Wonder Woman 1984 è il sequel della fortuna pellicola del 2017. Ritornano nel ruolo della Principessa Diana/Wonder Woman la bellissima Gal Gadot e alla regia l’energica Patty Jenkins.

Wonder Woman 1984 ha, da un certo punto di vista, bissato il successo della prima pellicola ma ha anche spaccato critica e pubblico all’epoca della sua uscita (ricordiamo in Italia solo in digitale) a causa di un approccio sicuramente inusuale per tono, sviluppo e risoluzione.

Wonder Woman 1984

Wonder Woman 1984, ritorno al futuro

Wonder Woman 1984 si apre con una lunga sequenza in analessi, narrata dalla stessa Diana, che ci riporta a Themyscira durante i giochi in onore di Asteria, l’Amazzone Dorata che aveva permesso alle sue sorelle di rifugiarsi sane e salve sull’isola molti anni prima. La piccola Diana sembra intenzionata a vincere i giochi anche a costo di commettere qualche irregolarità ma a fermarla sarà Antiope foriera di un prezioso insegnamento: solo la verità è quello che conta e nessun eroe nasce dalla menzogna.

Dopo aver assistito alla sconfitta di Ares, il cui intervento aveva inasprito il Primo Conflitto Mondiale, in Wonder Woman, ritroviamo Diana molti anni dopo ancora intenta a piangere l’estremo sacrificio di Steve Trevor.

Siamo a Washington nel 1984 e Wonder Woman sventa una rapina in un centro commerciale che, scopriamo poco dopo, in realtà è legata ad un traffico illecito di reperti archeologici.

Il che ci riporta alla identità segreta di Diana ovvero Diana Prince, esperta archeologa per la Smithsonian Institution. È proprio lì che Diana stringe amicizia con Barbara Ann Minerva (Kristen Wiig), una timida geologa e cripto-zoologa, a cui viene chiesto di indagare sui reperti appena recuperati dalla rapina.

Fra questi ce n’è uno in particolare che attira l’attenzione di Diana, un piccolo idolo di pietra, che reca una sibillina iscrizione che promette di esaudire qualsiasi desiderio del suo possessore. In maniera un po’ avventata le due non prendono sul serio l’iscrizione ed esprimono un desiderio: la prima di diventare sicura, atletica e affascinante come Diana, la seconda ovviamente che Steve Trevor fosse vivo e lì con lei.

Sia Barbara che Diana si rendono subito conto del potere che hanno scatenato ma sulle tracce dell’idolo c’è anche l’arrembante uomo d’affari Max Lord (Pedro Pascal) che seducendo Barbara, ruba l’idolo. Intanto una Diana esterrefatta riabbraccia Steve Trevor.

Ma il desiderio che esprime Max Lord è semplicemente troppo e l’idolo si autodistrugge. Si scatenano così una serie di eventi che gettano tutto il mondo in una crisi economica e politica mondiale senza precedenti deettata dal tornaconto personale di Lord stesso.

Barbara, Diana e Steve devono scoprire l’origine dell’idolo e il suo funzionamento per fermare Lord. Ma né Barbara e né Diana vogliono rinunciare al loro desiderio: i poteri di Wonder Woman cominciano a svanire così come l’umanità di Barbara mentre Lord è soverchiato dai poteri ottenuti tramite il suo desiderio.

Lord è intenzionato ad esaudire i desideri di chiunque in cambio del loro vigore fisico, Diana capisce che l’unico modo per fermare questa follia è rinunciare al suo desiderio e sarà proprio Steve a convincerla!

Indossata la Golden Eagle Armor, la corazza appartenuta ad Asteria, Wonder Woman affronta prima Barbara Ann trasformatasi definitivamente in un essere bestiale, un predatore come da suo desiderio espresso direttamente a Lord, e poi lo stesso Max Lord.

Sarà il Lazo della Verità l’arma definitiva con cui Diana non solo convincerà l’uomo a rinunciare al suo potere ma anche tutto il resto del mondo a rinunciare ai propri desideri e quindi all’egoismo e all’odio. Con il mondo tornano fortunatamente alla normalità, a Diana non resta che salutare per un’ultima volta Steve e al pubblico invece il cammeo nella immancabile scena dopo i titoli di coda.

