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Sulla Collina, di Ilaria Ferramosca e Mauro Gulma [Recensione]

Vanessa Maran 09/03/2017

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Con un occhio di riguardo a Stephen King e ai film horror anni ’80, Sulla Collina vuole essere sia un omaggio a narrazioni sullo stile di Stand By Me che ai romanzi di formazione: tuttavia, a causa di una debole caratterizzazione dei personaggi e di disegni poco riusciti, il fumetto non riesce a raggiungere lo scopo che si era prefissato.

1985, Puglia. Un gruppo di quattro ragazzini decide di sfidare se stesso con una prova di coraggio, addentrandosi nel bosco di notte per raggiungere la casa abbandonata di una monaca assassina: è questa la premessa di Sulla Collina, il fumetto di formazione sceneggiato da Ilaria Ferramosca e disegnato da Mauro Gulma.

Fabio, Elia, Danilo e Simone pensano di avere tutto ciò che occorre, all’interno dei loro zaini targati Seven e Invicta: torce elettriche, fumetti, merendine e musica metal… Ma non sanno che quella sarà l’ultima notte che trascorreranno tutti insieme, anche se non per il motivo che loro (e anche il lettore) potrebbero pensare.

Tra leggende lontane e fatti di cronaca nera, i quattro ragazzi scopriranno che c’è qualcosa di ancora più terrificante e distruttivo dei fantasmi e dei mostri: qualcosa dal quale non è possibile tornare indietro.

sulla collina tunuè

Una tavola di Sulla Collina

Fin dalle prime pagine, si comprende il difetto principale di Sulla Collina: infatti si potrebbe sorvolare sui personaggi stereotipati (anche perché la narrazione è comunque molto scorrevole), ma non sui disegni, specialmente per quanto riguarda il tratto e le espressioni dei protagonisti.

I paesaggi sono più maturi e studiati, ma non bastano per compensare la superficialità con la quale sono state invece costruire le figure umane.

In generale, Sulla Collina può essere ricordato per una organizzazione ottimale delle vignette e per la loro disposizione all’interno della pagina, nel complesso ben studiata e consapevole: anche la sceneggiatura ha dei piccoli pregi, ma non sono sufficienti per rimediare ad una storia che non riesce totalmente a raggiungere il proprio scopo.

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