Nell’oscurità riempita dai bassi di una musica che impedisce quasi di pensare, un night club diventa il luogo in cui si intrecciano le vite di due assassini, una stripper, una teenager incinta, un clan di vampiri e una sadica dominatrice.

Con il suo stile sensuale e pop-punk, la fumettista spagnola dalle forti influenze manga racconta una notte indimenticabile e tarantiniana nel suo esordio per l’etichetta USA Black Mask!

La nuova opera di Maria Llovet è un classico esempio di silent comic (anche se non totalmente, a dire il vero, dato che alcune vignette sono presenti, ma in misura infinitesimale rispetto all’opera completa), ovvero un fumetto che non basa la sua narrazione sulle parole che leggiamo nelle vignette, bensì sulle immagini e la loro forza espressiva.

Forza che però è coadiuvata soprattutto dalle onomatopee dei suoni, che, forse, ormai siamo troppo abituati a vedere e leggere distrattamente, quando in realtà fumetti come questo ci ricordano la loro grande importanza.

Una importanza coinvolgente, che accompagna anche noi in questo viaggio nel night club dove si incrociano le vite di molti personaggi, tratteggiati con poche pennellate, ma comunque realistici nelle loro esperienze di vita: abbiamo la coppia che non riesce a dimenticare il proprio ultimo incontro sessuale, abbiamo dei “vampiri” che hanno gusti particolari per trascorrere le serate e abbiamo un perverso che non riesce a trattenere i suoi bassi istinti.

Tutti questi personaggi, contemporaneamente, vivono il night club in una sera come tante altre in un susseguirsi di eventi che conducono al cliffhanger finale.

Fare un silent comic in realtà è più difficile di quanto sembri, in quanto l’autore si priva di una carta che facilita in maniera incredibile il suo lavoro: la parola.

Grazie ad essa, infatti, è possibile guidare il lettore attraverso la trama e condurlo per mano per tutto il volume; senza di essa, invece, è necessario riuscire ad indicare il percorso solo attraverso le immagini; cosa che, a dire il vero, non è molto semplice e, se avete letto molti fumetti, avrete spesso sperimentato che senza leggere le vignette molte volte non avreste capito le azioni dei personaggi.

Per fortuna Maria Llovet si dimostra all’altezza del compito (e del rischio) che si è volontariamente assunta: le onomatopee dei suoni ci fanno capire l’ambiente in cui ci troviamo e le azioni e i sentimenti dei personaggi; quando invece la musica ci lascia e ci addentriamo nelle altre stanze del locale, saranno altri suoni a mostrarci la via, che siano i gemiti di un rapporto sessuale o i fischi delle pallottole.

Tutto questo si coniuga con uno stile che si richiama per molti aspetti all’estetica manga, anche se rielaborata in una maniera molto personale e oserei quasi dire “sexy”. E sicuramente la narrazione si giova di una costruzione delle tavole che ha molto dell’arte cinematografica (per questo possiamo definire questo fumetto “tarantiniano”), come si può vedere dalla tendenza di costruire il formato delle vignette in orizzontale, caratteristica che avevamo già potuto apprezzare in una precedente opera dell’autrice, ovvero Heartbeat (sempre pubblicato da Edizioni BD nel nostro Paese).

Recuperate Loud

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