E’ stato un vero e proprio viaggio quello di WandaVision, la serie che di fatto ha aperto la Fase 4 del Marvel Cinematic Universe. Giunti al finale, intitolato non a caso “The Series Finale” siamo pronti a tirare le somme di questa prima avventura televisiva Marvel pensata per Disney Plus.

Ve lo diciamo subito: questo articolo contiene spoiler per chi non ha visto interamente WandaVision.

WandaVision, what a journey has been

Dopo teorie, elucubrazioni, ansia da appuntamento settimanale (un’esperienza condivisa che non capitava dai tempi di Lost e Game of Thrones) siamo arrivati all’epilogo e alla resa dei conti. Nello spirito del meta-titolo, che celebra e omaggia la tv e la struttura seriale come già fatto nelle puntate precedenti, si tratta di un finale-finale, che lascia aperto solo uno spiraglio al futuro (ma non a una seconda stagione, a quanto pare, ed è giusto così).

wandavision 1x09 recensione series finale

WandaVision è stato davvero un viaggio nel senso tanto letterale quanto metaforico del termine. Un viaggio nella mente di Wanda (e Visione), una serie che ha permesso (e questo potrebbe essere l’intento anche delle prossime miniserie Disney Plus) di dare spazio a personaggi che non avevano avuto la loro giusta importanza al cinema, surclassati dagli Eroi più potenti della Terra, diventando di fatto un’appendice di ciò che abbiamo visto nel Marvel Cinematic Universe.

Elizabeth Olsen e Paul Bettany hanno dimostrato di tenere benissimo la scena, di avere una chimica impressionante tanto nel dramma quanto nella commedia, e di riuscire a mostrare una girandola di emozioni una dopo l’altra nella stessa sequenza. Soprattutto la Olsen meriterebbe davvero almeno una nomination a qualche premio importante grazie a questo ruolo, per scardinare l’idea che cinecomic significa mero intrattenimento e quindi non meritevole di riconoscimenti.

La serie poi ha avuto una complessa gestazione, e non stiamo parlando del suo essere arrivata prima e non seconda (seguirà The Falcon and The Winter Soldier che doveva essere la prima e arriva invece dal 19 marzo su Disney Plus). All’inizio con quell’approccio da sitcom così anacronistico aveva spiazzato non pochi spettatori. I Marvel fan si erano gasati all’idea di cercare mille indizi e soprattutto easter egg relativi ai fumetti (e quelli televisivi alla storia della tv e delle sitcom), mentre altri erano rimasti più tiepidi.

Poi l’evoluzione da commedia a dramma aveva portato a un’accettazione generale senza dimenticare qualche scossone lungo la via (come il “Fietro” di Evan Peters già visto nella saga cinematografica degli X-Men di proprietà 20th Centuries e quindi ora sotto la Disney). Arrivati al finale, l’epilogo è molto più semplice di quanto ci si potesse aspettare (non è stato coinvolto il tanto chiacchierato Multiverso, ad esempio, e la puntata è la più “Marvel” di tutte per l’aspetto action da scontro finale) ma non per questo meno doloroso per i personaggi.

Alcune nostre teorie precedenti si sono rivelate veritiere: il minutaggio è aumentato col passare degli episodi, dai 20 delle sitcom siamo passati ai 40 più lasciavamo la fake WestView (o se preferite l’Hex) per tornare alla realtà, per arrivare ai 50 del finale, perché davvero oramai non c’è più niente da ridere. Quella che si era dimostrata una lunga seduta psicanalitica e soprattutto una complessa evoluzione del lutto ha trovato conferma e compimento nel finale.

Wanda è passata attraverso tutti gli stadi, arrivando ad accettare la morte di Visione e soprattutto ad essere pronta al sacrificio. Se la sua Scarlet Witch è stata letteralmente forgiata (come dice la rivelata Agatha Harkness di Kathryn Hahn) dal dolore attraverso la magia che ha dentro di se, creando non solo l’Hex ma anche gli stessi Visione e i gemelli, ora deve rinunciare a loro se vuole “liberare dalla maledizione” i malcapitati abitanti di WestView e farli tornare alle loro vite normali. In questo senso la Marvel ha fatto entrare la magia e l’aspetto mistico nel MCU, molto più di quanto fatto con Doctor Strange al cinema.

Dolore è la parola chiave di questa miniserie.What is grief if not love perseviring?” diceva Visione nello scorso episodio, e non potremmo che essere più d’accordo. Wanda (ora Scarlet Witch di nome e di fatto) ha imparato che la morte fa parte della vita e che il ricordo delle persone amate non ci abbandona mai (“la famiglia è per sempre” dice ai suoi figli in questo finale). Si era già scontrata con la morte dei genitori e del fratello gemello Pietro (Aaron Taylor-Johnson) prima di Visione, in quest’ultimo caso essendo lei stessa a ucciderlo, guardandolo morire davanti a se.

