Ales Kot è uno degli autori più “politicizzati” del panorama dei comics e noto nel nostro paese quasi esclusivamente per i lavori firmati per Marvel e DC. Non lesinandosi mai nel commentare, spesso al vetriolo, la situazione socio-politica del suo paese adottivo ovvero gli USA, l’autore di origini ceche è una mosca bianca in un ambiente spesso restio a sbilanciarsi apertamente in critiche ad esempio verso il Presidente degli Stati Uniti e le sue politiche.

Se in Italia siamo tutto sommato abituati agli autori impegnati politicamente, per il mondo dei comics Kot rappresenta decisamente una voce fuori del coro e anche per questo Eris Edizioni ha deciso di portare nel nostro paese l’ultima sua fatica, uscita negli USA per Image Comics, intitolata Days of Hate – una serie in 12 numeri che verrà proposta in due volumi di cui il secondo uscirà il prossimo autunno.

America, 2022. Le forze reazionarie, la supremazia bianca e le forze xenofobe sono al potere. Non c’è spazio per la diversità di nessun tipo. Il paese è diventata una distopia in bilico fra uno stato di polizia ed un regime totalitario governato dal fanatismo socio-religioso.

Non tutti però si sono arresi alla sconfitta della libertà – nel senso più ampio del termine – Amanda fa parte di una cella terroristica che sta attraversando sistematicamente gli USA cercando di destabilizzare il potere con atti plateali.

Parallelamente assistiamo all’arresto di Huian Xing, una donna sino-americana, che durante il suo interrogatorio rivela la sua connessione con Amanda. Le due donne erano sposate ma l’aborto alla vigilia del cambio di rotta del paese le aveva irrimediabilmente allontanate.

L’agente Peter Freeman cerca così di ottenere informazioni preziose da Huian forte dell’odio della donna per la sua ex-moglie.

In un mondo dove tutto è stato ridotto al bianco e al nero, soprattutto al nero, però persistono delle sfumature e gli “eroi” di questa storia sono tutt’altro che senza macchia.

Days of Hate – Atto Primo è una tagliente e lucida discesa in una distopia il cui orrore non è tanto quello di descrivere un mondo lontanissimo – come potevano essere i classici del genere da 1984 a Farenheit 451 – quanto invece descriverne uno che è paurosamente dietro l’angolo.

Uno stato di polizia dove non si odia più perché l’odio verso tutto ciò che non è bianco, etero, cattolico e così via è la regola. Una produzione continua e costante di fascismo perpetrato non da un agente polarizzante unico, il dittatore, ma dagli stessi singoli individui. Basti vedere come il primo obbiettivo di Amanda siano un gruppo di suprematisti bianchi ma è ancora più incisiva la scena in cui l’agente Freeman chiede di essere spostato di posto su un aereo perché seduto vicino ad una donna apparentemente mussulmana.

Ales Kot non ha bisogno di orpelli per costruire un mondo disgraziatamente possibile visto le derive degli ultimi anni – e non è un caso che il volume si apra con un passaggio di un discorso di Steve Banno – ma la potenza del racconto sta tutto nella sua forma.

Il punto di vista è interno ma non nel senso più classico del termine quanto invece perché le due protagoniste sono tanto vittime quanto agenti contrapposte delle forze che governano l’America del 2022. E’ una storia tesa come una corda di violino quella imbastita da Kot che usa i classici stilemi del thriller poliziesco/politico dando alle lettore coordinate facilmente riconoscibili – una certa produzione Vertigo giusto per citare un facile paragone fumettistico – divertendosi poi a ribaltare il parallelismo su cui si basa tutta la narrazione del volume.

Kot trova poi in Danijel Žeželj un eccellente compagno di viaggio. Le sue matite sono chiaroscurali, stilizzate la cui estetica descrive un mondo apparentemente perfetto ma evidentemente rovina mutuando l’uso delle luci ad un certo cinema che fa capo a Refn ad esempio. Sicuramente interessante è la costruzione della tavola mai regolare, nel senso più classico della costruzione tipica dei comics, e che preferisce invece l’uso dell’inserto orizzontale in tavole la cui dimensione primaria è la verticalità.

Days of Hate – Atto Primo nella miriade di pubblicazioni politicamente orientate che compaiono, giustamente, sugli scaffali delle librerie e delle fumetterie nostrane non deve passare inosservata. Si tratta di una storia che mostra in maniera efficace, anche grazie alla sua struttura narrativa, le storture di un mondo che potrebbe essere essere il nostro se il nostro senso di responsabilità ancora prima che di umanità venisse accantonato. Consigliato agli amanti di certe atmosfere vertighiane e a chi vuole aprire gli occhi ma senza essere catechizzato.

Eris Edizioni confeziona un agilissimo brossurato dall’ottima cura carto-tecnica e resa grafica. Da segnalare qualche passaggio meno scorrevole in fase di traduzione ma nulla che infici realmente la lettura. Rimaniamo in trepidante attesa del secondo e conclusivo volume.

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IN BREVE
Storia
8.0
Disegni
8.0
Cura Editoriale
7.0
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