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Glenn Gould: una vita fuori tempo [Recensione]

Vanessa Maran 04/03/2017

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È possibile raccontare la musica attraverso un medium “muto” come il fumetto? Sandrine Revel risponde positivamente con “Glenn Gould. Una vita fuori tempo”, biografia “sinestetica” di uno dei più grandi pianisti del secolo scorso

Affrontare il tema della musica, in un fumetto, non è semplice. E per il motivo più ovvio: per quanto un autore possa evocare una certa canzone, una certa atmosfera, un certo stato d’animo, la reazione del “lettore” non rispecchierà mai quella di un “ascoltatore”. Tuttavia, nessuno vieta al fumettista di avvicinarsi il più possibile al risultato che vorrebbe ottenere.

La biografia che la francese Sandrine Revel dedica a Glenn Gould (1932-1982), definito da molti il pianista più geniale del Novecento, è in tal senso un risultato riuscito, tanto che la graphic novel ha ottenuto il Prix Artémisia 2016, importante riconoscimento nell’ambiente del fumetto al femminile.

Glenn Gould non è stato “solo” un pianista di enorme talento, ma anche un personaggio dalla ricca “anedottistica”: la graphic novel, infatti, alterna momenti-chiave della sua vita (dal suo debutto a tredici anni con la Toronto Symphony Orchestra all’annuncio della sua morte) a tante curiosità che hanno contribuito alla costruzione del “mito Gould“.

Gould era il pianista in grado di fare il “tutto esaurito” ai concerti, ma anche l’uomo che preferiva la solitudine al contatto con la massa (anche se affermò di amare i singoli individui). Si ritirò ben presto dalle scene per occuparsi di programmi radiofonici e, soprattutto, delle registrazioni in studio: non a caso affermò di adorare la registrazione, “perché se accade qualcosa di eccezionalmente bello so che questo rimarrà e, se non succede, c’è sempre un’altra possibilità di raggiungere l’ideale”.

Revel mette in evidenza proprio le eccentricità di Gould, non mostrandole come aneddoti fini a se stessi ma inseriti all’interno di una biografia che alterna la giovinezza del pianista con il suo declino, sequenze oniriche con pagine intere formate dalle mani di Gould intente a suonare il piano.

Il lettore deduce e conosce il punto di vista di Gould per quanto riguarda la musica non solo attraverso le sue paranoie, la sua biografia e i commenti dei critici, ma anche per merito delle illustrazioni e i colori di Revel. La predominanza dei grigi è un chiaro riferimento all’aspirazione massima di Gould, ossia il raggiungimento di uno stato di contemplazione possibile solamente attraverso la solitudine: solitudine intesa come nutrimento della creatività dell’essere umano.

Per concludere, l’opera di Sandrine Revel è un valido volume per le librerie degli appassionati di musica classica, ma anche per chi ha un debole per le biografie a fumetti: la graphic novel, infatti, si basa su una buona documentazione (studiata e approfondita nel corso di tre anni) e vanta un’elegante edizione, curata in Italia da Bao Publishing.

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