Si chiude il cerchio, si ristabilisce un ordine: il Caos viene rimesso in riga e tutto pare che sia tornato al proprio posto, o quasi. Il numero 406 della serie regolare di Dylan Dog raccoglie tutti gli elementi disseminati all’interno degli ultimi numeri e li ricostruisce come un puzzle, risolvendo finalmente i dubbi scaturiti dalle novità di questo lungo ciclo.

Le indagini sull’assassino burlone hanno portato Dylan e il suo assistente Gnaghi oltre i cancelli del manicomio di Harlech. Qui vivono da tempo indisturbati diverse persone che coesistono con la loro pazzia. Ognuno di loro rivive grandi personaggi della letteratura dark degli ultimi due secoli (insetti da una parte e grandi calamari dall’altra) e della storia di Dylan (riconoscerete subito quell’uomo dietro un paio di lenti concentriche, un po’ pazzo anzichenò).

Dopo aver sconfitto i nemici minori, grazie all’aiuto di un più che mai efficiente Gnaghi, Dylan arriva al boss finale, il direttore del manicomio: e quale direttore sarebbe perfetto se non il comico per eccellenza? Nella direzione infatti troviamo nientepopodimeno che il dottor Groucho Marx, in trepida attesa di sentire dalla bocca del suo cacciatore l’ultima risata.

All’interno di labirinti fisici e mentali (che acquisiscono ancora più spiralità grazie ai tenebrosi disegni di Corrado Roi), il nostro indagatore dell’incubo non si trova a suo agio, come se fosse la prima volta che si ritrova in situazioni simili. Ed è qui che Gnaghi, da silenzioso aiutante e spalla fedele, si eleva a comprimario attivo e salvatore, liberando Dylan dagli incubi che lo stavano avvolgendo. Il rubicondo amico è un prezioso aiuto che diventa protagonista degli eventi di questo albo, fino all’ultima pagina.

Roberto Recchioni conclude la presentazione di un nuovo Dylan che ci porterà al vecchio Old Boy nel quale sopravviveranno elementi del nuovo Dylan mescolati con il vecchio Dylan che al mercato mio padre comprò. Se vi fossero sorti dei dubbi tra il 399 e il 400, sul motivo del matrimonio tra Dylan e Groucho e sui motivi del piano di John Ghost, allora non dovete assolutamente perdere le ultime risolutive tavole di questo albo.

Il lavoro principe dello sceneggiatore è stato quello di creare una nemesi del protagonista all’interno del corpo della sua spalla più fidata di sempre. In fondo l’acerrimo nemico è una forma oscura del migliore amico, colui che conosce ogni aspetto dell’animo (anche quello più profondo) del protagonista. Nemico più oscuro di Xabaras, Groucho agisce nelle ombre senza mai farsi trovare dal protagonista, non fino a quando lo vuole lui (o, perlomeno, quando lo vuole chi tesse le sue trame). Ed è stato questo che ha reso Dylan inerme di fronte a un “cattivo” così imprevedibile: ogni mossa di Groucho era derivata dalla profonda conoscenza e comunanza dei due “superamici” in un’altra dimensione, una dimensione che si è fortemente interconnessa a quella vissuta nel ciclo 666.

La malvagità e l’oscurità di Groucho sono finalmente catartici: dopo aver portato Dylan verso una lenta e sofferente epurazione della propria persona negli albi precedenti, il comico riversa sull’indagatore la sua ultima amara risata, chiudendo il circolo dimensionale secondo suo desiderio.

Sporche come l’anima di un serial killer, le tavole disegnate da Corrado Roi sono la firma horror per eccellenza per raccontare la lotta tra il bene e il male, tra la giustizia e l’incubo, tra il reale e il multi-dimensionale. Non c’è spazio bianco nelle sue vignette che non sia sporcato da grigi fumosi, che rendono ancora più impalpabile e nebbioso l’orrore su carta.

Infine, Gigi Cavenago riempie tutto lo spazio possibile della copertina con un bel faccione grouchesco inquietante e grottesco che sorride, ride e se la ride. Ma è tutto ciò è perfettamente normale: in fondo, un comico è colui che prende il suo lavoro troppo sul serio.

O no?

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