Nelle Pieghe del Tempo di Ava DuVernay | Recensione

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Il film è attualmente in programmazione nelle sale italiane.

C’è chi arrivando dal cinema indipendente riesce ad entrare nel meccanismo dei blockbuster hollywoodiani e finisce con lo sfornare una delle maggiori hit della storia del cinema (Ryan Coogler con Black Panther) e poi c’è chi non è ancora evidentemente pronto per gestire film con mezzi e budget altissimi e obiettivi (di riscontro economico soprattutto) ancora più grandi.

E’ il caso purtroppo di Ava DuVernay e il suo Nelle Pieghe del Tempo, nuovo live-action Disney basato sull’omonimo romanzo fantasy per ragazzi scritto nel agli inizi degli anni ’60 da Madeleine L’Engle: dopo tanti documentari e il bel trittico sulla vita degli afroamericani negli States composto da I Will Follow, Middle of Nowhere e Selma (il film che ha portato alla ribalta la regista di Long Beach) la DuVernay dimostra di non essere ancora in grado di gestire cast così ampi, composti da così tante star, e soprattutto budget così importanti (il film è costato 100 milioni di dollari: Selma fu realizzato con 20 milioni, Middle of Nowhere addirittura con appena 200 mila dollari). Un insuccesso di critica e pubblico (il film ha incassato davvero poco, recuperando appena i costi di produzione) che getta una lunga e fittissima ombra sul futuro mainstream della DuVernay, che qualche mese fa fu annunciata come regista di uno dei prossimi film del DC Extended Universe, I Nuovi Dei (ennesima dimostrazione che in casa DC continua a non andarne bene neanche una).

Alexander Murry (Chris Pine), rinomato astrologo e padre di Meg, scompare. La ragazzina, insieme al fratello minore e il compagno di classe Calvin, farà la conoscenza di tre guide ancestrali: la signora Quale (Oprah Winfrey), la signora Cosè (Reese Witherspoon) e la signora Chi (Mindy Kaling). Guidatati da queste tre coloratissime donne, Meg e l’amico Calvin inizieranno una mirabolante avventura attraverso le pieghe del tempo per riuscire a trovare il padre della ragazza e contemporaneamente sventare una pericolosa minaccia che rischia di spazzare via l’universo.

E’ davvero difficile immaginare che dietro la sceneggiatura di questo film davvero poco riuscito ci sia quella stessa Jennifer Lee che ci ha regalato perle dell’animazione come Ralph Spaccatutto (come sceneggiatrice), Frozen (come sceneggiatrice e regista) e Zootropolis (ancora come sceneggiatrice). Il grande problema di Nelle Pieghe del Tempo non è la melassa zuccherosa col quale è rivestito (diabetici, fate attenzione), né i mille colori dell’esagerato trucco e parrucco col quale si cerca di differenziare i personaggi (c’è da diventare ciechi), né ancora la CGI davvero scadente (con 100 milioni di budget si deve fare molto meglio di così): il vero problema del film è la sua essenza, imperdonabilmente sbagliata, di voler essere un film d’avventura senza poggiarsi sulle basi di un film d’avventura, ovvero il pericolo.

I protagonisti non saranno mai in pericolo, lo spettatore non sarà mai in tensione per loro, e il cuore del film (che dovrebbe essere il ritrovamento di questo padre, e quindi l’avventura attraverso l’universo e il tempo che i giovani protagonisti dovrebbero vivere per raggiungerlo) finisce con l’essere una semplicistica e stucchevole metafora sul credere in se stessi. Della quale ci si stufa subito.

Inoltre, come già detto, la DuVernay non sembra assolutamente a suo agio nel mondo fantastico che dovrebbe creare per noi, e quando chi dovrebbe avere il controllo di uno spettacolo d’intrattenimento trasmette così tanta insicurezza il pubblico se ne accorge, l’intrattenimento finisce e lo spettacolo muore.

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