Insomma, signora mia, le stagioni vanno e vengono, a volte lentamente a volte troppo velocemente… ma non così velocemente come quelle che Londra sta subendo negli ultimi numeri di Dylan Dog. L’inverno sta arrivando, si tratta di poche ore di differenza dall’estate: il corpo non si abitua, passa da una stagione all’altra mentre percorre la strada per tornare a casa.

Ma le stagioni sballate non disturbano solo le persone: trovare anche una semplice mozzarella fresca è diventata una “mission impossible”, che ti spinge a fare ciò che razionalmente non faresti mai, come rubare o far prevalere il tuo istinto sulla ragione. E anche Dylan ci casca dentro, nel cercare di mandare avanti la propria vita fin quanto possibile. Il nostro eroe rosso-nero, aiutato dal quasi onnipresente Groucho, inizierà a curiosare cosa succede durante l’inverno, in seguito a un coprifuoco imposto da Scotland Yard. Alla polizia londinese, infatti, sono arrivate molte denunce di sparizioni di cittadini nella neve, tant’è che appena sta per arrivare l’inverno, tutti corrono nelle loro case, per evitare che la fitta coltre bianca li trasporti verso un ignoto più terrificante dell’inferno. Una donna “bussa” alla porta dell’indagatore (o meglio, vi sviene davanti) mentre era alla ricerca di sua figlia, sparita nell’Inverno: ora tocca a Dylan cercare di sopravvivere lucidamente alle stagioni, ritrovandosi di fronte all’eterno dualismo della vita, tra l’amore e la follia che ne consegue.

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Le donne e le loro storie, raccontate dalla Barbato, sono estremamente romantiche e impossibili da raggiungere, nonostante i mille sforzi per conciliare le differenze di “stile di vita”. Come in un moderno Ladyhawke preapocalittico, Dylan e la sua amata Annabeth vivono due spazi della giornata diversi: la notte e il giorno diventano estate e inverno, le parole d’amore si trasformano in mugugni di follia e la ragione cede il passo alla pazzia. Si sviluppano dei micro-cosmi regolati dalle stagioni: alla bellezza della primavera segue la rabbia e il nervosismo, tipici del caldo estivo, per poi cadere in un vortice di tristezza autunnale che porta a un Inverno senza sole e senza scampo. Con i disegni di Marco Nizzoli, la sofferenza della separazione e il romanticismo sono amplificati notevolmente, facendo scendere una lacrima triste verso la fine dell’incubo. La bravura del disegnatore si nota maggiormente nelle espressioni dei volti, regalando un livello in più alla narrazione della Barbato, accompagnandoci verso la tragedia verso la fine dell’albo.

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Ma non è solo della storia della Barbato che dobbiamo meravigliarci e sorprenderci: il filo rosso che lega tutte le storie della saga della Meteora si sta per sbrogliare molto in fretta, mettendo in campo un’alleanza tra Groucho e un nemico di Dylan, di cui già si subodorava qualcosa nei numeri precedenti. Il terzo fratello dei Marx si rivela essere più protagonista che comprimario, puntando i riflettori fuori dal personaggio che da il titolo alla testata.

La copertina dell’inossidabile Cavenago scioglie i cuori dei lettori, come un punto di calore in mezzo al gelo dei sentimenti dei londinesi, in seguito alla tragedia che sta incombendo come una spada di Damocle. Tranquilli, servi della Regina: tra sei numeri sarà tutto finito.

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