Dark: spiegazione del finale fra cinema, scienza e religione

Pubblicato il 4 Luglio 2020 alle 15:00

Dark è una serie televisiva tedesca nata nel 2017 per opera di Baran bo Odar e Jantje Friese. In molti l’hanno trovata complessa e contorta fin dalla sua prima stagione, ignari del fatto che quello fosse solo il prologo della narrazione ben più complessa caratteristica della seconda stagione e dello stupefacente finale.

Dark è senza ombra di dubbio la serie televisiva migliore mai prodotta fino a questo momento da Netflix, ma mi spingerò oltre: non ho timore nel ribadire ancora una volta che siamo di fronte a un prodotto eccellente e mai incoerente (forse quasi mai) con sé stesso nonostante la sua incredibile complessità, un esperimento di fantascienza estrema che lo colloca anche nell’Olimpo delle serie di questo genere, anche se a mio avviso Dark è la serie migliore di tutti i tempi.

Se da una parte una fetta di pubblico può arrendersi anche solo dopo poche puntate per via delle complicanze della trama e per il ritmo a volte lento, è anche vero che c’è chi si è voluto cimentare nell’impresa e ha giudicato però l’opera in sé come confusionaria. Beh, non è affatto così: se vi sembra che Dark sia confusionario, è perché vi è sfuggito qualcosa, visto che letteralmente ogni cosa ha un significato proprio che è anche al contempo connesso agli altri elementi: nulla è casuale, mentre invece tutto è collegato.

In questo articolo speciale di approfondimento e di svisceramento della terza e ultima stagione di Dark cercherò di mettere un po’ di ordine fra i tanti, tantissimi elementi presenti al suo interno che riprendono, come è giusto che sia, quelli lasciati in sospeso nelle stagioni precedenti, ma cene sono anche alcuni del tutto nuovi e, in apparenza, perfino incongruenti fra loro…

Per avere una visione di insieme un po’ più ampia, vi consiglio anche di leggere tutti gli altri articoli che ho scritto riguardo Dark:

ATTENZIONE, PERICOLO SPOILER! Trattandosi di un articolo che si pone come obiettivo quello di dare una spiegazione esaustiva a eventi e meccaniche della terza stagione di Dark, in esso sarà inclusa anche una analisi degli stessi, per cui, se non avete ancora avuto modo di visionarla, vi sconsiglio di proseguire nella lettura per evitare spoiler davvero massicci.

E ora, cerchiamo di gettare un po’ di luce su questa straordinaria terza stagione di una serie televisiva davvero fuori dagli schemi. Se avete dubbi o domande non esitate a scrivere nella sezione dedicata ai commenti di questo articolo, sarò ben felice di rispondervi!

INTERAZIONI FRA UNIVERSI PARALLELI E SPECULARI

Strutturalmente, Dark è quanto di più complesso e articolato abbiate mai visto in una serie televisiva: guardando la prima stagione sembrerebbe che l’Universo in cui si svolge la storia sia unico, alla fine della seconda si scopre che esiste un Universo parallelo e nell’ultimo episodio della terza stagione viene svelato che ne esiste un terzo. Anzi, un primo. Eppure, riguardando l’intera serie è possibile cogliere alcune piccole avvisaglie, a partire dai semplici deja-vu, che non è così.

In Dark tutto è collegato e passato, presente e futuro interagiscono fra di loro creando una matassa indissolubile, il che viene ulteriormente complicato quando scopriamo che questa interazione non riguarda solo il tempo, ma anche lo spazio. Del resto, se lo chiamiamo “spazio-tempo” è proprio perché questi due elementi sono collegati, connessi.

Per semplificare un po’ le cose, visto che stiamo parlando di una svolta nella narrazione che fa sì che gli Universi presenti in Dark siano in realtà 3, da ora in poi chiamerò l’Universo di origine A, quello mostrato fino alla stagione 2 B e infine quello della seconda Martha sarà l’Universo C.

