Fino all’Ultimo Indizio, thriller procedurale e psicologico diretto e sceneggiato da John Lee Hancock (The Blind Side, Saving Mr. Banks, The Founder), con protagonisti i premi Oscar Denzel Washington (Training Day, Glory), Rami Malek (Bohemian Rhapsody, No time to Die) e Jared Leto (Dallas Buyers Club) arriva in Italia.

Il film sarà disponibile dal 5 marzo in digitale per l’acquisto e il noleggio premium su Amazon Prime Video, Apple Tv, Youtube, Google Play, TIMVISION, Chili, Rakuten TV, PlayStation Store, Microsoft Film & TV e per il noleggio premium su Sky Primafila e Infinity.

Fino all’Ultimo Indizio – …nella Los Angeles del 1990

Joe “Deke” Deacon (Denzel Washington) è vice sceriffo della Kern County nel nord della California. La sua vita è tranquilla e quasi eremitica ma è particolarmente turbato dalla richiesta del suo capitano di raccogliere delle prove rimaste nel laboratorio della scientifica di Los Angeles.

Deke vorrebbe passare meno tempo possibile nella Città degli Angeli ma quando arriva lì ad attenderlo c’è la burocrazia che lo costringe a rimanere lì almeno un altro giorno e soprattutto l’incontro con i vecchi colleghi che non sembrano particolarmente felici di rivederlo.

Deke attira l’attenzione del giovane e rampante sergente Jim Baxter (Rami Malek) che, incuriosito dalla sua aurea leggendaria nel Dipartimento, gli chiede aiuto per il caso che sta seguendo. Jim infatti è sulle tracce di quello che ha tutta l’aria di un serial killer che predilige giovani donne.

La visita ad una scena del crimine “fresca” instaura fra i due un rapporto di diffidenza e stima. Deke sembra interessato al caso, Jim non disdegna l’esperienza del vice sceriffo.

Quando i due finalmente superano la diffidenza reciproca iniziano a comparare note su questo caso e quello che molti anni prima aveva portato Deke all’allontanamento da Los Angeles. Che si tratti dello stesso uomo?

Mentre Jim fa affidamento sulle più moderne tecniche di indagine scientifica, Deke è un investigatore vecchio stampa. I due individuano così in Albert Sparma (Jared Leto) un possibile sospetto.

Ma mentre il primo si scontra con una insufficienza di prove per incriminarlo, il secondo deve fronteggiare l’arguzia del sospetto che non sembra cedere. I due detective sono provati.

Deke rivive l’ossessione del caso mai risolto, e di cui scopriamo un tragico risvolto, mentre la scientifica sicurezza e l’abnegazione di Jim per le regole iniziano a sfaldarsi. I due decidono di giocarsi il tutto e per tutto sperando che Sparma venga tradito da un dettaglio, da una di quelle piccole cose che fa la differenza ma il finale capovolgerà drammaticamente i ruoli e sarà Deke a “salvare” Jim proprio grazie ad una di queste piccole cose.

Fino all’Ultimo Indizio – nella mente dell’investigatore

John Lee Hancock mette finalmente una sceneggiatura che risale ad altro 20 anni e con Fino all’Ultimo Indizio confeziona un thriller robusto e interessante che miscela la componente procedurale con quella psicologica facendo dell’atmosfera e di un gusto tipicamente anni ’70 il suo punto di forza.

Proprio il noir e i grandi polizieschi degli anni ’70 sembrano essere la fonte di ispirazione per il regista sceneggiatore che utilizza l’elemento procedurale, abusato da una certa produzione televisiva da metà anni ’80 in poi, più per mettere in difficoltà i due protagonisti che per aiutarli nella loro indagine.

In questo senso Fino all’Ultimo Indizio si stacca in maniera decisa dagli stilemi tipici del thriller psicologico lasciando all’antagonista un ruolo quasi marginale nello sviluppo del plot che invece è giocato tutto nel contrasto fra Deke e Jim e nella loro discesa lenta ma inesorabile nell’ossessione per la risoluzione del caso.

Come fare quando le prove non riescono ad incastrare il sospettato? Come possono due volenterosi detective cogliere in fallo un individuo sadico e intelligente senza letteralmente impazzire?

Fino all’Ultimo Indizio gioca su una serie di capovolgimenti di ruoli e punti di vista in maniera mai banale e talvolta molto ricercata e raffinata ma non senza qualche passaggio meno riuscito.

Fino all’Ultimo Indizio – ritmo e recitazione

Il primo atto di Fino all’Ultimo Indizio (indicativamente i primi 45 minuti circa) soffrono di una decompressione esasperata quasi da neo-noir che inficia non poco l’attenzione dello spettatore pur attratto da una Los Angeles del 1990 moderna ma non ancora completamente uscita dagli anni ’80 e tipica dei polizieschi action.

Dialoghi ridotti al minino (ma questo avverrà per larga parte del film), riprese spesso in notturna in una città spettrale con movimenti di camera sempre molto posati che prediligono l’avvicinamento e l’allontanamento anziché verticalità e orizzontalità amplificando così più la tensione che il ritmo narrativo.

Pian piano però il film inizia ad ingranare complici anche un Denzel Washington e Rami Malek che, terminata la fase di introduzione dei loro personaggi dalle caratteristiche ben precise, iniziano a scavare nella loro psicologia dando più personalità alla loro interpretazione.

Forse c’è un pizzico di eccessiva drammaticità in Washington e una rigidità di fondo di troppo in quella di Malek ma i due alla fine si completano anche alla luce del finale che paga idealmente dazio a David Fincher e al suo cult Seven.

Ad una serie di caratteristi spetta il compito di ricoprire il ruolo dei vari personaggi secondari del film formando così un cast dalla composizione “vintage” in linea con l’umore della pellicola stessa.

L’ingresso in scena di Jared Leto completa infine un riuscitissimo mix attoriale per una prova complessiva più che convincente.

L’ex-Joker giganteggia con il suo solito metodico approccio al ruolo uscendone particolarmente luciferino. Un serial killer sui generis rispetto a quelli di cinema e TV a cui siamo stati abituati ma per questo ancora meno inquietante: di lui infatti non riusciamo di fatto mai a capire le reali motivazioni.

Fino all’Ultimo Indizio è consigliato quindi agli amanti del cinema anni ’70 e a quello dei thriller meno convulsi e caciaroni. Un buon film che soddisferà quindi gli amanti del genere e più in generale gli spettatori in cerca di qualcosa che non si vedeva da un po’ “al cinema”.

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