Chi fra di voi mi conosce sa già perfettamente quanto profondo sia il mio amore per questa straordinaria serie, e proprio per questo motivo le mie aspettative riguardo questa ultima stagione erano molto alte, viste anche le premesse assolutamente eccezionali e del tutto fuori dal comune rappresentate nelle prime due stagioni.

Dal punto di vista strettamente strutturale, Dark è quanto di più complesso sia mai stato concepito in una serie televisiva, e per questo perdere il controllo di una trama così fitta e contorta sarebbe stato incredibilmente semplice.

Proprio per via dell’incredibile complessità di intrecci e rapporti umani fra i personaggi che danno vita a questo prodotto culturale di indubbio valore, ho pensato che un recap di ciò che è avvenuto finora potrebbe essere utile.

Per questo, vi consiglio caldamente di rivedere le prime due stagioni di Dark prima di iniziare a visionare la terza. Inoltre, per una visione d’insieme più completa, qui di seguito trovate una serie di articoli scritti sempre da me su Dark, ai quali si aggiungono questa recensione e un articolo speciale di approfondimento dedicato agli sviluppi della terza e ultima stagione, argomenti di cui naturalmente non posso parlare liberamente in questa sede per evitare qualsiasi tipo di spoiler:

Tenete bene a mente ciò che già conoscete. Dimenticate ciò che già conoscete. Scoprite il principio di tutto. Scoprite la fine di tutto. Ciò che conosciamo è una goccia. Ciò che non conosciamo è un oceano. L’Apocalisse è alle porte. L’Apocalisse è già avvenuta. Tutto è collegato.

Come probabilmente già sapranno alcuni di voi, Dark è stata eletta la serie originale Netflix migliore, il che mi trova già perfettamente d’accordo, ma mi spingerò oltre: dopo aver avuto il grandissimo privilegio di visionare l’intera terza stagione in anteprima, posso affermare tranquillamente che, a prescindere dai propri gusti personali, il lavoro immenso e la passione smisurata profusi nella realizzazione di Dark hanno dato origine a quella che per me senza alcuna ombra di dubbio è la serie televisiva migliore e più stupefacente di sempre.

Se le prime due stagioni di Dark vi sono sembrate complesse, preparatevi per la terza, che include al suo interno un ammontare di informazioni e intrecci tali da far sembrare le prime due lineari, e se pensate che questa sia una critica, vi assicuro che non è così: la maestria con cui l’ultracomplessa trama di Dark è stata concepita e infine dipanata è qualcosa di stupefacente e audace oltre ogni dire.

Come anche nelle prime stagioni, non sempre Dark vi guiderà per mano nella comprensione di quanto avviene al suo interno, tuttavia potrete facilmente capire quando starete per vedere un salto nel tempo o fra gli Universi grazie a due segnali che li preannunciano:

  • Viaggio nel tempo: come nelle prime due stagioni, sarà indicato da un singolo ticchettio di lancette dell’orologio, lo strumento con il quale il tempo stesso viene misurato.
  • Viaggio fra gli Universi: la novità di questa stagione finale viene anticipato da un suono legato a una particolare dissolvenza delle immagini.

ALL YOU NEED IS TIME

 

Noi siamo convinti che il tempo sia qualcosa di lineare“: questa è la prima frase pronunciata da una voce fuori campo (scopriremo in seguito che a pronunciarla è l’orologiaio H.G. Tannhaus) nella primissima puntata di Dark che già ci fa intuire una delle tematiche chiave dell’intera serie: la circolarità.

Il tempo in Dark non è una linea retta che va dal passato al presente al futuro, o perlomeno non solo: il tempo è circolare, il che significa che non esiste un vero e proprio punto di inizio, né di fine, proprio come in una circonferenza, poiché tutto è indissolubilmente collegato, trascendendo il tempo stesso.

Come si era già evinto nelle scene finali dell’ultima puntata della seconda stagione, l’universo mostrato fino a quel momento non è l’unico esistente.