Il motivo per cui tutto ha inizio è inoltre esso stesso un paradosso: a muovere le azioni dei diversi personaggi è l’amore per qualcuno che si vuole salvare da un destino infausto o di cui si vuole evitare la morte, ma saranno proprio quelle azioni a causarla: ad esempio, Claudia B vuole proteggere suo padre dalla sua morte imminente, ma invece ne è la causa.

Tali azioni possono anche rivelarsi non solo inutili, ma possono anche tradursi in una vita d’Inferno e in una eventuale condanna a morte per il Viaggiatore: Ulrich B e Katarina B vogliono entrambi salvare loro figlio Mikkel (problema che non si pone per i corrispettivi in C, poiché Mikkel non ha mai viaggiato nel tempo), e Ulrich vuole anche impedire a Helge di diventare un assassino negli anni ’80, ma Ulrich finirà arrestato e chiuso in manicomio nell’Universo B e ucciso da Helge in C, mentre Katarina B verrà uccisa negli anni ’80 da sua madre, quando sembrava che sarebbe riuscita a tirare fuori una versione più anziana di suo marito dalla casa di cura in cui è stato rinchiuso per oltre 30 anni.

Claudia menzionerà anche esplicitamente la retroazione positiva, termine utilizzato in fisica ed elettronica per indicare quei sistemi che, tenendo conto dei risultati al loro interno, li utilizzano per migliorarsi, dando così origine a risultati sempre migliori che porteranno il sistema a migliorarsi ulteriormente, in un ciclo virtualmente infinito; tuttavia, tali sistemi sono fortemente instabili. Un esempio è, in elettroacustica, l’Effetto Larsen: se si parla in un microfono, quel suono viene riprodotto attraverso un altoparlante e se dovesse ritornare poi al microfono il suo volume sarebbe più alto e tenderebbe ad aumentare all’infinito. La reatroazione positiva spiega dunque come sia possibile imparare sempre più nozioni grazie alla ripetizione, ai loop.

Tenendo conto di queste nozioni, veniamo così a sapere che lo stesso viaggio nel tempo, mostrato inizialmente solo nell’Universo B, è stato reso possibile unicamente dall’azione di Martha C, la quale, seguendo gli ordini di Adam, ha consegnato ai ragazzi intrappolati nel passato di B la sostanza che rende possibile il viaggio nel tempo, la quale, dunque, proviene dall’Universo C. Non solo.

I progetti per la creazione della macchina del tempo che vengono consegnati da Claudia B a Tannhaus B provengono sì dal futuro, ma in realtà da quello dell’Universo C, e colui che viene ritenuto come l’origine è figlio di due individui provenienti da due Universi distinti, e, a sua volta, padre di Tronte (lo si evince da alcuni indizi: l’uomo senza nome dice a Tronte di aver scelto il suo nome, al tempo, dona al ragazzo un bracciale appartenuto a sua madre e sappiamo che Agnes era sposata con un ex prete, cosa che l’uomo ammette di essere stato, in passato).

Viene inoltra fatta menzione di un fenomeno conosciuto come correlazione (o entanglement) quantistica, secondo il quale due sistemi che esistono come sottoinsiemi di un sistema più ampio sono in grado di influenzarsi a vicenda, anche se sono separati nello spazio: in un ipotetico sistema di cui fanno parte due particelle, una misurazione per una di esse influenzerà all’istante la sua gemella, che avrà il medesimo valore per la medesima misurazione, non importa a quale distanza si possa trovare dalla prima.

In Dark, gli Universi B e C fanno parte di un sistema più ampio, sono in grado di influenzarsi l’uno con l’altro e determinati eventi da tutti e tre gli Universi entrano in risonanza fra di loro, pur se distanti nel tempo e nello spazio (la creazione della macchina del tempo nell’Universo A, dei varchi nello spazio-tempo in B e C e le Apocalissi, ad esempio), anche se non sono identici, quanto piuttosto… speculari.

Ad esempio, la casa di Martha C è speculare rispetto a quella di Jonas, i due ragazzi indossano degli impermeabili molto simili e, in generale, sono l’uno il corrispettivo dell’altra: in B è Jonas/Adam a creare il passaggio nelle grotte e i Sic Mundus, mentre in C queste cose le fa Martha C/Eva, anche se la sua organizzazione ha un altro nome, Erit Lux.

