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Due parole sul servizio delle Iene su manga e sesso (*sigh*)

Federico Salvan 01/04/2016

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Vi giuriamo che non andava nemmeno a noi.

Allora: il 31 marzo Le Iene hanno mandato in onda un servizio di Nadia Toffa dal Giappone. Se volete guardarlo cercatelo, noi non lo linkeremo. Scopo: investigare su… no investigare non è la parola adatta; scioccare, ecco, scioccare l’opinione pubblica. Ingredienti: la pedopornografia nei manga e negli anime (si chiamano anime, non “cartoni manga”), l’esplicita e frequente presenza nell’immaginario erotico giapponese di minorenni, i maid cafè, le idol e le bambole gonfiabili dalle fattezze infantili.

Sul serio, avremmo voluto evitare di parlarne, ma ci sono un paio di punti che ci interessa chiarire.

1 – È ridicolo aprire un servizio dicendo “manga vuol dire anche cartoni porno”.

Manga, come ormai sanno anche i sassi, vuol dire fumetto. Che è un medium. Esistono film porno? Che domande. Romanzi? Ovviamente. Certo, i manga sono un bersaglio facile. E questa era chiaramente un’esca per cercare una facile polemica (e pubblicità) con… be’, noi appassionati. Alla fine infatti l’argomento hentai è stato trattato in modo marginale.

Per questo non staremo qui a spiegare l’errore che si fa nel confondere le cose. Lo sappiamo noi, lo sapete voi e lo sanno benissimo anche Le Iene, solo che a loro non interessava essere corretti.

2 – I problemi più grossi del servizio, lampanti per chiunque con un minimo di conoscenza delle cose giapponesi, stavano nella parte dedicata ai maid cafè e alle ragazze che ci lavorano (cameriere-intrattenitrici o buttadentro), dipinte tutte come prostitute grazie all’uso di un certo linguaggio (“si appartano con con i clienti”). Un’operazione quantomeno disonesta.

Ah, a proposito di disonestà: una delle ragazze intervistate alla domanda “Quanti anni hai” risponde “Ju-kyu”, che vuol dire 19. Non 15 come dice l’inviata e riportano i sottotitoli.

3 – Torniamo un attimo su manga e anime lolicon (e perché no, shotacon): la domanda che dovrebbe stare dietro al servizio è se questi, con le loro immagini di bambini ipersessualizzati, spingano alla pedofilia “attiva” (con veri esseri umani minorenni) o no. Un quesito sicuramente lecito a cui le Iene avrebbero però potuto trovare almeno una risposta semplicemente usando Google.

Nel 2012, infatti, il governo danese commissionò uno studio su questo argomento e il verdetto fu che no, il consumo di pedopornografia a fumetti o animata non fa diventare predatori sessuali.

Questo articolo potrebbe andare avanti ancora un bel po’ (en passant: le musiche di Naruto come colonna sonora? Spezzoni di Love Live! mischiati a anime lolicon?) ma sarebbe inutile. La questione della pedopornografia nei manga e di come si colleghi ai costumi sessuali nipponici sarebbe effettivamente molto interessante da affrontare in maniera non stereotipata dopo un’accurata documentazione.

Ci sono dei problemi con la rappresentazione dei minori negli hentai? Parliamone. Ma per bene.

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