Dampyr 226 – Hellfire Club | Recensione

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Un albo dal gusto horror britannico, che ricorda le pellicole della Hammer, per iniziare al meglio l’anno dampyriano.

L’anno  nuovo della Sergio Bonelli Editore si apre subito con l’uscita dell’albo 226 della serie Dampyr. Harlan Draka è stato piuttosto centrale l’anno scorso per la casa editrice di Via Buonarroti, soprattutto grazie all’annuncio di un film dedicato che uscirà nel 2020; ma anche per un volume di pregio pubblicato durante il Lucca Comics and Games che ha messo in luce tutta la maestria e la sapienza artigianale della SBE.

Il primo albo di questo 2019 è un omaggio alle atmosfere della Hammer, casa di produzione inglese che tra gli anni Cinquanta e Settanta rilanciò alcuni mostri classici dell’horror, con pellicole diventate iconiche, e consacrando attori come Christopher Lee e Peter Cushing. Le atmosfere dei film più tardi della Hammer (quelli nei quali la profusione di sangue era affiancata ad un erotismo spinto) sono un punto centrale di Hellfire Club, nel quale proprio l’erotismo ed il sesso la fanno da padrone.

La storia infatti inizia con un prologo ambientato nel 1762 all’interno di un antico palazzo situato nella contea del Kent, nel quale nobili aristocratici annoiati, facenti parte proprio dell’Hellfire Club, organizzano feste orgiastiche in onore della dea nera. Si tratta di una ritualità che non si è persa neanche nei nostri giorni, e dietro la quale si nascondono sfruttatori di persone deboli e bisognose.

La presenza di Harlan Draka a Londra permetterà di approfondire meglio questi spunti, oltre a far appurare la verità sulle indagini relative alla morte di un immobiliarista, ed alla successiva scomparsa di un’agente, Marion Wright, la quale addentrandosi proprio in quell’antico palazzo del Kent, troverà terrore, violenza e sangue.

Con Hellfire Club ci troviamo all’interno di una storia horror dal gusto anglosassone, e che, avendo di base una componente erotica piuttosto rilevante, avrebbe potuto ancora più spingere su un certo tipo di atmosfere. Ciò che Kubrick ha fatto magistralmente con Eyes Wide Shut (riprendendo il romanzo Doppio Sogno di Arthur Schintzler) sarebbe potuto essere una base interessante anche per Hellfire Club.

Le atmosfere che giocano su mistero, sogno ed erotismo, sono ideali in storie di questo genere, mentre in Hellfire Club Nicola Venanzetti dà più spazio all’horror ed al thriller, mettendo la componente visionaria un po’ da parte. Il che è un peccato considerando che i disegni di Fabrizio Longo, dalla linea discontinua, sono ideali per dare spazio ad atmosfere rarefatte.

Resta il fatto che Hellfire Club è un buon albo dampyriano, con un finale un po’ diverso dal solito, nel quale usualmente Harlan si scontra con il Maestro della Notte di turno. Questa volta Dampyr, per poter contrastare la dea al centro dei riti orgiastici, avrà bisogno di un personaggio di supporto proveniente da un altro mondo.

Inoltre, le atmosfere e l’ambientazione inglese (non declinata nella sua versione medievale e fantasy) si prestano bene per storie con al centro Harlan Draka e meriterebbero qualche altro albo dedicato. Sappiamo bene che questo sarà un anno abbastanza intenso per Dampyr, ricco di personaggi ed eventi (aspettiamo, ad esempio, una storia che metta al centro il creatore di Conan il Barbaro, ovvero Robert E. Howard, appena intravisto in un recente albo dedicato a Lovecraft).

Il 2019 servirà a lanciare Dampyr verso un 2020 memorabile, considerando che si tratterà dell’anno del ventennale, e del periodo nel quale uscirà l’adattamento cinematografico dedicato ad Harlan Draka.

Insomma, la comunità dampyriana può già iniziare a sfregarsi le mani.

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