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LA QUARTA VARIAZIONE e il trattato sull’adolescenza [Recensione]

Emiliano Sportelli 25/11/2016

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Con la collana “Le città viste dall’alto” la Bao presenta il fumettista italiano Albhey Longo che con la sua opera “La quarta variazione” fa una disamina completa e accurata del periodo più bello e breve di ogni ragazzo: l’adolescenza.

Chi l’ha detto che esiste solo Zerocalcare? Nonostante il grande impatto mediatico, di critica e di pubblico che il fumettista di Rebibbia ha avuto con i suoi lavori (ultimamente ha anche ritirato un premio a Parigi), la presenza del fumetto italiano è davvero densa e forte e sotto l’ombra di Michele Reich pulsa una realtà non indifferente.

Quanto appena detto è in linea con il lavoro di Alberto Longo (in arte Albhey Longo) La quarta variazione fumetto tutto made in Italy che la Bao Publishing propone nella collana “Le città viste dall’alto”. Un lavoro attento e limato che, nonostante la giovane età dell’autore cagliaritano, riesce a rimanere addosso al lettore al termine della lettura, portandosi dietro un senso di quella dolce e al tempo stesso amara nostalgia derivante dal ricordo dell’età adolescenziale.

E sì perche ne “La quarta variazione” il tema dell’adolescenza risulta, più che in altre opere, elevato ad esponente forza cento. Sono i ragazzi i protagonisti del fumetto di Longo, loro sono gli apripista che apparecchiano una discesa andata e ritorno verso gli anni del liceo, concedendosi anche un excursus sul “gentile” periodo che è stato la pre-adolescenza.

Albhey Longo racconta la storia di Marco, è all’ultimo anno del liceo artistico, ama disegnar fumetti e non sa cosa fare del suo futuro. Un profilo simile a tutti gli adolescenti della cosiddetta Generazione Y (i millenials insomma) che non hanno chiaro (come giusto che sia) il proprio futuro a 18 anni.

Marco come detto è uno di questi, sempre in bilico sul da farsi, con la testa piena di idee, la musica hardcore a tutto volume e una matita in mano. Le sue insicurezze sono però messe a tacere (almeno in parte) da Sofia, compagna di classe che saprà indirizzare il ragazzo verso una scelta giusta.

Per le tematiche trattate, la “velocità” di lettura del fumetto e il tratto pop del disegno è difficile non accostare l’opera di Longo con quelle del più celebre Zerocalcare.

Entrambi hanno infatti snocciolato un tema caro ai nostalgici (con molta probabilità i due autori fanno essi stesse parte di questa categoria), richiamando alla mente del lettore quel passato così sfuggevole. Albhey Longo non cade in false retoriche o altro, ma racconta una storia quasi autobiografica e di conseguenza vera; la scelta di far “parlare” principalmente i ragazzi risulta essere l’arma vincente che avvicina in maniera assoluta lettore e personaggio; in fin dei conti tutti siamo stati un po’ come Marco: contesi tra sogni e realtà.

“La quarta variazione” diventa dunque quel fumetto che mancava per riappropriarsi (anche se solo per un breve momento) dei propri ricordi da eterni indecisi.

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