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A proposito dell’industria videoludica italiana…

Andrea Stella 20/05/2015

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C’era una volta l’industria videoludica italiana… o forse… forse non c’è mai stata…

Nel 1984 Andy Gavin e Jason Rubin fondavano in America Naughty Dog. Nel corso del tempo hanno creato giochi come Crash Bandicoot, Jak and Daxter, Uncharted e The Last of Us.

Nel 1986 i fratelli Guillemot fondavano in Francia Ubisoft. Nel corso del tempo hanno creato giochi come Rayman, Prince of Persia, Far Cry, Splinter Cell e Assassin’s Creed.

Nel 2015 l’Italia, con trent’anni di ritardo, ha deciso di iniziare a produrre videogiochi.
Perché ci è voluto così tanto tempo?
La risposta è semplice. Siamo un paese arretrato.

E, proprio per questo motivo, ci sono alcuni settori del nostro intrattenimento che ancora oggi non vengono presi in considerazione.

Parliamoci chiaro. In Italia c’è un sacco di gente talentuosa ed estremamente professionale che potrebbe tranquillamente sfornare giochi tripla A al pari di Ubisoft, Naughty Dog o qualsiasi altro team. Mancano solo gli investimenti. Gli sviluppatori ci sono.

Abbiamo Milestone, che produce giochi di corse. Abbiamo numerosi studi indipendenti come gli Indomitus Games o i Crian Soft. Abbiamo gente che riesce a creare dal nulla NERO (Storm in a Teacup DOCET).
Abbiamo Ovosonico, casa di sviluppo dell’italianissimo Massimo Guarini (che tra le altre cose ha collaborato con Suda 51, Shinji Mikami e Akira Yamaoka).

Ehi! Abbiamo anche prodotto Assetto Corsa! Eeeeeeehi! Nessuno ha voglia di investire in questo settore?
Nessuno ha voglia di valorizzare al massimo i talenti che abbiamo? Eeeeeeeeeeeeeeeehi!
SIAMO UN POPOLO DI VIDEOGIOCATORI! Nessuno ha voglia di farsi un giro all’E3?
Signore e signori, dobbiamo provare a valorizzare molto di più l’industria videoludica italiana. E dobbiamo iniziare a farlo ora.

In America hanno speso 260 milioni di dollari per produrre GTA V. E sì, GTA V è un videogioco.
Se invece noi spendiamo 1 milione di euro per fare un film tutti quanti gridano al miracolo.
Eh ma c’è crisi, è per quello che non investiamo nel settore dei videogiochi.
No. La crisi economica non c’entra nulla. È un problema di cultura.

Perché non abbiamo mai investito sull’industria videoludica. MAI. Anche quando la crisi non c’era. E non abbiamo mai investito in moltissimi altri settori (es. cinema d’animazione).
È, ripeto, un problema di cultura.

Uhm… sapete cosa succede se un bel giorno uno si alza e dice di voler lavorare nel settore dei videogiochi?
Lo sbattono in manicomio (in tempo zero) e buttano via la chiave.
Perché?
Perché siamo un paese arretrato.
Eh ma guarda che c’è GAMERLAND. Quella sì che è una trasmissione che valorizza al massimo i nostri videogiochi!!!!!!!
Sigh.

Signore e signori, non disperate. Iniziate VOI a parlare dell’industria videoludica italiana.
Con i vostri tempi. Come volete voi. Dove volete voi.
Con un semplice click potete aiutare moltissima gente di talento.
Puntate i riflettori sui vostri team preferiti. Cercate di valorizzare al massimo gli sviluppatori italiani.
Conosciuti o sconosciuti, non importa.
Supportateli.
Perché, semplicemente, lo meritano.

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