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Sergio Bonelli: la storia del fumetto italiano

Bruno Ugioli 28/09/2011

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Un’affettuosa celebrazione di Sergio Bonelli, morto in un ospedale di Monza dopo una malattia che l’aveva colto di sorpresa ad agosto. Un sentito grazie dal popolo di lettori che ha accompagnato per tutti questi anni con le sue grandi avventure.

Peste! avrebbe esclamato Tex, alla notizia della morte di Sergio Bonelli, piombata nel mondo dell’informazione come un fulmine a ciel sereno. E il fatto stesso che giornali e telegiornali abbiano parlato di una notizia riguardante il mondo del fumetto, e non in modo marginale, sta già ad indicare l’importanza (e la gravità) della circostanza. Ma del resto quanti editori possono vantare un cognome divenuto aggettivo: bonellide? Quanti editori possono schierare una scuderia di personaggi con così tanto successo e tirature così elevate? Quanti editori sono stati anche prolifici sceneggiatori e creatori di personaggi leggendari?

Per l’appunto, il signor Bonelli non era un editore qualsiasi, era un gigante, del fumetto e della cultura italiana in generale.

Nato 79 anni fa a Milano, ha proseguito l’opera di suo padre Gian Luigi subentrando a sua madre Tea, alla direzione dell’allora Cepim. Ha vissuto una doppia vita, con una doppia identità. È stato Guido Nolitta nella veste di sceneggiatore, proprio per rispetto all’opera di suo padre (come confessa in una storica intervista con Vincenzo Mollica), e con il suo vero nome ha battezzato la più importante realtà fumettistica del nostro paese.

Certo, quando qualcuno muore si fa a gara a parlare bene di lui, ma la cosa non comune riguardo al signor Bonelli, è il fatto che anche prima tutti testimoniassero un grande rispetto per una persona per bene. Le considerazioni più intime e private vanno lasciate ovviamente ai cari e agli amici, ma in fondo anche il popolo dei suoi lettori, che in tutti questi anni l’ha salutato alle fiere e l’ha incrociato sulla pagina della posta, ha stretto con lui un rapporto.

L’editore Bonelli amava salutare e dare il benvenuto ai lettori in ogni almanacco o speciale o numero a doppio zero, amava il bianco e nero ma prendeva atto del cambiamento dei tempi e della moderna preferenza per il colore, amava il fumetto tanto da dedicargli la vita, e tutta la sua grande passione.

Guido Nolitta amava l’avventura, persino più del western. Creava personaggi che agiscono, corrono e lottano tutto il tempo, per ciò che credono corretto. Amava i grandi ideali, la giustizia, il coraggio, il valore. Guido Nolitta insegnava ai ragazzi a diventare uomini giusti.

Per molti lettori, specialmente quelli occasionali, l’unico approccio con il fumetto è stato proprio con gli albi bonelli e con i personaggi positivi che abitano quelle pagine. Intere generazioni sono cresciute prima con quegli eroi, poi con Martin Mystère, Mister No, Dylan Dog, Ken Parker, Nick Raider, Nathan Never, giù fino a Napoleone, Julia, Magico Vento, Brad Barron, le nuove miniserie e i nuovissimi graphic novel. Da astuto e lungimirante esperto del settore qual era, Sergio Bonelli ha sempre saputo lanciare e valorizzare nuovi talenti per nuove storie, per nuove fette di pubblico. Mantenendo fermi gli ideali a lui cari, ha lasciato che fuoriclasse come Alfredo Castelli, Tiziano Sclavi, Giancarlo Berardi (per nominarne alcuni) cambiassero le cose dall’interno, a colpi di piccole rivoluzioni.

È stato un lungo viaggio quello fin qui, non privo di errori, ma certamente ricco di successi e importante per tutta l’industria del fumetto italiano, e non solo.

Ormai Sergio Bonelli non abita più questi luoghi, come suo padre, scomparso dieci anni fa, ora vive nelle immaginarie praterie del west che ha sempre frequentato, insieme ai suoi personaggi, nel ricordo del suoi affezionati lettori.

Basta fare un giro per la rete, fra blog, social network, siti specializzati e quotidiani, per capire il vuoto lasciato dalla sua scomparsa. C’è chi gli dedica un articolo, un disegno, un ricordo, un saluto commosso. È scontato dire che ci mancherà, ora resta da capire quanto.

E in ogni caso… grazie.

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