Go Nagai Robot

Come ho scritto in diverse occasioni, la collana Marvel Legends mi suscita molte perplessità. Propone albi singoli che hanno avuto un’importanza storica per la Casa delle Idee, corredati da una placca metallizzata da collezione che raffigura le copertine originali. Si tratta di un’iniziativa che si rivolge al lettore occasionale o a coloro che intendono avvicinarsi al Marvel Universe. Tuttavia, gli episodi in questione sono spesso parte di lunghe e complesse story-line e leggerli singolarmente, secondo me, non contribuisce a valorizzarli.

Go Nagai Robot

Il discorso vale in particolare per il quarto numero di Marvels, acclamato capolavoro di Kurt Busiek e Alex Ross. Usare il termine ‘capolavoro’ non è esagerato e alla sua uscita ottenne il plauso unanime del pubblico e della critica. Andrebbe quindi letto nella sua interezza e non è giusto concentrarsi solo sul capitolo conclusivo.

L’idea di fondo di Kurt Busiek era quella di celebrare l’Universo Marvel, rievocandone i momenti più salienti. Si rese, però, conto di una cosa: la stragrande maggioranza delle storie dei supereroi, infatti, erano sempre state raccontate dal punto di vista privilegiato del supereroe. Busiek decise, quindi, di narrare le vicende di Marvels dalla prospettiva di un uomo normale, Phil Sheldon, un fotografo che lavora per il Daily Bugle.

Con Marvels, quindi, Busiek cerca di rispondere a queste domande: come appaiono i supereroi a una persona qualsiasi? Come vengono considerati dall’uomo della strada? Sono reputati esseri invincibili, alla stregua di divinità onnipotenti, o prepotenti che usano il loro potere e così facendo, implicitamente, creano un senso di inferiorità nell’uomo medio? Appaiono eroici o minacciosi?

Le risposte sono quasi ovvie. Sheldon per primo prova da un lato stupore e ammirazione nei confronti dei Fantastici Quattro, dei Vendicatori e degli altri giustizieri in calzamaglia; ma ne è anche intimidito e si sente a loro inferiore.

Questa interpretazione realista e revisionista del supereroe è senz’altro incisiva. Marvels, inoltre, cerca di dare una risposta a un ulteriore quesito: come apparirebbero i supereroi se esistessero veramente (va tenuto presente che l’opera uscì prima dell’avvento dei cinecomics)? A ciò risponde lo straordinario illustratore Alex Ross che dipinge in chiave iperrealista le situazioni raccontate da Busiek. In pratica, mima l’effetto delle fotografie e nella sua versione Capitan America, l’Uomo Ragno, Thor e così via appaiono reali. E’ evidente in questo quarto albo in cui ci si concentra sugli eventi accaduti negli anni settanta.

Busiek e Ross, tra le altre cose, raccontano la tragica morte di Gwen Stacy per mano del folle Goblin. In pratica, si occupano di uno degli avvenimenti più importanti di Amazing Spider-Man. Dal momento che però Marvels ha un’impostazione realistica ed è visto dall’ottica di Phil Sheldon, tutto sembra diverso. Gwen appare fugacemente e non viene approfondita, considerando che nel Marvel Universe, agli occhi della collettività, è solo una ragazzina sconosciuta e la sua importanza è un fatto oggettivo solo per Peter Parker.

L’effetto è straniante, ma coinvolgente. Busiek scrive testi intensi e profondi e Ross realizza tavole spettacolari. Si ha davvero la sensazione di assistere a un evento autentico con Gwen che cade dal ponte e l’Uomo Ragno e Goblin che risultano sconvolgenti ed inquietanti proprio perché ‘reali’. L’albo in sé è davvero di grande valore ma, come scrivevo in principio, Marvel Legends ha il difetto di proporre solo singoli capitoli di opere più articolate.

Di conseguenza, è preferibile recuperare Marvels nella sua interezza e scoprire così una vera e propria pietra miliare del fumetto americano. Questa uscita include, comunque, un’interessante sezione di materiale extra.

1 commento

  1. Salve, ma avete notato che la placca di metallo riproduce la cover di Marvels 0 e non quella di Marvels 4? Almeno la mia copia è così

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