sono magari due figure memorabili ma quantomeno coerenti con i toni della storia, e i dialoghi sono scritti senza sembrare troppo artificiali. Nessuno dei due però convince fino in fondo, non si riesce ad avere empatia od immedesimazione.

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Il personaggio forse più interessante si rivela il padre di Kobi, paradossalmente: nella sua assenza la ricostruzione della sua personalità e del suo carattere, ignorati da Kobi che si era allontanato da lui, sono un buon motore per la trama ma soprattutto creano una figura interessante.

Lo stile artistico dell’autrice non mi ha convinto particolarmente: il suo tratto morbido e sintetico, probabilmente ispirato a disegnatori famosi come Herge, sembra buono nelle intenzioni ma non altrettanto nella realizzazione: lo stile non ha una particolare originalità, alcune anatomie stonano nettamente e si avverte una certa piattezza. Meglio l’uso dei colori, tenui e che tendono a comunicare visivamente l’atmosfera opprimente della città.

Insomma, la prima graphic novel dell’autrice convince ma fino ad un certo punto: ne la storia ne i personaggi sono caratterizzati male, ma non rimangono impressi a lungo nella memoria ne si evidenza una particolare capacità o originalità, e lo stesso mi è sembrato per i disegni.

Per chi ama il fumetto esistenziale ed il mondo del Medio Oriente, sicuramente il fumetto è da consigliare, ma per il resto si tratta di un’opera discreta che non eccelle particolarmente.

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