Wonder Woman 1984, ingenuità canaglia

Wonder Woman 1984 è un cinecomic che scava a fondo per tornare alle origini del genere pagando dazio soprattutto al primo Superman firmato da Richard Donner.

Si tratta di un film leggero e consapevolmente ingenuo che richiedere allo spettatore non tanta concentrazione quanto una fortissima dose di sospensione dell’incredulità. Questo perché al centro del plot vi è un artefatto magico e l’effetto che esso provoca sui protagonisti.

Vi è in tal senso una preponderanza dell’elemento fantastico per tutto il film (ad iniziare dal ritorno di Steve Trevor stesso) che comporta una risoluzione altrettanto inusuale per un villain che in fin dei conti incarna sì una certo solipsismo ma la cui minaccia è frutto più di una “serie di sfortunati eventi” che di un piano macchiavellico.

In questo senso sia il terzo atto del film che lo scontro finale sono anticlimatici nella misura in cui giocandosi su una delle prese di coscienza più antica del mondo: “attenti a quello che si desidera”. La cifra del film allora è la rinuncia dei pochi per il bene dei molti. Un messaggio talmente positivo tanto universale da sembrare davvero fuori tempo massimo.

In definitiva Wonder Woman 1984 assomiglia più per intenti e per esecuzione un film animato che un cinecomic rivolgendosi forse idealmente soprattutto a quella fascia di pubblico composto soprattutto da giovani spettatrici che aveva trovato, con il primo film, finalmente una eroina in cui identificarsi.

Wonder Woman 1984: esperimento quasi riuscito

Wonder Woman 1984 è un film coraggioso, sicuramente non perfetto e che difficilmente potrà essere replicato o imitato.

Patty Jenkins impiega i primi 40 minuti del film nel cercare un equilibrio fra il vecchio e il nuovo tono con la seconda scena d’apertura assolutamente disastrosa per il tono eccessivamente ammiccante. Stesso discorso per i dialoghi e più in generale per la caratterizzazione dei due villain che matura solo nel secondo atto.

Qui fuoriesce meglio anche l’idea alla base di ambientare il film negli anni ’80. Non per cavalcare il mero revival di cui la cultura pop e dell’intrattenimento hanno abusato negli ultimi anni ma per “semplificare” sia l’impianto narrativo che ideologico alla base del film stesso.

In questo senso Max Lord incarna l’archetipo dell’uomo d’affari arrivista e rampante (lo yuppie anni ’80, se volete usare una espressione vintage) ma dal background oscuro e tormentato mentre Barbara Ann Minerva è l’archetipo del personaggio troppo preoccupato dall’apparenza anziché badare alla “sostanza”. Persino Wonder Woman e Diana sembrano quasi scisse in due personaggi distinti in più di un passaggio rappresentando da un lato la razionalità e dall’altro un malinconico romanticismo.

Queste scelte e questo impianto narrativo trovano poi nel confronto finale tanto aperto fra Wonder Woman e Max Lord quanto brutale alla stregua di una battaglia non combattuta con i muscoli ma con il cuore ancor prima che con il cervello.

Wonder Woman 1984 fra regia, interpretazioni e fumetti

Una delle critiche maggiori mosse a Patty Jenkins sul primo film era rivolte al pessimo tempismo del terzo atto e l’annessa battaglia finale. La regista ha evidentemente fatto tesoro di queste critiche realizzando idealmente Wonder Woman 1984 alcune ottime sequenze d’azione (tutte piazzate di fatto nel secondo atto) nella piena tradizione del cinema di movimento ma discostandosi da esso per il resto della pellicola.

Sfrutta una ottima regia e le eccellenti scenografie, la Jenkins predilige quindi movimenti di camera sono per lo più verticali, le inquadrature più ravvicinate e intime che fanno capo più al drama o alla commedia.

In questo senso viene costruito anche il climax finale mentre un po’ di esperienza (il confronto finale fra Wonder Woman e Barbara Ann notturno permette di mascherare eventuali imprecisioni degli effetti speciali) e l’ottimo lavoro in fase di stunt e coreografie contribuiscono ad alleggerire il peso sulla regista.

