Gli orrori raccontati nelle storie di H.P. Lovecraft vivono anche nel ventunesimo secolo e sulle pagine di Dampyr.

Quella che lo sceneggiatore e curatore della serie Mauro Boselli fa ad un certo punto de Gli Orrori di Red Hook, attraverso alcuni dei personaggi protagonisti, è una sorta di analisi storico-sociale della condizione di diversi scrittori ai primi del Novecento. H.P.Lovecreft e Robert Howard lavoravano per la stessa rivista, quella Weird Tales, che è diventata una pietra miliare nella storia della letteratura fantastica. Il loro percorso creativo e di vita viene paragonato a quello di Emilio Salgari, il creatore di Sandokan, il quale al pari dei suoi colleghi d’oltreoceano ha riversato sulle pagine dei suoi scritti tutta la fantasia capace di farlo evadere da una vita grigia e opprimente, paradossalmente oberata dagli eccessivi ritmi di lavoro della professione di scrittore.

Ma Gli Orrori di Red Hook approfondisce soprattutto il personaggio di Lovrecraft, e va a scavare parecchio nelle sue sfaccettature meno positive (sociopatia e razzismo su tutte), ma allo stesso tempo tira fuori le sue visioni fantastiche più deliranti per creare un ottimo fumetto di Dampyr.

Harlan, Kurjak e Tesla vengono chiamati a New York per indagare su quei mostri di Red Hook, che Lovecraft ha raccontato nelle sue storie, ma che, a quanto pare, non sembrano essere solo creature confinate nella fantasia dello scrittore di Providence.

Il collegamento di questo albo viene fatto con alcune creature già viste in fumetti precedenti, e con una setta che riesce a ricollegare personaggi dampyriani e figure dell’universo di Lovecraft.

Mauro Boselli riesce a tirare fuori una storia citazionista, ma che scava nell’essenza dei personaggi messi al centro del fumetto: Lovecraft, e lo stesso Howard (il creatore di Conan il Barbaro che fa una fugace presenza) vengono rappresentati non per ciò che sono diventati, ma per ciò che erano nell’intimo. Quindi non delle icone letterarie, ma degli esseri umani descritti nel pieno delle proprie crisi e fobie.

Probabilmente, se Boselli fosse riuscito a scavare ancora di più all’interno di queste tematiche, rendendole ancora più centrali, staremmo qui a parlare di un albo che travalica i confini della serie Dampyr, capace di raggiungere picchi di qualità tematica e narrativa altissima a livello fumettistico. Ma, anche se non arriva a fare tutto questo, Gli Orrori di Red Hook è da considerare un gran bel numero di Dampyr.

A impreziosirlo sono i disegni di Paolo Raffaelli, che con uno stile raffinato, dal tratto puntellato, e vagamente vintage, riesce a dare una cifra autoriale alle storie di Dampyr, e bagna la sua prima presenza sulla serie con una grande prova artistica.

Gli Orrori di Red Hook è quindi un ottimo fumetto non solo per gli appassionati di Lovecraft, ma rappresenta anche una bella storia per tutti gli appassionati di horror e fantastico. Le atmosfere della New York degli anni Venti si respirano e vengono rappresentate in maniera impeccabile. La zona periferica di Red Hook, così tanto odiata da Lovecraft, è uno squarcio su quelle periferie urbane americane che oggi attirano tanto per le trasposizioni televisive, e nelle quali sono nate generi musicali che oggi spadroneggiano.

Insomma, Gli Orrori di Red Hook, è un ottimo albo di Dampyr che tocca anche tematiche importanti a livello socio-culturale, e che meriterebbero un’ulteriore approfondimento. Magari ciò verrà fatto in un prossimo albo dedicato ad Harlan Draka, o in un altro fumetto della SBE, che negli ultimi tempi si è sempre più aperta a racconti di ogni tipo e di ogni genere (grazie anche alla sua nuova etichetta Audace).

 

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