Dopo la frattura con Konami che è costata la perdita di Silent Hills, Hideo Kojima ha fondato la sua Kojima Productions, il cui primissimo videogioco pubblicato è proprio Death Stranding.

Grazie alla possibilità di programmare questo videogioco a suo piacimento senza dover dare conto a una casa di produzione esterna e ai suoi azionisti, Kojima ha avuto la libertà più totale per potersi esprimere esattamente come voleva, assumendosi tutti i rischi di una simile scelta. E i rischi ci sono eccome.

Sembra infatti quantomeno bizzarro che un titolo come Death Stranding, che nelle intenzioni del suo autore dovrebbe spingere i giocatori ad apprezzare l’unione e la collaborazione reciproci, sia in realtà un titolo che divide critica e giocatori stessi.

Da una parte, ci sono coloro che lo ritengono un capolavoro assoluto dell’arte videoludica senza “se” e senza “ma”, dall’altra abbiamo i sostenitori della tesi che non sia nulla di più di un simulatore di corriere espresso.

Ma Death Stranding è un’opera che non si può ridurre a questi due soli schieramenti perché non esistono solo il bianco e il nero.

DREAM THEATER

L’amore di Hideo Kojima per il cinema è noto agli appassionati di videogiochi, anche a quelli che non conoscono la sua saga più celebre, quella di Metal Gear Solid, e con Death Stranding questo visionario autore ha voluto renderlo ancora più esplicito: i lunghi, meravigliosi ed esaustivi filmati hanno spesso un taglio cinematografico, con l’utilizzo di tecniche tipiche del cinema come i piano sequenza, che consistono nel riprendere le scene con una sola, lunga inquadratura, senza, quindi, che ci siano stacchi durante il montaggio.

Ma, come già certamente saprete, Kojima si è avvalso della collaborazione di attori e registi professionisti per il suo Death Stranding:

  • Norman Reedus: celebre per il suo ruolo di Daryl Dixon in The Walking Dead, sarebbe stato il protagonista di Silent Hills, ma in Death Stranding veste comunque i panni del protagonista, Sam;
  • Mads Mikkelsen: l’attore di Valhalla Rising, protagonista della serie Hannibal e Le Chiffre in 007: Casino Royale è un veterano di guerra, e il fatto che questo personaggi lacrimi dal solo occhio sinistro è un chiaro riferimento proprio a Le Chiffre;
  • Léa Seydoux: Fragile in Death Stranding, è stata, per restare in tema 007, anche la Bond Girl di Spectre, e ha vinto la Palma d’Oro a Cannes per La vita di Adele;
  • Lindsay Wagner: la Bridget del gioco divenne celebre negli anni ’70 con la serie televisiva La Donna Bionica, ruolo grazie al quale vinse un Emmy Award nel 1976;
  • Troy Baker: questo eccezionale attore e doppiatore, che in Death Stranding veste i panni di Higgs Monaghan, è molto ben conosciuto agli amanti dei videogiochi per aver prestato volto e voce a personaggi come Snow in Final Fantasy XIII e a Delsin Rowe, protagonista di InFamous: Second Son, e anche per aver fatto parte della band di Akira Yamaoka, storico compositore delle colonne sonore della serie Silent Hill.

A ulteriore dimostrazione del suo amore per il cinema, Hideo Kojima ha affidato i ruoli di due personaggi a due registi, che hanno partecipato come ospiti al progetto:

  • Guillermo del Toro: è Deadman nel gioco ed è anche il regista dei primi due film di Hellboy, Mimic, Blade II, Il Labirinto del Fauno, Pacific Rim e La Forma dell’Acqua; anche lui, come Reedus, avrebbe collaborato con Kojima nel defunto progetto Silent Hills;
  • Nicolas Winding Refn: l’Heartman di Death Stranding ha diretto film come The Neon Demon, la serie filmica Pusher, Valhalla Rising, di cui protagonista è, come detto in precedenza, Mads Mikkelsen, e Drive.

TOGETHER WE STAND, DIVIDED WE FALL

Sam Porter Bridges è un corriere, ed è dannatamente bravo, come si evince già dal suo nome, la cui traduzione in italiano è “Facchino Ponti” (lo so, suona malissimo, ecco perché non è sempre una buona idea tradurre nomi e cognomi di personaggi fittizi). Il suo scopo sarà quello di riconnettere fra di loro le diverse città dei dissolti Stati Uniti d’America, che ormai vivono isolate, per poter salvare il mondo dal Death Stranding, fenomeno che in questa versione futuristica della nostra Terra fa riferimento allo spiaggiamento delle balene.

Parlerò brevemente in seguito della struttura della trama di questo titolo, per cui per ora soffermiamoci un attimo sul punto più controverso e aspramente criticato di Death Stranding: il gameplay.

È vero che nella maggior parte delle missioni vi verrà richiesto di consegnare dei carichi da un punto A a un punto B? Sì. Il gameplay si riduce solo a questo? No.

Man mano che proseguirete nella vostra straniante avventura insieme a Sam, potrete arricchire questo gameplay all’apparenza molto scarno con una serie di elementi: potrete infatti costruire e potenziare mezzi di trasporto, ponti, scale, strade, chiodi e corde per le arrampicate, armi e diversi pezzi di equipaggiamento, tutti fattori che miglioreranno non poco la vita di Sam e la vostra esperienza di gioco.