Ma quanti universi paralleli esistono? Sono sempre esistiti, o uno di essi si è originato dall’altro a causa dell’Apocalisse? Come può essere possibile viaggiare da un Universo all’altro, come ha fatto Martha quando ha deciso di salvare la vita di Jonas alla fine della seconda stagione? Se il passato è immutabile (secondo il Principio di Autoconsistenza di Novikov, teoria scientifica su cui si basa in gran parte Dark), come può avvenire nell’Universo di Jonas qualcosa che sembra spezzare questo circolo vizioso (l’arrivo dell’altra Martha)? Se in una circonferenza non esiste un punto di origine, come potrebbe essere possibile interrompere il loop eterno? L’inizio (che coincide con la fine) del fatidico Terzo e ultimo Ciclo può essere trovato? In qualche modo è possibile interrompere il ripetersi infinito dei tanti loop temporali in cui sono eternamente intrappolati gli abitanti di Winden?

Tutto ciò che sapete è soltanto una goccia, ma ciò che ancora non sapete è un oceano, ma la stagione conclusiva di Dark provvederà a dare una risposta esaustiva a ognuna di queste domande, e ognuna di esse saprà certamente stupirvi.

Per quanto già incredibilmente complessa, la struttura e le fondamenta su cui si basa il concetto di spazio-tempo mostrato nelle prime due stagioni non è sufficiente a fornire delle risposte ai quesiti di cui sopra, per cui era necessario esplicare ed espandere le teorie scientifiche e fantascientifiche sui viaggi nel tempo, per spiegare quelli che in questa stagione divengono anche viaggi fra Universi paralleli.

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KISS ME GOODBYE. FOR NEITHER EVER, NOR EVER GOODBYE. GOODBYE…

Volendo semplificare al massimo, Dark ha due finali possibili: il loop può interrompersi o continuare ad esistere in eterno. Qualunque sia la scelta effettuata dai creatori di Dark Baran Bo Odar e Jantje Friese, non è questo il solo elemento da dover prendere in considerazione per stabilire il valore di una scelta narrativa: oltre a cosa succederà dovreste chiedervi anche COME succederà.

Se l’intuizione del finale più giusto può essere buona, in realtà ciò che conta è anche il modo in cui si arriverà alla conclusione, se non si vuole rischiare di vanificare tutto quanto sia stato realizzato nelle prime due stagioni. Ma non temete: non resterete delusi.

CONCLUSIONI

La terza e ultima stagione di Dark è la summa di quanto visto nelle prime due, arricchita ulteriormente da tutta una serie di nuovi personaggi, intrecci e interazioni fra i protagonisti stessi e fra i loro rispettivi Universi di appartenenza.

L’atmosfera opprimente, i colori poco saturati e che vertono principalmente verso le tonalità fredde, una caratterizzazione dei personaggi profondissima e riuscitissima grazie al lavoro di sceneggiatori, registi e attori, i drammi e i conflitti interiori e un finale sconvolgente fanno di Dark una serie originalissima, coraggiosa e assolutamente unica nel suo genere, oltre che una lezione su come si possano scrivere storie ultracomplesse incentrate sui viaggi nel tempo e fra Universi paralleli senza perdere il controllo della narrazione e senza incongruenze.

Se cercate una serie TV mai vista prima, se amate i viaggi nel tempo come me (tutta colpa/merito di Ritorno al Futuro), se amate esplorare i meandri delle leggi della fisica che regolano lo scorrere del tempo e i viaggi in un multiverso, se cercate una serie ricca di eventi e personaggi profondi, Dark è ciò che stavate cercando.

Non lasciatevi scoraggiare dopo pochi episodi, ma date fiducia a questa produzione: sono certa che non ve ne pentirete. Non esiste al momento nulla che sia anche solo vagamente paragonabile a questa rivoluzionaria opera che merita già un posto d’onore nella storia delle serie televisive, una storia che Dark ha rivoluzionato e sconvolto in sole tre stagioni.

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6 Commenti

  1. SI, d’accordo e’ avvincente, ma come la mettiamo con il paradosso temporale? (Due corpi nello stesso spazio,che contraďdistingue tutti i romanzi di viaggi temporali,é fisicamente impossibili!

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