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Caso Shogakukan: tra cancellazioni, pseudonimi e reazioni dei mangaka

Eleonora Masala 03/03/2026

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Negli ultimi giorni il nome di Shogakukan è finito al centro di una vicenda che sta facendo molto discutere online. Tutto è esploso dopo una serie di comunicati ufficiali pubblicati dalla casa editrice in merito a situazioni delicate legate ad alcuni autori.

Nel primo caso, Shogakukan ha annunciato la cancellazione del manga Jojin Kamen, serializzato sull’app Manga One, in seguito alle gravi accuse emerse contro Shoichi Yamamoto, coinvolto in procedimenti giudiziari per presunte violenze risalenti al 2016, quando insegnava in un istituto d’arte. L’editore ha ammesso come un errore avergli affidato un nuovo progetto. Un suo precedente manga era già stato interrotto nel 2020 e ufficialmente cancellato nel 2022, dopo una condanna legata al possesso di materiale illecito. Il secondo lavoro, pubblicato sotto pseudonimo, si è rivelato comunque riconducibile allo stesso autore, e proprio questo aspetto ha acceso ulteriori polemiche.

Un ulteriore approfondimento ha ipotizzato uno scenario ancora più complesso, parlando di possibili tentativi di copertura interna e mettendo in discussione il ruolo dell’editor che avrebbe seguito l’autore in entrambe le fasi, con identità diverse ma sotto la stessa supervisione.

Le reazioni nel settore non si sono fatte attendere. Autori come Sumi Eno e il creatore di Cosmos hanno espresso pubblicamente il proprio dissenso, arrivando a valutare l’idea di non pubblicare più sulla piattaforma.

Nel frattempo, alcune opere di rilievo come Frieren – Oltre la fine del viaggio e le serie di Rumiko Takahashi non risultano più disponibili su Manga One, pur restando accessibili su Sunday Webry e altre sedi ufficiali.

A complicare ulteriormente il quadro c’è la rivelazione che “Miki Yatsunami”, autore di Seisou no Shinrishi, sia in realtà Tatsuya Matsuki, già sceneggiatore di Act-Age e condannato in passato per molestie su minore. Shogakukan ha dichiarato di essere stata a conoscenza della condanna e di aver autorizzato un percorso di reinserimento dopo una fase di consulenza psicologica, rivelando l’identità solo ora con il consenso dell’autore.

La vicenda resta aperta e continua ad alimentare un dibattito acceso su responsabilità, trasparenza e gestione interna nell’industria manga.

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