Eris Edizioni porta in Italia The Surface il volume più personale e ermetico di Ales Kot, autore che si sta facendo finalmente conoscere e apprezzare nel nostro paese sia per le sue storie più abrasive e a metà strada fra il thriller spionistico e la fanta-politica che quelle più fantascientifiche e lisergiche.

Dopo l’ottimo Days of Hate – pubblicato in due volumi dalla casa editrice piemontese, trovate le nostre recensione QUI e QUI – The Surface rappresenta l’esempio più fulgido di quella seconda categoria appena citata poco sopra.

The Surface, la trama

Siamo nel 2034. Cina e Stati Uniti hanno colonizzato quasi tutta l’Africa e la popolazione mondiale è ormai divisa fra un 1% di benestanti e il 99% di nuovi poveri. Tutto è connesso, tutto è controllato.

Eppure c’è una piccola, minuscola resistenza. Sono i così detti hacktivisti. Un gruppo di tre giovani hacktivisti capeggiati dal Presidente degli Stati Uniti lancia un attacco decidendo di provare il tutto e per tutto per localizzare The Surface, un’oasi in cui la realtà non è più finzione.

Alla base delle loro “credenze” c’è infatti la teoria che la realtà non sia altro che una elaboratissima simulazione. Quando i tre però accedono a The Surface la loro missione sfuma clamorosamente per un tradimento inaspettato.

Tuttavia la battaglia non è ancora finita. Chi ha impiantato nelle loro menti l’idea che la realtà sia solo una finzione? E il loro scopo era davvero solo quello di trovare l’oasi oppure quello di “sabotare” il gigantesco “proiettore della realtà”?

Quando i tre hacktivisti incontrano il loro “ispiratore” scopriranno che non esistono certezze ma solo possibilità e che la realtà è costruita faticosamente da noi stessi.

The Surface, esterno vs interno

Come detto in apertura The Surface è il lavoro più intimo e personale di Ales Kot ma questo di certo non si evince dalla prima parte del volume che invece poggia pesantemente sia nel plot che nella costruzione dell’intreccio su fonti di ispirazione abbastanza evidenti.

C’è Philip K. Dick, c’è lo spiritualismo della fantascienza a fumetti de L’Incal di Jodorowsky e Moebius, c’è il cyberpunk filtrato dalla trilogia di Matrix. Ma in realtà quello che potrebbe essere definito un lungo prologo costituito da una critica diretta all’ipermaterialità della nostra società e alla sua spasmodica ricerca di condivisione superficiale e fine a sé stessa nasconde un nucleo più lisergico e metanarrativo.

The Surface è tanto una versione sotto allucinogeni di Ghost in the Shell e Matrix quanto una paurosamente consapevole di quella metanarratività di autori come Warren Ellis (nel suo Transmetropolitan) e Grant Morrison (Animal Man più che i suoi ultimi lavori).

Ales Kot entra di prepotenza e in prima persona nella storia. Ne diventa il deus ex-machina, si fa portavoce e testimone della psicomagia mostrando quanto la narrazione possa influenzare la realtà.

The Surface è in questo senso, al netto degli espedienti narrativi necessari a rompere la quarta parete, uno schiaffo al lettore. La cultura e la tecnologia sono strumenti per mantenere la massa in uno stato di animazione sospesa e controllabile. Squarciando questo rinnovato Velo di Maya (il nome del bar dove i protagonisti si incontrano nel finale) al lettore non rimane altro da fare che riscrivere la propria realtà attraverso una narrazione nuova fatta in egual misura di pensiero critico e riflessione consapevole.

Non è una lettura per tutti questo The Surface e, come spesso accade per le letture che richiamano il lettore ad un ruolo attivo, probabilmente verrà declassata a semplice esercizio di stile dell’autore. Per tutti gli altri invece sarà un’opera fondamentale, una presa di coscienza potente e incontrovertibile.

The Surface, graficamente lisergico

Langdon Foss interpreta graficamente benissimo l’umore della sceneggiatura di Ales Kot con un tratto morbido, fatto di linee continue e tonde in cui l’espressività dei personaggi è essenziale. Le tavole sono sempre ricchissime sia che si tratti di città sovrappopolate che di viaggi in realtà e stati mentali alternativi.

La costruzione della tavole è spaziosa. Dominano un uso della verticalità e della orizzontalità spinto che riempie spesso la pagine supportato da riquadri che inserendosi come inserti creano una sorta di gabbia di sospensione.

Il tutto però trova una cifra sorprendente nel lavoro della colorista Jordie Bellaire. La paletta brillante e fluorescente scelta amplifica ora il carattere futuristico della storia ora quello lisergico.

Quello che colpisce del lavoro della Bellaire è però la capacità di utilizzare una gamma di colori molto ampia passando agilmente dai toni freddi a quelli caldi con organicità ora sfruttando le sfumature ora con campiture ampie e omogenee in cui il posizionamento delle luci diventa fondamentale per sottolineare particolari e passaggi essenziali del racconto.

The Surface, il volume Eris Edizioni

Eris Edizioni confeziona un brossurato dimensioni standard 16×24 come sempre curatissimo dal punto di vista carto-tecnico che si contraddistingue per l’ottima traduzione ed adattamento. Il volume non presenta extra di sorta se non le copertine originali che vanno però attentamente studiate in quanto sono opera del designer Tom Muller.

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