Nella seconda stagione abbiamo potuto vedere come Adam menta scientemente a Jonas, ovvero a se stesso, per fare in modo che un giorno il ragazzo possa trasformarsi in lui, e lo stesso fa la Eva con Martha C.

Un altro dettaglio molto interessante riguarda il modo in cui interagiscono fra di loro le diverse versioni di Jonas/Adam e Martha C/Eva: il giovane Jonas viene guidato da Eva in C, mentre una versione di Martha segue invece Adam nell’Universo B, ed entrambi finiranno per essere traditi e uccisi dalla loro “guida” nell’Universo del proprio carnefice.

L’ambiguità e la specularità del rapporto fra Jonas/Adam e Martha C/Eva sono evidenti anche nelle loro sorti, poiché si uccidono a vicenda e, nonostante questo, una diversa versione di loro (due, nel caso di Jonas) continuano a esistere: una giovane Martha C spara a Jonas, ma ne restano in vita altre due versioni (quella che diventerà Adam e quella che porrà fine ai cicli nell’Universo A insieme a lei), mentre un anziano Adam concentra e scatena tutta la potenza delle Apocalissi sulla versione di Martha C che è con lui, mentre quella che ha seguito le sue versioni più anziane continua a vivere e insieme a Jonas porrà fine al loop eterno.

Inoltre, una versione più giovane di Jonas vede morire la sua Martha per mano del se stesso più vecchio nell’Universo B, mentre in C una giovane Martha vede morire fra le sue braccia Jonas, ucciso da una versione leggermente più vecchia di lei: insomma, i due si uccidono e si vedono morire a vicenda un numero infinito di volte, in un ciclo eterno.

In buona sostanza, dunque, nei due mondi avvengono quasi sempre le stesse cose, anche se magari non nello stesso anno: un esempio è Helge, ferito in modo diverso e ad età diverse nei due mondi, ma sempre da Ulrich che lo colpisce al volto con una pietra.

Le versioni future dei due Universi che portano le cicatrici delle rispettive Apocalissi sono anch’esse speculari: fredda nel caso dell’Universo B e calda e desertica invece in C.

L’Apocalisse avviene in entrambi gli Universi, entra in risonanza con la creazione della macchina del tempo e apre per un istante un passaggio verso l’Universo A. Il passaggio è strutturalmente identico a quello presente nella grotta, ma speculare rispetto ad esso: nella grotta, da un unico ingresso la strada si dirama poi in due biforcazioni, mentre nel varco spazio-temporale dalle due diramazioni (gli Universi B e C) si giunge al punto di origine comune (l’Universo A).

Infine, quando i due ragazzi si perdono di vista all’interno del suddetto passaggio scoprono di essere l’uno orientato verso l’Universo di appartenenza dell’altra: attraverso un ulteriore squarcio nello spazio-tempo, Jonas vede Martha C da bambina e vice versa; in questo modo, i ragazzi scoprono che sono sempre stati collegati, fin da bambini, quando ognuno di loro ha visto l’altro, mentre i loro genitori non riuscivano a vedere nulla di strano in quegli armadi.

Si fa poi spesso menzione in Dark dei buchi neri e dei buchi bianchi rispettivamente come punti di accesso e di uscita che possono collegare punti diversi dello stesso Universo o due Universi distinti, formando in questo caso un Wormhole (o Galleria del Verme o, meglio ancora, Ponte di Einstein-Rosen).

Ma lo spazio e il tempo sono collegati e formano un sistema unico, lo spazio-tempo, per cui viaggiare attraverso lo spazio utilizzando una scorciatoia come un Wormhole significa anche viaggiare nel tempo: per questo i due ragazzi riescono a vedere delle versioni più giovani di se stessi mentre ancora si trovano nel passaggio spazio-temporale (chi ha detto: “Interstelar“?) e a raggiungere non solo l’Universo A, ma anche un determinato punto nel suo passato, il momento chiave che ha dato origine a tutto ciò che è avvenuto, avviene e avverrà negli Universi B e C: l’origine.

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