WandaVision: molto più che una serie per Marvel fan

Dopo un anno e più di pausa, la Marvel è tornata, apparentemente più forte e coraggiosa che mai, pronta a sperimentare e sorprendere ancora una volta. Sarebbe sbagliato però considerare WandaVision come una serie per soli Marvel fan: questo non solo perché, tolti tutti gli easter egg e simili, fumettistici e non, ha portato una grande meta-analisi della struttura televisiva, seriale e delle sitcom, letteralmente “storia della tv”.

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Quindi un prodotto realizzato tanto per i serial addicted quanto per i Marvel addicted. La casa, il luogo per eccellenza delle comedy multicamera girate in pochi ambienti soprattutto interni, diviene quasi catartica nel finale, ed è spesso sede anche delle storie horror: proprio WandaVision è un grande mix di tutti questi generi frullati insieme.

Quei due lunghi spiegoni nel quarto e nel penultimo episodio hanno due sensi molto più profondi che all’apparenza: il primo serviva a presentare un episodio in stile Agents of S.H.I.E.L.D. (o dovremmo dire Agents of S.W.O.R.D.) che iniziasse a virare dalla commedia al dramma, quindi per mostrare anche visivamente e strutturalmente il cambiamento nella coscienza di Wanda.

Il secondo è una vera e propria seduta psicanalitica “magica” di Wanda con Agatha che da brava psicoterapeuta mistica la porta a scavare nel proprio dolore per arrivare all’origine di tutto, anche del perché abbia scelto le sitcom e di come lei e Visione si siano avvicinati. Quel “I cant’ feel you” dice molto di più di quanto può sembrare di primo acchito.

È proprio questo il punto. Non bisogna fermarsi alla superficie con WandaVision. Anche se è proprio quella superficie a renderla accessibile a tutti. Il finale ha “ridotto” la vicenda a una risoluzione guerresca fra i due Visione (quello creato dalla mente di Wanda e quello rimesso insieme dalla S.W.O.R.D.) e fra Agatha e Wanda, anche se in realtà si tratta dell’ultimo stadio dell’accettazione del lutto per lei: non bisogna combattere la morte, perché fa parte della vita.

La scelta che potrebbe far storcere di più il naso è quella di rendere Fietro (il fake Pietro di Evan Peters, che è quello degli X-Men e non quello del MCU di Aaron Taylor-Johnson) non un ingresso dal Multiverso, bensì un semplice attore assunto da Agatha (che fin dal nome ha trollato allegramente i fan).

Ma se davvero fosse stata aperta la parentesi Multiverso collegando irrimediabilmente e corposamente le miniserie Disney Plus a tutta la Fase 4 e 5 del MCU, non ci sarebbero state le lamentele da parte degli spettatori “casuali” che la storia diveniva troppo legata e collegata, e quindi complessa da seguire? Come del resto già capitato con Infinity War e Endgame.

I Marvel Studios e Kevin Feige hanno quindi pensato di creare un prodotto che fosse per tutti: le famiglie, i Marvel fan, i serial addicted orfani dell’appuntamento settimanale e dell’esperienza condivisa, gli spettatori più occasionali e abituati all’appuntamento Marvel al cinema che per il momento si è spostato in tv.

Non possiamo dire che non ci siano riusciti, cambiando genere, durata, struttura di episodio in episodio, adoperando mille escamotage. Se The Big Bang Theory aveva portato “alle masse” il paradosso del Gatto di Schrödinger, WandaVision immette quello sulla Nave di Teseo, mai così azzeccato per i due Visione che non si sentono completi come il “Visione originale”.

WandaVision: le scene post-credits in pieno Marvel Style

L’esperienza condivisa di WandaVision in un certo senso è durata fino ai minuti finali. Questo perché nella migliore tradizione Marvel ha proposto non una, ma ben due scene post-credits. Quel non premere “stop” ma aspettare qualche minuto ancora per rimanere forse sorpresi ricorda proprio, oltre a un aggancio su ciò che verrà, l’attardarsi al cinema insieme ad amici e spettatori per scoprire l’easter egg sulla prossima mossa del MCU. In questo caso, un aggancio meno forte di quanto ci si potesse aspettare, ma non per questo meno emozionante.

La scena mid-credits vede protagonista Monica Rambeau (Teyonah Parris) che viene chiamata in un cinema (!) da uno dei mutaforma amici di Captain Marvel, la migliore amica della madre oramai deceduta. Quella post-credits ha invece al centro proprio Wanda, isolata nei boschi, mentre la sua Scarlet Witch armeggia pericolosamente con il Darkhold, il libro dei dannati che avevamo già visto in Agents of S.H.I.E.L.D. Chi è la miglior serie Marvel adesso? Difficile dirlo, ma WandaVision ha sicuramente segnato un importante tassello non solo nella storia audiovisiva della Marvel ma anche della tv tutta.

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