saldaPress scava a fondo nel catalogo Aftershock e pesca questo Relay, un volume autoconclusivo firmato da Zach Thompson, Andy Clarke e Dalibor Talajić con contributi di Donny Cates e Eric Bromberg.

È bene subito sottolineare come saldaPress chiude il suo 2020 con il botto perché questo Relay è una piccola gemma.

Relay – realtà negata/realtà aumentata

Relay è un sistema interplanetario. Un network di pianeti governati in armonia da giganteschi monoliti che punta ad assimilare man mano tutte i pianeti abitati e rendere l’homo sapiens la specie dominante grazie ad avanzamenti tecnologici e socio-economici.

Jad Carter, un agente del Relay, il cui compito è quello di mantenere la pace e agire da emissario per le nuove civiltà alla ricerca del “creatore” del Relay, Hank Donaldson.

Ma cosa significa mantenere la pace in questo network di pianeti? Il prezzo per da pagare per prosperare è infatti la totale abnegazione di sé stessi e di qualsiasi forma di pensiero libero, espressione artistica.

Jad, che fino ad allora era stato un agente e un cittadino modello, entra definitivamente in crisi quando effettivamente riesce a rintracciare Hank Donaldson. L’incontro con il fondatore, una figura messianica in tutto il Relay, infatti frantuma le credenze di Jad che deluso parte alla ricerca della verità.

Qual è la vera origine del Relay? Il sistema dei monoliti è davvero il pinnacolo dell’evoluzione nella aggregazione degli uomini? E se fosse tutto solo un elaborato schema per garantire la sopravvivenza di un sistema parassitico?

Ben presto Jad capirà che la verità non può essere raccontata, ma solo creata.

Relay – di monoliti e libertà

Che strano trovarsi a leggere Relay proprio quando intorno al mondo stanno spuntando dei monoliti – cliccate QUI per i dettagli – da sempre oggetti legati all’immaginario fantascientifico più “puro” e primordiale ovvero quello legato ai grandi maestri del genere come Phillip K. Dick (citato nella prefazione del libro non a caso come principale fonte di ispirazione per il graphic novel) ma anche Asimov, Huxley fino ad arrivare all’immancabile Kubrick e al suo 2001: Odissea nello Spazio.

Relay però non è uno sterile copia/incolla delle opere di questi grandi nomi ma una loro rilettura intelligente che usa il medium fumetto per suggestionare tanto nelle parole quanto nelle immagini.

È indubbio, sin dalle primissime pagine, come Relay non sia una lettura semplice perché scava in temi complessi e lo fa attraverso dialoghi lunghi ed articolati fra i personaggi, con un linguaggio spesso forbito e ricco di sfumature.

Cos’è la libertà individuale? Cos’è l’arte? Cos’è la fede? Cos’è la verità? L’ordine deve prevalere sul caos a tutti i costi? Collettivismo e solipsismo si scontrano sullo sfondo di una storia marcatamente sci-fi ma spesso dai toni lisergici e rarefatti che la allontanano dalle più roboanti space operas avvicinandola invece proprio a quella dimensione più intima ed originaria delle genere.

Interrogarsi sul presente, e su sé stessi, attraverso la metafora di un futuro “futuribile” fra spersonalizzazione, massificazione, gentrificazione, contro-cultura (rappresentate dall’evoluzione e involuzione del personaggio di Hank Donaldson) e l’immancabile dialogo fra uomo e macchina (Jed con la sua nave, nella seconda metà del volume) che riassume in maniera tanto diretto quanto efficace il confronto il cui perno rimane uno dei grandi temi della riflessione ontologica moderna: il libero arbitrio.

Relay – i disegni

Relay gioca con un ritmo mai troppo sostenuto tutto studiato per mostrare quanto più efficacemente possibile al ribaltamento della prospettiva del protagonista Jed.

Questo ribaltamento è ben rappresentato anche dalla parte grafica perfettamente divisa fra Andy Clarke e Dalibor Talajić.

Il primo è un disegnatore che predilige un approccio più votato al realismo. Anatomia più dettagliate, linee spezzate, costruzione della tavola più regolare con una buona alternanza fra verticalità e orizzontalità. Il tutto accompagnato da una paletta di colori votati alla ricerca di sfumature “credibili” e “realistiche”.

Il secondo invece incarna con il suo tratto più mellifluo e stilizzato lo sfaldamento delle credenze del protagonista. La linea si fa più dolce, le anatomie meno “scultoree” la tavola meno regolare e più votata ad una orizzontalità che non disdegna sbordature. I colori sono stesi in maniera più omogenea e le sfumature ridotte al minimo.

Mentre gli scrittori sviscerano temi complessi, i disegnatori li concretizzano con immagini vivide, seppur con approcci diversi, e suggestioni semplici ma efficaci che evoca facili associazioni con i concetti sviscerati. Non solo i monoliti, ma anche le città sovrappopolate, la distorsione della realtà che diventa manipolazione fisica, le culture di ispirazione aborigena che vengono civilizzate per prime e Hank Donaldson come agricoltore.

Il volume saldaPress

saldaPress confeziona un volume cartonato dalla pregevole cura carto-tecnica che si distingue per l’ottima qualità di stampa e l’ottima traduzione ed adattamento, compito non facile vista la “verbosità” complessa del graphic novel.

Il volume si chiude con una galleria di copertine variant e qualche bozzetto preparatorio dei personaggi.

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