Un libro complesso e dalle molteplici letture travagliate si trasforma in graphic novel: Cuore di Tenebra di Józef Teodor Konrad Korzeniowski (Joseph Conrad) viene plasmato dalle esperte mani di Peter Kuper e trasformato in quello che è sempre stato, ovvero un gioiello letterario fatto di onice e avorio.

1899, fiume Tamigi. Un gruppo di marinai su una nave sta aspettando che cambi la marea per prendere il largo. Tra di loro c’è un uomo, Marlow, che per ingannare il tempo racconta del suo viaggio all’interno dei luoghi più tenebrosi del Continente Nero. Ma la tenebra di cui narra non è affatto quella delle foreste pluviali o della pelle degli indigeni…

Cuore di Tenebra e di carboncino

La trasposizione a fumetti del romanzo ottocentesco funziona: ogni parola del romanzo di Conrad si ritrova esattamente in un punto preciso della vignetta o della tavola a fumetti di Peter Kuper. Leggendo il libro, si riesce a immaginare l’Africa sotto il dominio coloniale europeo, ma sfogliando il graphic novel è più facile vedere un territorio tramite tinte fosche, poco chiare e offuscate dal disegno in carboncino.

Cuore di Tenebra, di Peter Kuper - Tunué

Il Marlow narratore compare poche volte tra le pagine di Cuore di tenebra e in quelle vignette il tratto è sempre netto e nitido. Nel raccontare la sua esperienza, invece, il tratto si fa sporco, quasi abbozzato e veloce: questo espediente riproduce al meglio la sensazione di leggere il diario di un viaggiatore, che raccoglie all’interno delle pagine giallognole sensazioni, emozioni e avvenimenti di un viaggio verso l’ignoto, dal quale non si sa se e come ne uscirà.

Cuore di Tenebra racconta di un imprecisato punto dell’Africa, attraversato da un fiume “che ricorda un serpente” (immagine ricorrente nelle pagine di prefazione del graphic novel) e che diventa co-protagonista della narrazione. Il continente diventa un pretesto per narrare di un’esperienza che lo stesso Conrad ha vissuto in prima persona in Congo, nel 1890.

Chi viaggiava per quei paesi sapeva di andare incontro a malattie conosciute e non, che lentamente avrebbero portato alla pazzia: se riuscivi a sopravvivere, potevi imparare a gestire algidamente le popolazioni autoctone. Tra coloro che ci sono riusciti c’è Kurtz, un uomo che nessuno ha visto e che è finora il miglior fornitore di avorio dell’entroterra. La sua figura è un ossessione per tutti i pellegrini: chiunque vorrebbe cercare di carpire un po’ della sua capacità di soggiogare gli indigeni e di plasmarli a piacimento.

Peter Kuper, già conosciuto in Italia per i suoi graphic novel pubblicati per Tunué (Diario di New York: La Grande Mela e il vincitore degli Eisner Awards 2016 Rovinespacca a metà l’animo umano e scava a fondo per cercare l’origine dei mali. La bramosia dell’uomo, il vero “cuore di tenebra”, viene rappresentato da Kuper tramite i mormorii e le urla dei pellegrini, che hanno in bocca (letteralmente) una sola cosa: l’avorio.

Il male, vero protagonista di tutta la vicenda nel cuore dell’Africa, ha due facce: una è quella del colonialismo imperante, mascherato dal desiderio di arricchire le patrie e dagli intenti missionari; l’altro è il dolore fisico della difesa, dei contrasti contro gli uomini bianchi armati di cannoni tonanti che portano solo distruzione.

Un romanzo che è stato letto in maniera controversa per decenni trova in Peter Kuper una nuova chiave di lettura, al passo con i nostri tempi. Il Male combatte contro se stesso davanti agli occhi allibiti di Marlow, mentre lui cerca di rimanere saldo a quel briciolo di umanità che un continente estraneo a lui non gli ha portato via. L’affetto, la rabbia e l’istinto di sopravvivenza combattono dentro il suo corpo fino ai dialoghi con Kurtz, nelle ultime pagine. Dialoghi, o meglio parole, che lo aiuteranno a liberarsi dal cuore di tenebra.

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