Quando si parla di uno dei mostri sacri (è proprio il caso di dirlo) della storia videoludica bisogna sempre andarci con i piedi di piombo. Ma in questo caso l’unico piombo che vedremo sarà quello in uscita dalle nostre bocche di fuoco.

Doom I, Doom II e Doom III, come sanno anche i muri, sono videogames di genere sparatutto in prima persona, ripubblicati da Bethesda e rilasciati per Nintendo Switch, PlayStation 4, Xbox One, PC, con l’aggiornamento delle vecchie versioni su Steam, Android e iOS, ma solo per i primi due capitoli, il 29 luglio 2019. Il tutto con una manovra di marketing davvero a sorpresa che ha lasciato spiazzati quasi tutti gli addetti ai lavori e non.

Sulla trama del gioco si può tranquillamente sorvolare in quanto è rimasta sostanzialmente invariata rispetto ai titoli originali, fatta eccezione per le seguenti aggiunte:

  • Doom:
    – Espansione Episodio IV: The Flesh Consumed, 9 livelli aggiuntivi;
    – Deathmatch in locale per 4 giocatori;
    – Co-op in locale per 4 giocatori;
  • Doom II:
    – Raccolta The Masters Levels, 20 livelli aggiuntivi realizzati dalla community;
    – Deathmatch in locale per 4 giocatori;
    – Co-op in locale per 4 giocatori;
  • Doom III include:
    – Espansione Resurrection of Evil;
    – Espansione The Lost Missions;

Dal punto di vista del gameplay invece, ci ritroveremo a giocare i primi due Doom senza i classici tasti WASD, ma usando invece gli analogici e il grilletto posteriore per sparare. Il passaggio dal vecchio al nuovo sistema di comandi lascia un po’ spiazzati inizialmente, anche perché non si ha il tasto per effettuare lo scivolamento laterale ed evitare i proiettili nemici; o anche quando si prova a colpire un nemico su un piano rialzato muovendo la levetta verso l’alto, dovendo invece prendere la traiettoria giusta ed aspettare che la mira si agganci sull’avversario da sola.

Ma a parte questi piccoli effetti collaterali, rigiocare i primi due classici Doom è senza dubbio un’esperienza da provare, per ritrovare le mappe labirintiche dove far fuori orde di nemici e mostri.

Per quanto riguarda invece il terzo capito, che è molto più vicino agli standard di gioco odierni, dobbiamo ammettere che l’aspetto marcatamente survival horror di questo episodio, che si districa in atmosfere claustrofobiche e molto meno action, ci ha catturato come non ricordavamo avesse fatto anni or sono quando uscì il titolo originale. Inoltre la versione di Doom III che è stata ripubblicata da Bethesda è quella che consentiva di impugnare sia l’arma che la torcia, nell’eventualità che qualcuno avesse paura del buio o non avesse un buon rapporto con i jump scare.

Per quanto riguarda la colonna sonora del gioco dobbiamo dire che è stata ricampionata in maniera ottima, sia per i primi due capitoli che per il terzo. D’altronde la musica di sottofondo nella serie Doom serviva principalmente a rendere ancor più frenetico un gioco che è già una scheggia negli occhi visivamente parlando.

In definitiva questa fantastica trilogia di Doom presa con venti euro è un vero e proprio affare che ci catapulterà, per molti di noi millenials, alla nostra infanzia e alle prime esperienze videoludiche dei fantastici anni ’90. Tutto questo pregustando già l’uscita del prossimo capitolo, Doom Eternal, che sarà disponibile a partire dal 22 novembre 2019.

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