Come Casper negli anni Novanta ci insegna (e come ce lo dimostra Deadbeat recentemente), un uomo che muore con una questione in sospeso rimane sulla Terra sotto forma di fantasma, fino a quando la questione non viene risolta da esseri viventi. Ma non è solo il desiderio di completezza quello che tiene ancorato al mondo dei vivi il protagonista di Ramo di Silvia Vanni, bensì un insieme di sentimenti talmente forte da stravolgere anche i viventi: amore e senso di colpa.

Fin da subito conosciamo Altea, una ragazza che ha appena perso il suo compagno e vive il suo lutto nella loro casa. Al suo fianco, invisibile e impalpabile, la osserva Omar, che ora è il riflesso di se stesso («Potete quindi chiamarmi Ramo»). Omar è morto ed è stata la causa della morte del fidanzato di Altea: il rimorso e il senso di colpa lo accompagno verso l’inizio del viaggio per l’aldilà, non prima di aver aiutato quella ragazza, per la quale prova il famoso sentimento con la A maiuscola. Tra i ricordi di Omar quando lavorava come pianista in un piano bar e quelli di Altea e la sua vita coniugale dalle tinte fosche, i due riescono a trovare la forza per riscrivere un futuro che sembra ormai già scritto e costruito.

Silvia Vanni (Fantafumino per i fan dei suoi webcomic) non è nuova alle pagine di MangaForever: in passato abbiamo parlato del suo delizioso one-shot su Wilder, dal quale si è evoluta in modo notevole. Già vincitrice del contest Lucca Project nel 2013, l’autrice approda in Bao Publishing in maniera abbastanza brutale ma carezzevole, come una mano che ti coccola mentre davanti a te il mondo si autodistrugge. Il concetto di morte si mostra fin da subito in maniera palese, senza troppi mezzi termini. Il fantasma di Omar – Ramo cerca la compagnia di Altea, la donna da lui amata e la causa del motivo per il quale è ancora sulla Terra con le sembianze di un fantasma. Il contrasto con un’atmosfera che sa di zucchero, the e maglioni di lana è capace di tenere il cuore del lettore avvolto in una morsa non troppo stretta, lunga fino all’ultima tavola. Solo alla fine del graphic novel si può finalmente riprendere a respirare. Non senza chiudere il cartonato con una piccola lacrima sul viso…

Vanni ha l’abilità di costruire scene che si raccontano da sole in un colpo d’occhio. Non si ha neanche il tempo di girare pagina che la storia salta agli occhi con dolce violenza, chiedendo al lettore di essere subito letta per immagini prima ancora che per parole. L’impostazione delle vignette è prettamente cinematografica, ma al tempo stesso sfrutta tutti gli spazi della tavola (o anche delle tavole) per definire una narrazione a fumetti armoniosa, romantica e amara al tempo stesso. Non solo: le linee morbide e “fluffy”, che si intervallano con flashback dalle linee ancora più “fluffy”, sottolineano ancora di più la parte drammatica della storia, suscitando la speranza di un happy hending per i due protagonisti. Ospite speciale: la gattina Rugola, che incarna a regola d’arte il ruolo dell’aiutante e che riesce, dopo molti tentativi “da gatta”, a unire e riunire ciò che vita e morte lasciano separati.

 

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IN BREVE
Storia
7.8
Disegni
8
Colori
8
Cura Editoriale
8
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Fumetti, parmigiana e whiskey mi rendono felice dal 1988. L'unione di immagini e parole è il medium che preferisco.

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