Come sempre Gal Gadot bellissima ed estremamente convincente nei panni di Wonder Woman viene accompagnata da un Chris Pine mai così sornione in quelli di Steve Trevor e un Pedro Pascal particolarmente istrionico nel dare vita ad un villain sui generis che si rifà, ancora una volta, al Lex Luthor di Gene Hackman.

Molto buona la prova di Kristen Wiig che in maniera camaleontica passa da distratta spalla “comica” a letale predatrice incarnando perfettamente l’archetipo del doppio distorto di una Wonder Woman inerme.

Wonder Woman 1984 non adatta né si ispira direttamente a nessuna storia a fumetti. Pur essendo estremamente “fumettoso” negli intenti e nella esecuzione, il film rimaneggia e piega delle suggestioni provenienti dai fumetti.

Esempio lampante sono i due villain. Max Lord è pesantemente modificato d’altronde sarebbe stato difficile introdurre un personaggio che ha ottenuto abilità telepatiche dopo che una razza di parassiti alieni ha succhiato parte del suo midollo spinale; Barbara Ann invece rimane abbastanza fedele ad uno dei più recenti retelling delle sue origini, c’è però da sottolineare come non venga mai rinominata Cheetah per tutto il film.

Non mancano gli immancabili easter eggs, una serie di riferimenti per nulla scontati e talvolta oscuri ai fumetti. Ne sono un esempio il villain Duke of Deception, o la citazione della mitologia centro americana, legata proprio a Cheetah, che fornisce così un ideale viatico per il ritorno (probabile) del personaggio nel già confermato terzo capitolo.

C’è spazio anche per il Lazo della Verità che, assoluto protagonista nelle sequenze d’azione, nel finale viene utilizzato in maniera inedita facendo riferimento ad una delle sue proprietà meno scontate ed esplorate pochissimo anche nei fumetti.

Wonder Woman 1984, la qualità audio/video

Decisamente buona la resa audio/video della versione blu-ray standard di Wonder Woman 1984 che non presenta scene aggiuntive rispetto alla versione “cinematografica”.

La codifica standard (1080p HD 16×9 2.4:1) infatti è compatta e nitida. Da segnalare l’ottima saturazione dei colori e l’ottimo bilanciamento del contrasto che dona un tocca decisamente ottantiano alla prima parte della pellicola mentre aiuta decisamente nell’ultimo atto “migliorando” lo scontro notturno fra Wonder Woman e Cheetah che nella versione digitale si perdeva a causa della eccessiva compressione del video.

Ottimo il bilanciamento della traccia DTS-HD Master Audio 5.1 in italiano con un mixaggio decisamente equilibrato che riduce al minimo le oscillazioni di volume. Adattamento italiano non eccelso salvato da una prova al doppiaggio abbastanza convincente.

Come consuetudine più avvolgente la traccia Dolby-Atmos in inglese che ha qualche decibel in più nel volume generale ed esalta soprattutto gli effetti ambientali rispetto alle musiche.

Wonder Woman 1984, i contenuti speciali

L’edizione blu-ray standard di Wonder Woman 1984 contiene circa 90 minuti di contenuti speciali.

Fra questi spicca senz’altro Expanding the Wonder, una featurette in cui la regista Patty Jenkins coadiuvata dal cast e dai produttori illustra gli obbiettivi e le idee alla base di questo sequel sui generis. Degni di nota, seppur dal minutaggio risicato, anche i due making of di altrettante sequenze distintive del film ovvero quella nel centro commerciale e quella dell’inseguimento in Medio Oriente.

Immancabili poi i bloopers e qualche altro divertente filmato come il rifacimento della sigla della serie TV del ’77 in versione WW 84.

Peccato che il minutaggio di queste featurette non permetta di approfondire a dovere soprattutto alcuni passaggi delle scelte registiche e di sceneggiatura di Patty Jenkins inoltre, come già accaduto per Birds of Prey, anche questa edizione home video è completamente avara di contenuti speciali che trattino in maniera approfondita le controparti fumettistiche dei personaggi presenti nel film.

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