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Recensione: L’Isola del Tesoro di Hugo Pratt

Michele Guerrini 04/01/2011

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Autore: Hugo Pratt
Editore:
Rizzoli Lizard
Provenienza:
Italia
Prezzo:
€ 26,00


Il lascito del padre. Il gusto dell’avventura, metafora eccellente della ricerca dell’altro di cui abbiamo bisogno. Dell’avventura come simbolo di vitalità, condizione umana necessaria.

Ecco il tesoro di Hugo Pratt. Inizia, come accade spesso nelle opere del nostro, con un ricordo, un frammento di sé. L’ultimo regalo prima della scomparsa del padre in guerra, un libro, L’isola del tesoro di Stevenson.

Un’opera che tra le mani di Hugo Pratt è intrisa di quel romanticismo ingenuo e semplice dei ragazzi, di quella pulsione di morte\vita che tra spasmi e crampi muove il palco su mari e navi pirata, su isole insetti, tra gambe di legno e scheletri. Non si tratta in sé di una rivisitazione dell’opera di Stevenson, quanto di una sua messa in opera. In un formato orizzontale che permette una maggiore intrusione, anche ironica, dell’autore, le tavole hanno tutto lo spazio necessario per degustare pienamente i dettagli ed il senso narrativo\letterario della storia. Non parliamo quindi di un semplice esercizio di stile, di riproporre la storia di Stevenson in immagini, ma di darle un senso mainstream, un sapore non “intellettuale” (la prima stampa di quest’opera fu infatti Il corriere dei PIccoli -ben 50 anni fa-). Anche il noto e fondamentale senso interpretativo dietro L’Isola del Tesoro, come pure in Il ragazzo rapito (altra opera, di Mino Minalni, rivisitata da Pratt e contenuta in questo volume) del rito di passaggio, da adolescenza all’età adulta, viene meno per certi versi per lasciare il passo al muoversi veloce delle mosse degli attori, degli scenari e dei dialoghi, sì stereotipati, sì prevedibili, ma sì impossibili da modificare, in quanto parte fondante di questo immaginario.

E le storie? Io non ne voglio parlare. Qui si parla di arte figurativa, di studi di semiologia sui marinai e pirati per fare una storia per ragazzi, di attrazione per il mare e il mistero, mica di riassunti. Chi cerca quest’opera per leggere parte svantaggiato. Bisogna dedicarcisi con tutto il corpo. Mangiarla come un cannibale, letterario, ma cannibale di immagini e illusioni.


voto: 8

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