Un problema però sono senza dubbio i menu: certo, una volta presa dimestichezza con gli stessi non avrete grossi problemi, ma all’inizio la loro complessità, unita ai caratteri davvero molto piccoli con cui sono scritte le mille informazioni a schermo, potrebbero mandarvi in confusione.

Ma c’è un altro dettaglio davvero molto interessante: se giocherete online, cosa che vi consiglio caldamente di fare, anche perché non è richiesto un abbonamento attivo a PlayStation Plus per accedere alle numerose funzionalità online di Death Stranding, una volta ricollegata ogni singola zona avrete accesso alle strutture costruite dagli altri giocatori, sfruttando così un sistema di gioco di tipo multiplayer asincrono, poiché non interagirete direttamente con gli altri corrieri.

Grazie a questa opzione, dunque, il level design sarà differente per ogni singolo giocatore e in continua evoluzione, e viene influenzato direttamente dalle strutture dei vostri compagni e colleghi corrieri, in perfetta sintonia con il messaggio unificatore di Hideo Kojima.

Se durante le prime ore di gioco penserete che tutto sommato il gameplay è monotono, date ancora un po’ di tempo a Death Stranding per dimostrarvi che c’è qualcosa di più oltre alle consegne nella vita di Sam.

L’ALBERO DELLA VITA

Una analogia che mi viene in mente è fra Death Stranding e un albero: entrambi sono strutture unitarie formate dall’unione di molteplici elementi, ognuno dotato delle proprie caratteristiche e all’apparenza separati, che però coesistono per confluire in un insieme derivante unitario e coerente.

Per comprendere al meglio la struttura di questo mondo, vi consiglio di leggere anche email e interviste che sbloccherete durante il corso del gioco: non solo troverete molte informazioni sui personaggi e gli eventi narrati, ma potrete anche apprezzare il grande lavoro di ricerca di Hideo Kojima, che è riuscito in maniera molto affascinante a unire informazioni storiche e scientifiche del mondo reale con quelle partorite dalla sua mente per creare un insieme e una storia coerenti.

Tante vite si intrecciano e si separano in Death Stranding in una struttura narrativa a dir poco sbalorditiva che dà il meglio dopo le prime10-20 ore di gioco: già, perché Death Stranding è un gioco dalla durata davvero estesa (circa 40 ore se teniamo in considerazione soltanto le missioni principali) e che nei tratti salienti potrà tenervi letteralmente incollati allo schermo.

CONCLUSIONI

Death Stranding è una esperienza di gioco sperimentale, particolare e se volete anche azzardata, un esperimento dettato dalla libertà più assoluta del suo autore. La sua struttura narrativa, che agli inizi potrebbe sembrare piuttosto semplice, si ramifica nelle fasi centrale e finale della narrazione dando tutte le risposte alle domande poste in precedenza in maniera coerente, esaustiva e affascinante, rivelando una storia ricchissima di colpi di scena e di scelte narrative davvero audaci che contribuiscono a creare intrecci appassionanti, commoventi e a tratti anche molto cupi (vi basti pensare anche solo ai BB, i Bridge Baby, piccoli esseri umani utilizzati come strumenti per un fine che naturalmente non vi svelerò).

La grande forza di Death Stranding infatti sono la sua storia e il modo in cui viene raccontata e svelata poco per volta per creare un mondo perfettamente strutturato nel quale potrete far trasportare a Sam i suoi carichi in ambientazioni mozzafiato, il tutto corredato da una colonna sonora “da viaggio” incredibilmente rilassante che vi accompagnerà nelle vostre esplorazioni di un mondo aperto nel quale, però, molto spesso vi ritroverete ad affrontare sfide anche davvero impegnative.

La possibilità, poi, di selezionare diversi livelli di difficoltà per gli scontri vi darà modo di affrontare questa avventura con un livello di sfida modificabile in qualsiasi momento in base alle vostre esigenze e ai vostri desideri.

Certo, il gameplay sarebbe potuto essere più vario, ma potrete personalizzare la vostra esperienza di gioco concentrandovi anche su altri fattori rispetto alle consegne, come la costruzione di elementi nel vostro mondo di gioco che aiuteranno anche gli altri giocatori.

Infine, il messaggio di Death Stranding di unione e condivisione è toccante e ricco di significato in un’epoca come quella in cui stiamo vivendo, in cui ai messaggi di separazione e alla costruzione di muri si contrappone nettamente un altro tipo di messaggio, che mette in risalto l’importanza delle relazioni fra esseri umani e la collaborazione reciproca.

In definitiva, quindi, Death Stranding è uno di quei titoli che dimostrano a mani basse quale potenziale abbia il medium videoludico di narrare storie affascinanti e perfettamente strutturate, che non hanno davvero nulla da invidiare ad altri media che godono di un rispetto decisamente maggiore.

Consigliato a chi ama le storie complesse e ricche di personaggi dalle tante sfaccettature e a chi ama rilassarsi facendo lunghi viaggi intervallati da scene e momenti anche molto inquietanti, in cui non mancherà certo l’azione (tuttavia, in generale vi consiglio un approccio stealth a molto sfide, se non vorrete finire dissanguati).

Non importa se lo amerete o lo detesterete: Death Stranding saprà stupirvi, in un modo o nell’altro, perché pur con tutti i suoi difetti, dal gameplay a tratti piatto ai menu di difficile consultazione ai mezzi di trasporto più pesanti che stranamente sballottolano come se fossero privi di peso e che, per questo, sono incontrollabili, in poche parole comunque Death Stranding è pura arte videoludica.

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