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Spazio profondo – Dylan Dog n. 337 – Recensione

Carmine De Cicco 10/10/2014

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Un volume tutto a colori per il rilancio dell’Indagatore dell’Incubo. A firmarlo, Roberto Recchioni e Nicola Mari.

Dylan Dog 337

Dylan Dog n. 337 – Spazio profondo

Autori: Roberto Recchioni (testi), Nicola Mari (disegni), Lorenzo De Felici (colori)
Casa Editrice: Sergio Bonelli Editore
Provenienza: Italia
Genere: horror
Prezzo: 3,20 Euro
Data di pubblicazione: ottobre 2014

Il guaio di attendere a lungo, di aspettare per mesi tra pubblicità e anticipazioni, è quello che, magari, quando finalmente giunge il momento tanto atteso si rimane un po’ delusi. Nel caso di un fumetto annunciato con largo anticipo, arrivata la data d’uscita si corre in edicola e si legge la storia tutta d’un fiato. Magari si tratta pure di una buona storia, ma, «dannazione!, visto che l’ho aspettata così a lungo, qualcosa in più la pretendevo». Meccanismo psicologico che, diciamolo subito, con “Spazio profondo”, il numero 337 della serie mensile di Dylan Dog, quello del tanto atteso rilancio, non si innesca.

Lo scrissi già ai tempi delle mie ultime considerazioni su un albo dell’Indagatore dell’Incubo, “I raminghi dell’Autunno”. Al di là di fasi uno, fasi due, rilanci, rivoluzioni, leggeri ritocchi al logo e nuovi destini per i personaggi di sempre, quel che conta è leggere belle storie.

E sì, anche questa volta siamo in presenza di una bella storia. Particolare, se vogliamo, ma assolutamente godibile. Sì, potrebbe obiettare qualcuno – e in effetti sui social già è stato fatto – una bella storia che poco o nulla ha a che fare con il Nostro: sembra più di leggere Nathan Never o Orfani. Ma no, non è così. Lo spazio profondo del titolo, che sia quello interstellare o quello dei meandri più nascosti e inaccessibili dell’anima del personaggio di Tiziano Sclavi, è profondamente intriso dello spirito di Dylan Dog.

Quella raccontata da Roberto Recchioni e disegnata da Nicola Mari è una storia allegorica ed emblematica, ambientata su un’astronave che viaggia tra le stelle solo perché quando si scrive un racconto disegnato un’ambientazione pur bisogna dargliela. Ma se anche fosse stata ospitata da un altro sfondo, la sostanza non sarebbe cambiata: in circa cento pagine bisognava dir certe cose, lanciar certi segnali, ed è stato fatto. Bene.

Certo, la fantascienza, con la possibilità di clonare l’inquilino di Craven Road in maniera illimitata, facendo ora emergere un aspetto della sua personalità ora l’altro, ha aiutato l’autore romano. E poi le navi spaziali, l’enorme superficie del vascello da trasporto, i lunghi e freddi corridoi gravidi di pericoli, i personaggi nelle loro grosse tute da astronauta, il blu profondo dello spazio messi su carta da Nicola Mari e colorati da Lorenzo De Felici sono davvero un bel vedere. E anche quando, nelle ultime pagine dell’albo, l’ambientazione cambia, il risultato è lo stesso e suggella la validità dell’albo.

Un albo sospeso tra la vecchia e la nuova vita del personaggio, scritto in maniera certosina da Recchioni, che, come è stato detto, tradendo il personaggio – ma come, la fantascienza? – gli resta fedele, con quel non finale da incubo senza fine. Stiano tranquilli i lettori: date le premesse, neanche le belle storie dell’Old Boy avranno fine.

 

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