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Recensione Magnus – Racconti erotici e dell’orrore – Rizzoli/Lizard

Sergio L. Duma 31/08/2010

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Autori: AA.VV. (testi), Magnus (disegni)
Casa Editrice: Rizzoli/Lizard
Provenienza: Italia
Prezzo: € 24,00 pp. 226


Metto subito le mani avanti: non so se riuscirò a fare una recensione decente in questo caso (ammesso e non concesso che ci sia mai riuscito!) perché, avendo a che fare con l’artista in questione, e cioè il grande Magnus, un Maestro della letteratura disegnata, mi sento intimidito. Infatti, riuscire a descrivere la levatura artistica di colui che è stato uno dei maggiori illustratori del Novecento, almeno per me, è un’impresa immane.

Del resto, come si potrebbe non rimanere a corto di aggettivi quando si ha a che fare con il celeberrimo disegnatore di Alan Ford, Kriminal e Satanik, cioè tre opere memorabili, che ebbero il merito di svecchiare il fumetto italiano, con la loro valenza (penso soprattutto agli ultimi due) altamente eversiva per gli standard dell’epoca? Non voglio essere comunque frainteso: è evidente che si deve pure considerare Luciano Secchi, sceneggiatore di quei mensili, che ha avuto un’importanza pari a quella di Magnus. Però adesso si parla di questi, dal momento che è lui il protagonista indiscusso del volume Racconti Erotici e dell’Orrore, proposto da Rizzoli/Lizard (che ha già pubblicato altri gioielli del Maestro).

Come ben sanno i fan del compianto artista, Magnus non ha solo disegnato i fumetti da me citati ma ha anche, specie dopo aver concluso la collaborazione con la gloriosa Editoriale Corno, sperimentato una molteplicità di generi narrativi: basti pensare alla complessità de Lo Sconosciuto o alla fantascienza di Milady o al noir di Necron e la lista potrebbe continuare.

Tra le varie esperienze artistiche di Magnus non sono trascurabili le sue escursioni nei territori dell’horror e dell’erotismo. E in questi particolari ambiti, Magnus collaborò con la Edifumetto del mitico Renzo Barbieri che, negli anni settanta, pubblicò tantissimi albi sexy, bistrattati dai benpensanti dell’epoca, e poi rivalutati (ricordiamoci che tra i disegnatori di quei pocket c’erano autentici giganti dell’arte sequenziale come Leone Frollo e poi… siamo giusti: in quell’epoca ingenua molti scoprirono i primi turbamenti del sesso con splendide eroine come Zora, Jacula o Lucifera!).

Tra le storie realizzate per Barbieri da Magnus, due sono state particolarmente apprezzate e ricercate dai collezionisti. Ed entrambe sono proposte in questo bel volume. La prima, ‘Vendetta Macumba’, è un’opera horror suggestiva, riguardante il voodoo e gli zombi, disegnata con un gusto, una maestria e una raffinatezza impareggiabili. Segnalo soprattutto le sequenze in cui Magnus utilizza solo il bianco e il nero per illustrare i personaggi: una trovata geniale, ancora oggi di una portata innovativa indiscutibile (e questo parecchi anni prima che un certo Frank Miller, in Sin City, sperimentasse l’unione/scontro del black & white!). E, per giunta, in una trama dai toni horror, Magnus dimostra di saper essere ironico, inserendo in una vignetta una caricatura di Bonvi e se stesso su un paio di trampoli, sullo sfondo di un carnevale brasiliano!

La seconda storia, ‘Il Teschio Vivente’, presenta elementi erotici, ben mixati a quelli horror e fantasy, con echi della vicenda storica della principessa Rosmunda. Qui il tratto di Magnus, di tanto in tanto, richiama lo stile grottesco di Alan Ford (comunque appropriato poiché ne ‘Il Teschio Vivente’ non manca l’ironia). Ma alcuni esperti hanno rilevato influssi di Aubrey Beardsley, illustratore dell’estetismo fin de siécle; colui che, in pratica, ideò le scenografie della Salomé di Oscar Wilde e che fu uno degli artisti coinvolti nella rivista The Savoy e, tutto sommato, credo che non sbaglino. Basti osservare l’eleganza delle vesti della principessa, la minuziosità nella rappresentazione degli arredi e molti, certosini particolari delle vignette.

Bisogna puntualizzare che, in quest’opera, le sue donnine sono desiderabili come non mai e anche gli inserti che potremmo definire ‘hard’ sono caratterizzati da una leggiadria che li rende tutto tranne che volgari. Il volume è inoltre impreziosito da una chicca: una tavola intitolata ‘La Principessa Crudele’, commissionata a Magnus da un fan. In questo caso, il disegno è molto più realistico e meno caricaturale del consueto ed è di una bellezza sopraffina.

I testi sono lievemente datati e, da quanto si evince dalla lettura dell’ottima post-fazione di Fabio Gadducci, non sono opera di Magnus ma di alcuni sceneggiatori abituali della Edifumetto, rimasti anonimi, anche se non è escluso che il disegnatore vi abbia contribuito in qualche modo. In ogni caso, questo è un volume che non può mancare nella libreria degli estimatori del Maestro e di tutti coloro che amano il buon fumetto, indipendentemente dal genere. Fidatevi. E, anche se non sono stato in grado di scrivere una recensione come si deve, non mi resta da fare altro che inchinarmi, con rispetto e ammirazione, di fronte all’arte immortale di Magnus.


Voto: 8



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