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La Marcia Del Granchio -Recensione

Matteo Tarquini 29/03/2012

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La narrativa ci ha proposto storie con ogni sorta di animale, ma avreste mai immaginato quanto potesse essere interessante la vita di un granchio?

La Marcia Del Granchio

Autore: Arthur De Pins

Casa Editrice: Bao Publishing

Provenienza: Francia

Prezzo: 16€; 112 pp, col., bross.

Data di Pubblicazione: novembre 2011

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Dopo divertenti riflessioni sul sesso (“Il Chiodo Fisso” B&M Edizioni) ed interessanti riscritture di personaggi horror classici calati in un contesto eurodisneyano (“Zombillenium” ReNoir Comics), Arthur De Pins si cimenta con la “zoologia” e lo fa con risultati sorprendenti.

La Marcia del Granchioci mostra una storia apparentemente semplice (quella dei Cancer Simplicimus Vulgaris, una specie di granchio in grado di muoversi solo in linea retta, senza poter mai curvare), ma in realtà capace di toccare temi fondamentali come Libertà ed Unicità, in una forma capace di appassionare adulti e bambini.

De Pins introduce una variabile nel naturale scorrere degli eventi: la scoperta, da parte di uno di questi granchi, della possibilità di spostarsi in qualsiasi direzione grazie all’aiuto di un altro membro della specie, e quindi della possibilità di uscire da una vita fatta di monotonia ed anonimato (il protagonista, così come i suoi simili, data la mestizia della propria condizione non ha nemmeno un nome). Alla base di questo primo volume di 3 un incidente che potremmo definire “geometrico” (2 granchi che procedono su traiettorie incidenti) svela il valore della cooperazione e ci mette di fronte ad un piccolo atto di eroismo quotidiano, così semplice, ma allo stesso tempo così immenso.

Per De Pins è la forza della solidarietà che permette di superare le piccole e grandi difficoltà della vita, a partire dal bullismo, fino alle limitazioni di quella che potrebbe essere vista come una “disabilità genetica”, chiaro specchio delle varie discriminazioni che si ritrovano a subire ogni giorno persone con qualsiasi tipo di handicapp. Il vero motore dell’azione è però il Desiderio, desiderio di scoprire, di vivere, di essere, di libertà. Desiderio che ha per compagna un’immensa forza di volontà che permette di andare oltre quello che si potrebbe passivamente accettare, o meglio subire, come un destino ineluttabile, una predestinazione in negativo che non lascia scampo.


Graficamente questo “La Marcia del Granchio” riprende lo stile delle altre opere di De Pins, fatte di personaggi dagli aspetti cartooneschi e dai contorni netti, che si muovono su paesaggi “digitali” e vuoti sfondi monocromatici. Il tratto del francese risulta sicuramente piacevole, ma non è forse adatto a tutti i palati, col rischio che per alcuni possa risultare eccessivamente semplice ed appiattito da colori netti ed uniformi che contribuiscono a definire spazi scenici e personaggi. Se a livello grafico “La Marcia del Granchio” non è forse l’opera migliore di De Pins (da questo punto di vista “Zombillenium” è almeno una spanna sopra), l’originalità della storia e l’ottimo lavoro fatto con la caratterizzazione dei personaggi, ancor più complesso vista la loro natura granchiesca che rende più difficile l’immedesimazione, ne fanno ad oggi la sua opera migliore.
A chi dovesse piacere consiglio sicuramente i già citati “Zombillenium” e “Il Chiodo Fisso” (astenersi minorenni!), oltre a “Ghostopolis”, bellissima opera a metà tra “Pagemaster” e “Le Cronache di Narnia”, realizzata da Ten Napel e portata in Italia da Renoir.

Voto: 7

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